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Dal Salento a Foggia: missione "cuore" nel villaggio-ghetto

Dal Salento a Foggia: missione "cuore" nel villaggio-ghetto
di Maria Grazia FASIELLO
3 Minuti di Lettura
Martedì 26 Agosto 2014, 12:03 - Ultimo aggiornamento: 12:10
C'è una ciclofficina in cui i ragazzi aiutano i migranti a riparare le biciclette. È un mezzo fondamentale per raggiungere il luogo di lavoro, come lo era sessant'anni fa per i contadini della terra di Arneo.



Avere una bici, poi, permette di risparmiare il costo del trasporto imposto dai caporali. Le famiglie si arrangiano come possono. Le abitazioni hanno tetti fatti di giornali e cartoni. Nel villaggio esiste un'economia parallela, un ristorante, una macelleria, un supermercato finto o luoghi di ritrovo improvvisati.



«In realtà è come venire proiettati in un'altra dimensione - dice Paolo Paticchio, presidente dell'associazione Terra del Fuoco Mediterranea - come ritrovarti in un altro continente, nonostante le mappe ti collochino ancora in provincia di Foggia». Precisamente a Rignano Garganico, nel comune che dà il nome al ghetto e dove, fino al 31 agosto, settanta ragazzi - provenienti dal Salento ma anche dal resto della Puglia e da altre regioni - sono protagonisti del campo di volontariato gestito dall'associazione e dall'organizzazione guidata da padre Arcangelo Maira.



«Da anni ormai la Capitanata, pianura tra le più grandi della Penisola, è sede privilegiata della cosiddetta “industria del pomodoro”, è luogo di violazione dei più elementari diritti umani - spiega Paticchio - Centinaia di uomini provenienti dalle zone più svantaggiate del nostro pianeta (prevalentemente Centro Africa) sono costretti a lavorare nei campi in condizioni ben lontane dai minimi standard di sicurezza e umanità richiesti dalle leggi del nostro Paese, sfruttati dal caporalato locale per un compenso pressoché inesistente. Condizioni inimmaginabili per chi non ha mai visitato il ghetto».



I giovanissimi coinvolti nel campo hanno già partecipato ad un altro progetto speciale di Terra del Fuoco: il "Treno della Memoria" che raggiunge i campi di concentramento di Auschwitz e Birkenau. «Sono ragazzi e ragazze che hanno appena terminato il quinto superiore o iniziato da poco gli studi universitari. Il legame con il "Treno della Memoria" è interessante, poiché c'è una continuità forte tra queste due esperienze».



Auschwitz è l'impatto sconvolgente con il passato, Rignano permette di affondare le mani nella melma del presente. Una settimana in un villaggio di fortuna in mezzo alla civiltà, «invece di una vacanza tra le spiagge più rinomate del Salento. Questi sono ventenni che hanno scelto di fare altro nella vita e le loro attività sono innumerevoli e migliorano davvero le condizioni in cui vivono gli abitanti del ghetto».

L’esperienza, organizzata da circa 10 anni dal frate che costantemente opera nel territorio di Foggia, è strutturata seguendo due direttrici parallele: la formazione e l’azione concreta. Nelle mattinate sono, infatti, previste attività di formazione con workshop gestiti da esperti nel settore sul tema dell’immigrazione, delle politiche e dei flussi migratori che hanno interessato il Paese negli anni passati sino ad ora. Nei pomeriggi, invece, si tengono attività in loco, cioè lezioni di italiano ai migranti, attività con i bambini, aiuto in ciclofficina, allestimento di una street radio - Radio Ghetto - e animazione.



Un contributo attivo mentre si parla dello smantellamento del campo e di un protocollo etico voluto dalla Regione tramite l'assessorato alla Trasparenza e Legalità. «Minervini sta facendo un lavoro interessante, con iniziative che iniziano a migliorare la condizione delle persone e a mettere un faro su una realtà ignorata per troppo tempo. Su questo argomento non bastano le dichiarazioni di principio o gli slogan - conclude Paticchio - non vogliamo ghetti e schiavizzazioni, ma bisogna agire e capire concretamente cosa accade nelle campagne tra San Severo e Rignano, che non è molto lontano da quello che avviene nelle campagne di Nardò con la raccolta delle angurie. È un meccanismo distorto, una vera zona grigia alimentata da convenienze economiche, razzismo e disumanità».