Scuola, il ritorno a settembre: in 90mila senza aule. «Ma il 20% degli edifici scolastici è inutilizzato»

Lunedì 29 Giugno 2020 di Francesco G.GIOFFREDI

A caccia di soluzioni. Il più possibile eque, concrete, praticabili. Il mondo della scuola pugliese si interroga sulle novità ministeriali con vista su settembre e lancia allarmi legati a doppio filo ai numeri, e perciò alla sostanza delle cose. Tre i binari: sul primo corre la popolazione scolastica a rischio, cioè gli studenti potenzialmente senza un’aula; sul secondo la dotazione infrastrutturale, perché c’è un parco edilizio, plessi inutilizzati, che potrebbe evitare il consueto sovraffollamento e perciò agevolare il distanziamento prescritto; infine, c’è il radicato problema dell’organico, perché docenti e personale tecnico scarseggiano normalmente, figurarsi cosa succede se poi l’offerta dev’essere potenziata e spalmata per sottostare alle norme di prevenzione della pandemia.

Con ordine, allora. «Si prevede di collocare all’esterno degli istituti circa il 15% degli alunni, ovvero circa 1,2 milioni», ha fatto notare nei giorni scorsi l’Associazione nazionale dei dirigenti scolastici. Proiettando la stessa percentuale su scala pugliese - calcolo puramente statistico, ma comunque sufficientemente affidabile per una prima valutazione - si tratta di circa 91mila studenti potenzialmente senza aula. I turni, le uscite scaglionate, la teledidattica per una parte della popolazione scolastica a rotazione, la dislocazione in altre sedi (teatri, biblioteche, etc) «sono tutte ipotesi da escludere», commenta senza troppi mezzi termini Giovanni Casarano, presidente per la provincia di Lecce dell’Associazione dei dirigenti scolastici.

«Potrebbe essere importante - spiega - riattivare i plessi chiusi dagli enti locali per ragioni di denatalità e anche per contenere i costi». Il calcolo, che presuppone in embrione la proposta, è di Roberto Calienno, segretario regionale Cisl scuola: «In Puglia ci sono più di 3mila “punti erogazione”, cioè plessi delle varie istituzioni scolastiche. Bene, di questi 3mila una quota è dismessa. A livello ministeriale e di Ufficio scolastico regionale è in corso una campionatura, ma si tratta di edifici che in questa fase devono essere recuperati. Nei prossimi giorni ci sarà anche un tavolo a livello regionale su questo tema. Di quante strutture si tratta? Sicuramente almeno del 15-20 per cento sulle 3mila totali. In tutto ciò bisognerebbe chiedere agli enti locali di farsi parte attiva in questa partita».

È una sollecitazione che arriva anche da Casarano: «È necessaria la disponibilità degli enti locali a tenere aperti quei plessi, e del ministero a garantire personale adeguato». Intanto, il ministero dell’Istruzione assicura che sta lavorando proprio «all’elenco degli edifici scolastici dismessi a causa del calo demografico e del dimensionamento, che possono essere ripristinati». Non solo, «all’interno degli istituti il rinnovo dell’arredo scolastico potrà garantire il recupero di spazio». E se questo non dovesse essere ancora sufficiente «dove necessario saranno costruiti patti con i territori per individuare ulteriori locali fuori dal perimetro scolastico».

Ecco però l’altro punto storicamente dolente, ma nevralgico in questa fase: la dotazione organica. È un fronte evocato tanto da Casarano quanto da Calienno. «Con più plessi, occorrono naturalmente più docenti e più personale Ata», conferma il presidente dell’associazione presidi. Il segretario della Cisl scuola ipotizza: «Siamo sul 25 per cento in più sul normale fabbisogno». Una percentuale ritoccata viceversa al rialzo da Casarano. Non si stenta a crederlo, anche perché ci sarebbe da alleggerire il carico delle aule: «Se davvero si vuol rientrare a scuola, l’operazione è semplice: bisogna ridurre il numero di ragazzi per classe, e aumentare il personale», analizza Casarano. Aggiunge Calienno: «Le classi, in Puglia, sono costituite da 27-28 alluni. Ma un’aula di 36 metri quadri ne può ospitare 18, una proporzione ancor più valida con la necessità del distanziamento». Né vale la pena, riflette sempre il segretario regionale della Cisl scuola, ipotizzare soluzioni emergenziali: «Teatri, musei, biblioteche? Sono soluzioni compensative, non sostitutive. Vale lo stesso discorso per la didattica a distanza».

«Stiamo ancora approfondendo come associazione - ricorda Casarano - il documento licenziato dal governo che, seppur in minima parte, migliora la bozza anticipata. Ma la dislocazione dei ragazzi in contesti diversi è ipotesi impraticabile. Innanzitutto perché c’è il problema della responsabilità della vigilanza sugli studenti. Inoltre, non abbiamo la possibilità di garantire una didattica a distanza all’altezza: durante la fase emergenziale ci sono state evidenti difficoltà per dispositivi e connessioni, ma - anche grazie agli interventi del ministero - siamo riusciti a rimediare. Però ovunque, qui, abbiamo scontato un ritardo di infrastrutturazione digitale».

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