Più di cento presidi pugliesi firmano l'appello a Draghi: «Organici decimati da Omicron, in Dad fino al 31 gennaio»

Più di cento presidi pugliesi firmano l'appello a Draghi: «Organici decimati da Omicron, in Dad fino al 31 gennaio»
di Maria Claudia MINERVA
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Sabato 8 Gennaio 2022, 05:00 - Ultimo aggiornamento: 16:08

Sono più di cento i presidi pugliesi che hanno firmato la petizione indirizzata al premier Mario Draghi per chiedere di posticipare in ritorno in classe: «Troppi contagi per colpa della variante Omicron, non riusciamo a garantire la sicurezza». E così circa duemila dirigenti scolastici italiani, ma il numero è destinato a crescere, anche in Puglia, hanno firmato un appello urgente per la ripresa delle lezioni a distanza per due settimane, diretto al presidente del consiglio, al ministro dell’Istruzione Patrizio Bianchi e ai presidenti di Regioni e Province. «Da due anni - scrivono - lavoriamo incessantemente per garantire un servizio scolastico gravemente provato dalla pandemia», ma «a pochi giorni dall’inizio delle lezioni dopo la pausa natalizia stiamo assistendo con preoccupazione crescente all’escalation di assenze». Personale positivo, che non potrà prestare servizio, oppure lavoratori che hanno scelto di non vaccinarsi e che per questo sono stati sospesi, come previsto dalla legge. E poi le quarantene: pesano anche quelle nella riorganizzazione della didattica. «Si parla di numeri altissimi, mai visti prima», aggiungono i presidi. Numeri, dicono, che se sottovalutati determineranno «insolubili problemi».

Situazione allarmante

La situazione è allarmante come mai lo era stata fino ad ora. Alcune scuole, come l’Istituto Siciliani di Lecce, stanno già inviando ai genitori un modulo per l’eventuale richiesta di Dad, nel caso in cui in famiglia ci fossero positivi al virus o provvedimenti di quarantene. «Si tratta di una situazione epocale, mai sperimentata prima, rischiosa e ad oggi già prevedibile. Non è possibile non tenerne conto» scrivono nel documento inviato a Draghi. Ed è per questo che «una programmata e provvisoria sospensione delle lezioni in presenza, con l’attivazione di lezioni a distanza, per due settimane è sicuramente preferibile ad una situazione ingestibile che provocherà con certezza frammentazione, interruzione delle lezioni e scarsa efficacia formativa. Lo vogliamo sostenere con forza, decisione e con la consapevolezza di chi è responsabile in prima persona della tutela della salute e della sicurezza di migliaia di persone». Parole forti che, inevitabilmente, si scontrano con il nutrito fronte del “no” alla Dad pronunciato da tante famiglie.

Le ragioni dei dirigenti scolastici

«Ho firmato la petizione perché ci sono delle lentezze nelle comunicazioni per quanto riguarda il tracciamento dei casi, le Asl hanno grosse difficoltà, quindi i ragazzi rischiano di non avere una certezza in merito alla situazione degli altri compagni - spiega la professoressa Chiara Vantaggiato, dirigente scolastica dell’Iiss “Salvemini” di Alessano, che accoglie studenti provenienti da tutto il Capo di Leuca -. Tra l’altro c’è un problema di vaccinati e non, quindi noi dovremmo trattare in maniera diversa gli studenti ma non possediamo questi dati coperti da privacy, quindi ci sentiamo impotenti e spaventati, perché avremo tante mamme e tanti papà che non vorranno mandare i figli a scuola per precauzione. Nonostante abbiamo fatto installare dei dispositivi in ogni classe e in ogni laboratorio per purificare l’aria e nonostante tante precauzioni ci sentiamo con le mani legate. Trattare in maniera diversa i ragazzi vaccinati contro il Covid e quelli non vaccinati mi mette in imbarazzo, servono dei chiarimenti da parte del governo». Difficile poi, aggiunge la preside Vantaggiato, assicurare la continuità didattica se i docenti e il personale ha familiari contagiati a casa e per questo deve stare in quarantena. «Posticipare di qualche giorni il rientro in presenza ci darebbe la possibilità di capire bene e mettere a punto la normativa, fare delle conferenze di servizi e, soprattutto, indire un tavolo tecnico regionale sulla ripresa della scuola».
Tra i firmatari della petizione anche la dirigente dell’Istituto Commenda di Brindisi, Patrizia Carra, reggente pure del comprensivo di Mesagne. «Faccio una premessa, ho sempre cercato di evitare il più possibile il ricorso alla Dad, ma in questo momento ci troviamo in enorme difficoltà. Ci preoccupa la riapertura perché avviene in un momento di massimo contagio, noi dobbiamo comprendere sia la situazione degli alunni sia quella del personale, perché anche il personale si sta contagiando come il resto degli italiani, per cui al di là di quelle che sono le normali assenze, ora si aggiunge anche la questione contagi. Il motivo per cui ho firmato la richiesta è per avere la possibilità di poter comprendere quale sarà la situazione al nostro rientro. È vero che noi cerchiamo di scongiurare la Dad, e mi sono sempre battuta in questo senso, ma è anche vero che dobbiamo essere nelle condizioni di funzionare al meglio e che la scuola possa essere un ambiente sicuro e funzionale».

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