I medici alla Regione: «Sanitari non al sicuro almeno 121 contagiati»

Domenica 10 Maggio 2020 di Vincenzo DAMIANI
Le «condizioni di lavoro» in Puglia «non garantiscono la sicurezza degli operatori sanitari». La tregua tra il governatore Michele Emiliano e gli Ordini dei medici pugliesi sembra essersi già interrotta: a distanza di 15 giorni dalla prima lettera inviata al governatore Michele Emiliano in cui lamentavano «scarsa attenzione» verso medici e infermieri impegnati nell'emergenza coronavirus e dopo un incontro che sembrava aver risolto gli attriti, ieri i sei presidenti provinciali della categoria sono tornati a prendere carta e penna per chiedere «con urgenza» un secondo incontro al presidente della Regione Puglia.
«Gli Ordini dei medici si legge nel documento inviato al governatore - ribadiscono che la pretesa di ottenere condizioni di lavoro sicure da parte di tutti gli operatori sanitari rappresenta il compimento di un diritto costituzionalmente tutelato per salvaguardare l'integrità psicofisica di ogni operatore e conseguentemente di ogni cittadino». I sei presidenti degli Ordini rimproverano al governo regionale di aver avviato la fase 2 senza aver consultato la categoria medica e aver prima «affrontato in maniera esaustiva il tema della sicurezza, soprattutto per l'avvio delle attività ambulatoriali e l'assistenza dei malati». I rappresentati dei medici sono «preoccupati» in questa fase di allentamento delle misure di lockdown, dai «possibili nuovi focolai che potrebbero favorire la ripresa dell'epidemia, nonché la situazione in cui continuano a lavorare gli operatori sanitari, sia sul territorio sia all'interno delle strutture ospedaliere».
Per sottolineare il pericolo, alla lettera è stata allegato un elenco di operatori sanitari che, dall'inizio dell'emergenza coronavirus, si sono ammalati dopo essere stati contagiati. Sono almeno 121, ma il dato è per difetto perché si tratta di episodi «noti oggi agli Ordini», quindi l'elenco è parziale. In provincia di Brindisi sono 70 i dipendenti che hanno contratto il virus arrivato dalla Cina: da fine aprile, «ovvero dall'attivazione dello screening all'ospedale Perrino, su 1.100 tamponi effettuati agli operatori sanitari sono 70 quelli risultati positivi», riferiscono i sei Ordini professionali. In provincia di Foggia, i casi tra gli operatori sanitari sono almeno 25, tra cui 20 medici ospedalieri e 5 di medicina generale e continuità assistenziale. A Lecce si contano 11 contagiati; in provincia di Bari non ci sono dati sugli ospedali ma solamente sul 118 e risultano sette gli operatori che si sono ammalati, 2 medici, di cui uno ancora ricoverato, e 5 infermieri. Infine vengono segnalati anche 6 casi a Taranto e provincia e due nella Bat.
Altra questione che viene posta è quella dell'attivazione delle Usca, le Unità di assistenza domiciliare ai pazienti Covid: «Un elemento preoccupante sostengono gli Ordini - sono le difficoltà di avvio delle Usca, che dovrebbero assistere a domicilio i pazienti Covid-19 e che rappresentano un tassello importante per il contenimento dell'epidemia sul territorio. Benché la Regione abbia pubblicato i bandi per l'assunzione del personale, manca ancora un preciso quadro logistico e organizzativo, e mancano quindi le garanzie sul piano della sicurezza per gli operatori. Inoltre, molti medici pugliesi di continuità assistenziale sono al momento impiegati in altre regioni, dove le Usca sono già operative da tempo. Benché disponibili al rientro sul nostro territorio, non hanno ricevuto alcuna garanzia circa le modalità contrattuali e operative, nonché sulla presenza di idonei dispositivi di protezione individuale e di adeguate condizioni di sicurezza». Infine, viene rimproverato alla cabina di regia regionale, cioè alla task force, il mancato «utilizzo sistematico dei tamponi e dei test sierologici, che sono invece fondamentali per garantire la sicurezza e salvaguardare la salute dei medici e degli altri operatori sanitari». La missiva si chiude con una sottolineatura: «Ribadiamo quanto previsto dalla legge 3/2018» che vede gli Ordini «organi sussidiari dello Stato volti alla tutela degli interessi pubblici connessi all'esercizio professionale. Per questo ribadiscono la necessità che, per il bene della cittadinanza, la fase 2 venga pianificata insieme a chi rappresenta una parte importante del servizio sanitario».

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