Con le varianti, più ricoveri nella fascia d'età 40-59 anni. Galli: «Giovani a rischio»

Martedì 4 Maggio 2021

«Sarei stato un incosciente se avessi detto che c'è un'aumentata letalità e ospedalizzazione con la variante inglese, senza evidenze scientifiche. Oggi, però, queste evidenze ci sono. E a finire in ospedale sono proprio le due classi di età 40-59 anni e 20-39 anni». A lanciare l'allarme sui rischi della mutazione del virus a carico delle fasce di popolazione più giovani attraverso l'agenzia Dire è Massimo Galli, direttore di Malattie Infettive dell'ospedale Sacco di Milano.

 

I report

 

A conferma della tesi, il professore cita due studi. Quello dell'Eurosurveillance, la rivista scientifica del Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie, a cui hanno partecipato anche gli studiosi italiani dell'Istituto superiore di Sanità innanzitutto. Ma anche lo studio di Robert Challen dell'Università di Exter, pubblicato su British Medical Journal. «Entrambe ci dicono che le tre varianti, in particolare la variante del Kent, producono maggiori ricoveri nelle fasce di età più giovani della popolazione - sostiene Galli - Dalla match analysis si evince che c'è un rischio maggiore di 2.3, 3.3 e 2.2 rispettivamente per le varianti inglese, sudafricana e brasiliana. In sostanza è dalle 2 alle 3 volte più facile finire in ospedale con queste mutazioni del virus rispetto alle persone non colpite da queste varianti». Rispetto alla variante inglese, poi, il professore aggiunge la stessa sia altamente prevalente in Europa. «E i due studi, con le loro analisi di coorti differenti, evidenziano che a finire in ospedale sono proprio le due classi di età 40-59 anni e 20-39 anni - spiega Galli -Ma anche la sudafricana produce maggiori ricoveri in area medica».

 

L'appello alla prudenza


Dunque, l'appello alla prudenza da parte del primario di Malattie Infettive del Sacco: «Questo è il motivo per cui vado dicendo da diversi mesi che bisogna stare molto attenti, non perché voglia fare la Cassandra - tuona il virologo - Ma se non siamo davvero molto attenti possiamo aspettarci nelle fasce di non vaccinati un problema molto serio. Voglio, comunque, rimanere ottimista». Un ottimismo giustificabile, secondo Galli, solo con la speranza che le vaccinazioni tolgano fiato al virus nel breve termine. «Per il momento però il virus è ancora in grado di togliere il fiato a noi» ammette, tracciando un quadro che lascia spazio a pochi dubbi. «Non ho ritenuto corretto tirar fuori questi timori ma adesso dobbiamo dirlo - aggiunge il virologo - gli infetti con alcune variabili hanno un decorso peggiore e anche un tasso maggiore di letalità».
Rispetto ai comportamenti corretti da tenere alla luce di questi nuovi dati, infine, il primario va dritto al punto senza giri di parole. E prende a riferimento il caso delle migliaia di tifosi presenti domenica in Piazza Duomo a Milano per festeggiare lo scudetto all'Inter: «Questo vuol dire che non dobbiamo andare in piazza con I bandieroni, come prima cosa, e lo dico da interista di terza generazione. L'incoscienza non ha colori - sferza - e poi bisognava fare un appello alle persone, ricordando che non sarebbe stato tollerato una grande manifestazione, non è questo il momento».

Ultimo aggiornamento: 16:42 © RIPRODUZIONE RISERVATA