L'intervista/Dario Stefàno (Pd): «Ritorno al mio ruolo nel Pd però adesso Emiliano ci dia retta»

L'intervista/Dario Stefàno (Pd): «Ritorno al mio ruolo nel Pd però adesso Emiliano ci dia retta»
di Alessandra LUPO
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Domenica 8 Maggio 2022, 05:20 - Ultimo aggiornamento: 09:02

«Emiliano deve smettere di agire in solitaria». Dal momento della sua autosospensione dal Pd la scorsa estate, il senatore Dario Stefàno ritorna, con la spinta di Enrico Letta, a far sentire la sua voce critica all’interno del partito. Un Pd che in Puglia stenta ormai a toccare palla nella coalizione del centrosinistra dove la presidenza regionale diventa sempre più politicamente bulimica. 
Senatore Dario Stefàno, ha rimosso la sua autosospensione dal Pd dopo un confronto con il leader nazionale Enrico Letta. Che tipo di rassicurazioni ha avuto?
«Mi ero autosospeso per la difficoltà, direi impossibilità, di condividere alcune scelte politiche del Presidente della Regione, lontane anni luce dai valori del PD, facendomi interprete di un sentimento diffuso nella comunità dem pugliese. Il segretario Letta ha compreso questo disagio e mi ha espressamente chiesto di tornare a pieno titolo negli organismi del partito senza per questo rinunciare a esprimere il mio punto di vista critico, quando necessario. Con questo spirito, chiederò da subito a Michele Emiliano, che conosce bene la mia lealtà, mai venuta meno nemmeno nelle ultime elezioni regionali, di ascoltare di più il partito più rilevante della sua maggioranza, senza il quale sarebbe stato complicato, se non impossibile, guidare Bari e poi la Puglia». 
Rispetto alla Regione il partito sembra spaccato e indebolito dal crescente potere di Emiliano. Lei cosa propone?
«Senza dubbio serve un passo in avanti del Presidente. Da Primus inter pares, Emiliano deve assumere la consapevolezza che la formula dell’uomo solo al comando può solo indebolire, sino a compromettere, la sua leadership istituzionale che nessuno contesta, ma che allo stesso modo non può consentirgli di agire in solitaria, assorbendo più ruoli e creandosi il deserto intorno».
Amministrative e alleanze. Crede che la fedeltà al partito vada garantita anche quando confligge con valutazioni più ampie o personali? Crede che la “stretta” di Letta sia realmente realizzabile?
«Le prossime amministrative sono un appuntamento di una certa importanza, anche in Puglia. Normale e legittimo che il segretario nazionale del PD voglia serrare i ranghi. Sarà l’abbrivio che ci proietterà alle politiche del 2023, dove avremo la necessità di dare continuità a una proiezione europea che la destra vorrebbe irresponsabilmente tradire». 
Capitolo civismo. Da Bari a Lecce il civismo sembra in questo momento voler scalzare il Pd nella gerarchia politica. Come si protegge la legittima accoglienza delle istanze civiche dall’opportunismo politico?
«Il Pd, per sua storia, è da sempre alleato del civismo quando esprime una genuina volontà di espressione dei cittadini. Diverso è quando il civismo diventa un taxi con cui agganciare postazioni di comando. L’unica barriera protettiva, quindi, è mantenere solido il bagaglio valoriale e la visione progressista, di cui il Pd deve restare perno principale».
Crede che in Regione stia accadendo?
«Se osservo lo schema attuale la delega alla sanità, quella allo sviluppo economico, quella del turismo e, da quanto leggo dalla cronaca delle ultime ore, anche la “inconsueta” attribuzione della guida dell’urbanistica con Lacatena, sono nelle mani di ex esponenti di primo piano del centrodestra. Comprenderà che si fa fatica a rassicurare di essere all’interno del perimetro valoriale…».
Congresso PD. In tanti credono che non se ne farà nulla fino al prossimo inverno e che il commissariamento affidato a Boccia sia in qualche modo ostacolato da una serie di resistenze. Anche interne al partito. Cosa ne pensa? 

«La scelta di commissariare il partito pugliese, ma solo in ordine alle procedure congressuali, ha inevitabilmente prodotto resistenze. È una scelta a metà che di fatto lascia la guida politica nelle stesse mani di chi è stato contestato non solo per anomalie procedurali. Aver chiamato il responsabile nazionale Enti locali a questa funzione dovrebbe però garantire le migliori condizioni di agibilità, per tutti. L’attuale cronoprogramma prevede l’avvio della fase congressuale dopo le prossime amministrative, difficile però prevederne la conclusione entro l’estate». 
Ci sarà una seconda mozione alternativa a Lacarra?
«Alle condizioni date la presenza di mozioni alternative sarebbe la condizione migliore per un dibattito democratico e franco, senza che questo escluda poi di condurre, in un secondo momento, a una soluzione unitaria. Avere più posizioni in campo potrebbe restituire protagonismo al partito a cui molti hanno contestato di essere subalterno ad un civismo non sempre spontaneo, alimentato dalle ambiguità della nostra classe dirigente. Al di là dei nomi, spero che il congresso sia occasione per esprimersi in maniera chiara su temi chiave come la politica industriale, ambientale e di assetto del territorio, su cui abbiamo spesso balbettato».
Letta le ha chiesto di spendersi anche in un’ottica allargata guardando al Mezzogiorno. Cosa pensa dell’attuale destinazione dei Fondi Pnrr? 
«I dati che ho raccolto nelle recenti audizioni non sono del tutto rassicuranti per il Mezzogiorno. A fronte di un apparente 40,8 % di fondi che sembrerebbero destinati al Sud, l’analisi dei singoli ministeri rivela delle “sorprese”, con percentuali in alcuni casi vicine al 25%. Quote ingiustificabili in ragione non solo del vincolo normativo, ma degli stessi obiettivi del Piano che mira a colmare un divario territoriale non più sopportabile. Va posto rimedio con urgenza e io intendo farmi carico della responsabilità di chiedere al Governo i necessari correttivi».
Rinnovabili. Cosa pensa della poderosa mole di richieste piovute in Puglia e del contributo alla transizione ecologica da parte della nostra regione che su questa materia ha anche approvato un Odg in cui chiede di essere ascoltata dal governo?
«La Puglia è tra la prime regioni italiane produttrici di energia da fonti alternative, un primato che ci fa onore e che ci chiama alla responsabilità di continuare a crescere su questo fronte per non tradire l’appuntamento con la Storia. I territori che ambiscono alle migliori condizioni di sviluppo sono quelli che sul tema energetico sanno dimostrare lungimiranza e abbracciano una prospettiva di autonomia. Chi immagina che un parco fotovoltaico o eolico progettati con buon senso possano condizionare la crescita sbaglia terreno di confronto. È già successo con Tap, dove i “no” ideologici di allora oggi si scontrano con un dato oggettivo: la spiaggia di San Basilio è ancora la più popolata durante la stagione turistica ma le resistenze ci hanno fatto rinunciare a preziosi ristori di natura economica che ci sarebbero spettati. In questo senso, l’OdG approvato in Consiglio regionale è condivisibile perché si pone non con la logica della preclusione, ma della sfida da raccogliere. Mi colpisce l’aggettivo “poderosa” che lei ha usato nella domanda, perché non mi risulta che oggi la Puglia sia invasa dagli insediamenti per rinnovabili, semmai conserva una sua indiscutibile attrattività anche in chiave turistica». 

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