«Serve un altro lockdown»: gli esperti si spaccano sulle soluzioni anti-Covid. Le varianti fanno paura

Martedì 16 Febbraio 2021 di Massimiliano IAIA

Il fronte degli esperti è diviso, il governo ci sta pensando su, il Paese attende di sapere se dovrà rivivere lo stesso scenario di un anno fa. È acceso il dibattito sull'eventuale reintroduzione del lockdown, un blocco totale di tutte le attività così come era avvenuto lo scorso anno dal 10 marzo agli inizi di maggio. Uno scenario, è il caso di sottolinearlo, ben diverso dalla pur restrittiva zona rossa, considerando che l'arrivo delle varianti sta vanificando l'efficacia del sistema dei colori per le regioni.


Già domenica mattina era stato Walter Ricciardi, consigliere del ministro della Salute Roberto Speranza, a dichiarare di essere intenzionato a proporre al ministro un lockdown totale, chiusura delle scuole comprese. Un'azione che, a detta dell'esperto, si renderebbe necessaria per far sì che la curva dei contagi torni ad abbassarsi, e soprattutto per effettuare quei tracciamenti che, anche per via delle varianti, è sempre più difficile garantire. Per Ricciardi si tratterebbe di un «ultimo sacrificio da chiedere agli italiani», ma questa volta avendo bene in mente un traguardo: «Ad aprile, con le temperature che inizieranno ad essere più miti, non solo avremo già immunizzato diverse persone, ma soprattutto saranno a disposizione centinaia di migliaia di vaccini».


Il governo Draghi, che domani chiederà la fiducia in Senato, dovrà esprimersi su questa eventualità. E se l'ex premier Giuseppe Conte si era sempre detto contrario a questa ipotesi, questa volta il nuovo esecutivo potrebbe prendere una decisione diversa.
Anche dalla Fondazione Gimbe il messaggio è chiaro: «Un lockdown totale per due settimane farebbe abbassare la curva per poter riprendere il tracciamento, altrimenti bisognerà continuare con stop&go per tutto il 2021. Non tutte le regioni, però, sono pronte all'attività di testing e tracciamento».
Sulla stessa lunghezza d'onda l'Istituto superiore di sanità: «Considerata la circolazione nelle diverse aree del paese si raccomanda di intervenire al fine di contenere e rallentare la diffusione della variante Voc 202012/0, rafforzando e innalzando le misure in tutto il paese e modulandole ulteriormente laddove più elevata è la circolazione, inibendo in ogni caso ulteriori rilasci delle attuali misure in atto».


Di diverso avviso il direttore dello Spallanzani Francesco Vaia e l'assessore alla salute della Puglia Pierluigi Lopalco, secondo i quali forse non serve un vero e proprio lockdown ma sicuramente chiusure «chirurgiche e selettive».
Gli esperti sono divisi, così come d'altra parte non solo la politica ma anche il resto del Paese: da un lato, c'è chi ritiene che un ultimo sforzo sia comunque sostenibile se finalizzato a venir fuori al più presto da quest'incubo; dall'altro, c'è chi ritiene che uno stop generalizzato possa determinare danni irreversibili ad un'economia già fortemente messa in crisi da un anno di pandemia.


La Puglia è da qualche giorno in zona gialla, ma i numeri - seppur stabili - restano preoccupanti. Sotto la lente d'ingrandimento non solo l'indice Rt, che comunque venerdì era nuovamente salito a 1,05, ma anche il numero dei posti letto occupati in terapia intensiva. E sul bollettino, se da un lato è calato rispetto a una settimana fa il numero degli attuali positivi, dall'altro il tasso di contagiosità rimane sempre sostanzialmente alto. I dati calano, insomma, ma mai in maniera netta come è accaduto, per esempio, in altre regioni. Menzione a parte per il numero dei decessi, con il tasso di mortalità che in Puglia rimane molto alto: dall'inizio dell'emergenza a oggi 3.621 morti, circa 3mila relativi alla seconda ondata.

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