I ristoratori rovesciano il piatto: la protesta pacifica in piazza per dire no a chiusure e restrizioni

Mercoledì 28 Ottobre 2020 di Maria Claudia MINERVA

Cinquanta tovaglie appoggiate sul pavimento della piazza in Largo Giannella, a Bari, apparecchiate come le grandi e belle tavolate dei ristoranti, ma con le stoviglie rovesciate in segno di protesta. Tutto intorno, duecento gestori di pubblici esercizi provenienti da ogni parte della regione con in mano un foglio bianco A4 con su scritto il nome della categoria e i numeri del comparto pugliese e nazionale. Imprenditrici e imprenditori che hanno fatto emergere lo stato di emergenza nel quale versa il settore della ristorazione con 300mila posti di lavoro a rischio, 50mila aziende che potrebbero chiudere entro fine 2020 e 2,7 miliardi di euro bruciati solo per effetto dell’ultimo decreto. Protesta del tutto apolitica, pacifica e nel pieno rispetto delle regole, a dimostrazione del grande senso di responsabilità che ha sempre caratterizzato gli imprenditori del settore. «Siamo a terra, il piatto piange e la musica è finita», il refrain ripetuto nel corso della giornata che si è concluso con l’appello al governo: «Fate presto, altrimenti riaprire sarà impossibile».

La manifestazione è nata per contestare l’ultimo Dpcm che prevede la chiusura alle 18 per bar, ristoranti, pasticcerie, locali. «Ci dicono che non siamo essenziali, però siamo 320mila imprese, occupiamo un milione e 200mila lavoratori e produciamo un fatturato di 96 miliardi di euro, se non è questa essenziale, peraltro parificata a quella dell’edilizia...siamo qui per dimostrare, invece, che questo settore ha bisogno di maggiore dignità, cioè deve essere riconosciuto come uno dei settori essenziali. La gastronomia, l’intrattenimento sono delle peculiarità italiane che cerchiamo di valorizzare, poi nel momento di difficoltà non possiamo non essere riconosciuti» ha sottolineato in apertura di manifestazione a Bari il consigliere nazionale della Fipe, Nicola Pertuso, ha aperto con queste parole la manifestazione di Fipe Confcommercio Bari e BAT.

Nel capoluogo pugliese, come in altre 23 piazze di tutta Italia, si sono ritrovati gli imprenditori dei pubblici esercizi - in Puglia sono circa 20mila - che compostamente hanno fatto sentire la propria voce, nel pieno rispetto delle regole, per ribadire l’enorme valore economico, sociale ed antropologico delle proprie attività e chiarire una volta per tutte che non esiste connessione alcuna tra la frequentazione dei pubblici esercizi e la diffusione dei contagi, come dimostrato da fonti scientifiche che attribuiscono piuttosto ad altri fattori, tra cui mobilità, sistema scolastico e mondo del lavoro, le cause di contagio. Le tavole apparecchiate per terra a dimostrare, appunto, che la categoria è a terra.

 

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