Covid, l'Università di Bari: «Più a rischio morte chi ha un certo tipo di gruppi sanguigni». Ecco quali

Lo studio dei ricercatori: ecco quali gruppi sanguigni sono più a rischio

Covid, l'Università di Bari: «Più a rischio morte chi ha un certo tipo di gruppi sanguigni». Ecco quali
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Giovedì 24 Marzo 2022, 12:59 - Ultimo aggiornamento: 25 Marzo, 09:23

L'intelligenza artificiale avrebbe rivelato un'associazione tra gruppi sanguigni e tasso di mortalità da Covid-19 nel mondo. È quanto scoperto da uno studio realizzato da un gruppo di scienziati dell'Università di Bari e dell'Istituto Nazionale di Fisica Nucleare: l'indagine - comunica l'Università di Bari - rivela come i gruppi sanguigni AB0/Rh siano associati al tasso di mortalità e alle infezioni da SARS-CoV-2 in 75 nazioni.

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Lo studio

Un team di ricercatori barese costituito dai professori Roberto Bellotti, Alfonso Monaco, Ester Pantaleo, Nicola Amoroso e Loredana Bellantuono e dal genetista dell'Università degli Studi di Bari, Alessandro Stella, ha rivelato, mediante tecniche di intelligenza artificiale, che a livello mondiale esisterebbe «una significativa associazione statistica tra la severità degli effetti pandemici (tasso di mortalità) del virus e le frequenza dei gruppi sanguigni ABO/Rh nella popolazione». Lo studio, è stato inserito fra i 100 articoli scientifici più scaricati nel 2021 dal sito della rivista scientifica Scientific Reports del gruppo editoriale Nature. Scientific Reports ha pubblicato più di 24530 lavori scientifici nel 2021.

Ecco i gruppi sanguigni più a rischio

Nel lavoro degli scienziati baresi si studia il ruolo che i gruppi sanguigni ABO/Rh e, la loro differente distribuzione nella popolazione di 75 nazioni, hanno avuto nelle prime tre ondate. I risultati ottenuti dimostrano come il gruppo sanguigno ABO abbia sempre avuto un ruolo primario nelle varie fasi della pandemia, mentre fattori socio-sanitari come la «prevalenza del diabete» e il «tasso di mortalità cardiovascolare» abbiano via via perso importanza. «Per quanto ne sappiamo - dichiarano i ricercatori baresi - il nostro studio è uno dei primi che combina lo studio di diversi fattori, genetici e non genetici, in un modello di previsione complesso che sfrutta il potenziale delle metodiche basate sull'apprendimento automatico per studiare le differenti ondate della pandemia».

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