Covid e varianti, l'infettivologo: «Ora a Brindisi ricoverati anche giovani non vaccinati»

Covid e varianti, l'infettivologo: «Ora a Brindisi ricoverati anche giovani non vaccinati»
di Paola COLACI
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Domenica 25 Luglio 2021, 05:00 - Ultimo aggiornamento: 15:04

Anche in Puglia aumentano i contagi tra i giovani e scende l'età delle persone ricoverate in ospedale nelle aree Covid. A confermarlo è il direttore della Struttura Complessa di Malattie infettive dell’ospedale “Perrino” di Brindisi, Salvatore Minniti che ora lancia un appello alla vaccinazione. Soprattutto tra gli under 50.

Dottore Salvatore Minniti, partiamo dai numeri: al momento quanti pazienti Covid sono ricoverati in reparto?
«In questo momento abbiamo 5 pazienti ricoverati su 10 posti letto assegnati per patologie Covid. E si tratta di pazienti quasi tutti non vaccinati. Anche se abbiamo avuto in cura soggetti vaccinati. In questi casi, però, il decorso della malattia è molto più benigno. E anche il ritorno alla normalità è più agevole.
Rispetto ai mesi scorsi l’età dei ricoverati si sta abbassando?
«Senza dubbio. Rispetto alla prima ondata durante la quale abbiamo registrato tassi di mortalità elevatissimi poiché i ricoverati erano in prevalenza pazienti ultraottantenni molto fragili e portatori di gravi comorbidità, attualmente il virus colpisce i più giovani sino a 50 anni. Con alcune eccezioni per pazienti sino a 70 anni. E tutti soggetti che nella maggior parte dei casi non si sono vaccinati per scelta».
In pratica ad ammalarsi di più sono i giovani senza vaccino.
«Per rispondere prendo a riferimento il caso di Malattie infettive di Brindisi: in reparto abbiamo trattato alcuni casi molto preoccupanti di pazienti giovani. Per essere molto pratici, in due casi pazienti molto giovani hanno rischiato moltissimo. Tant’è che si è reso necessario il trasferimento a Bari». 
Si è trattato di casi di variante Delta?
«Attualmente non siamo nelle condizioni di dirlo poiché il sequenziamento è affidato al laboratorio zooprofilattico dal quale siamo in attesa di esito. Tuttavia dai report già ricevuti, i casi di variante Delta non sono mancati e non mancano nel nostro reparto».
La differenza tra pazienti vaccinati e non vaccinati si riscontra anche in termini di decorso della malattia? Il virus ha conseguenze più gravi in chi non è immunizzato?

«Certamente. I pazienti non vaccinati sono quelli che destano le maggiori preoccupazioni. Mediamente rispondono meno alle terapie e possono avere un decorso clinico più grave e con più probabilità di finire in rianimazione. Passaggio che per noi rappresenta sempre l’ultima chance. Dopo due anni di infezione ormai ci siamo fatti le ossa. Sappiamo di avere a disposizione quei due o tre farmaci che possono sicuramente aiutare. Il resto lo fa il tempo: se si riesce a superare la fase critica, il paziente pian pano recupera e si allontana dalla fascia di rischio di morte».
Tempi di ricovero: chi non è vaccinato resta di più in ospedale?
«Dipende dai soggetti. Mediamente una polmonite da Covid in un soggetto normalmente sano si tratta in 7 o 8 giorni di ricovero. La faccenda si complica in caso di comorbidità importanti. I tempi si allungano e si può arrivare a diverse settimane di ricovero».
In vista di una quarta ondata della pandemia, dunque, che ruolo può giocare la vaccinazione tra i più giovani?
«Intanto è importante chiarirlo: la quarta ondata non è una probabilità, ma è già una certezza. Entro la fine di agosto avremo un numero di infezioni giornaliere pari a quelle che si ora in registrano ora in Spagna: 25-30mila casi. Del resto la variante Delta è sino a mille volte più trasmissibile rispetto alle altre. Ciò significa che è molto più facile contrarre il virus. Ecco perché dovremmo smettere di contare il numero degli infetti e concentrarci sul numero dei malati. La vaccinazione in questa fase è determinante. Il coronavirus non scomparirà da oggi a domani, come qualcuno crede. Ma attraverso la vaccinazione potremmo omologarlo e dunque gestirlo come tutti gli altri virus e alle influenze stagionali. Ma i giovani in questo momento sono il fiammifero che accende la miccia dei contagi. Soprattutto in ambito famigliare».
Il green pass, dunque, può essere un incentivo alla vaccinazione?
«Sicuramente. E non soltanto per non restare esclusi dalla vita sociale. Ma anche e soprattutto per tornare a scuola in presenza a settembre. Del resto il fallimento della Dad ormai è stato accertato».
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