Rivolta contro la Dad: «Abbiamo i dati sui contagi: la scuola non è colpevole». L'epidemiologa: «Casi di depressione in aumento»

Domenica 11 Aprile 2021 di Maria Claudia MINERVA

Sono arrivati in piazza del Popolo, a Roma, accompagnati dal suono delle campanelle e sbandierando striscioni contro la Dad, per reclamare il ritorno in classe di tutti gli studenti di ogni ordine e grado. È stata una grande iniziativa, quella promossa da oltre trenta Comitati e associazioni di tutta Italia, che ha visto anche la partecipazione di una nutrita delegazione partita dalla Puglia. «In tutte le scuole le campanelle devono tornare a squillare, perché sono pronte in tutte le Regioni - ha ribadito al microfono uno dei responsabili della manifestazione -. Siamo qui in rappresentanza dei Comitati che raccolgono oltre 45mila aderenti in tutta Italia. È una vergogna che un Paese civile non sappia tutelare le persone più fragili. Un anno fa abbiamo accettato il lockdown e tutte le misure di rigore e sicurezza perché eravamo sconvolti dallo tsunami che ci aveva colpiti, ma ora è inammissibile che a distanza di un anno si sia fatto così poco. Cosa è andato storto? I nostri ragazzi hanno sprecato un anno, mentre i loro coetanei degli altri Paesi europei hanno avuto una diversa opportunità. Tutto questo perché il Paese non ha una visione del futuro».

 

In piazza la Rete nazionale


Studenti, genitori e insegnanti aderenti alla Rete Nazionale Scuola in Presenza, ieri pomeriggio, sono scesi in piazza del Popolo per chiedere con forza il rientro a scuola per tutti gli studenti, anche in zona rossa. «A poco più di due mesi dalla fine dell'anno scolastico non possiamo lasciare ancora una volta a casa milioni di studenti hanno ribadito i manifestanti . Con l'art. 2 del Decreto Legge 44 il Governo ha disposto, a partire dal 7 aprile, il rientro in classe degli studenti delle scuole dell'infanzia, delle scuole primarie e di quelli del primo anno di scuola secondaria di primo grado, anche in zona rossa. La ripresa è un segnale importante da parte del Governo a tutela degli alunni e delle alunne, ma insufficiente per la salvaguardia del benessere psicofisico dei preadolescenti e dei ragazzi delle superiori, moltissimi dei quali in didattica a distanza da oltre un anno, con conseguenze disastrose».

 

L'ordinanza di Emiliano


Nonostante il decreto, il governatore della Puglia, Michele Emiliano, ha però emanato una nuova ordinanza rimettendo di nuovo nelle mani della famiglie la scelta di mandare o meno i propri figli a scuola in presenza. E si andrà avanti così, almeno finché i contagi non calano. Ma le famiglie che fanno capo ai Comitati di Scuole diffuse in Puglia obiettano: «In questi giorni, sindaci e governatori stanno sbarrando i cancelli delle scuole, persino a studenti disabili e con bisogni educativi speciali attraverso ordinanze restrittive in palese contraddizione con l'ultimo decreto legge del Governo Draghi - ha denunciato la Rete Nazionale Scuole in Presenza -. La pazienza delle famiglie e degli studenti si è esaurita». A confermare che non c'è correlazione tra seconda ondata e scuola è stata l'epidemiologa Sara Gandini, che ha guidato un gruppo di scienziati in un lavoro teso proprio a dimostrare che le scuole non sono fonte di contagio. «Abbiamo fatto un lavoro lungo e di tanti mesi, volontario, fatto con generosità e competenze di cui vado molto orgogliosa. Siamo partiti a maggio del 2020 per raccogliere tutta l'evidenza scientifica degli altri Paesi, ma ci dicevano che in Italia la situazione era diversa, in autunno abbiamo raccolto nuovi dati, pubblicati scientificamente, che vanno analizzati con competenza - ha spiegato l'epidemiologa Gandini -. Questa volta i dati parlano e sono stati, finalmente, ascoltati. Abbiamo mostrato numeri raccolti nel 97% delle scuole italiane, e tutti i dati sono in accordo con la letteratura internazionale: le scuole non sono la causa della seconda ondata, la percentuali all'interno delle scuole sono bassissime, i maggiori contagi avvengono da adulto a adulto - ha incalzato Gandini -. Bisogna solo applicare i protocolli, nessuno nega che possano accadere i contagi, ma rispettando le regole le scuole possono restare aperte. La salute non è solo rischio di contagio, sono aumentati i rischi di depressione, e i rischi di suicidi. La salute del Paese è un concetto molto più alto del contagio, adesso bisogna dire basta».

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