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Il farmaco contro la gotta sperimentato sui malati di coronavirus: il sì dell'Aifa

Il farmaco contro la gotta sperimentato sui malati di coronavirus: il sì dell'Aifa
di Paola ANCORA
3 Minuti di Lettura
Giovedì 16 Aprile 2020, 15:01 - Ultimo aggiornamento: 21:51
Anche la colchicina, un vecchio farmaco utilizzato per la cura della gotta e di patologie a base auto-infiammatoria, sarà sperimentato per il trattamento del coronavirus Covid-19. L'Agenzia Italiana del Farmaco (AifaI) ha infatti autorizzato oggi un nuovo studio, che coinvolge diverse realtà scientifiche e di ricerca sul territorio nazionale: coordinato dall’Azienda Ospedaliera di Perugia, sotto l’egida della Società Italiana di Reumatologia, lo studio riunisce attorno allo stesso tavolo anche la Società Italiana di Malattie Infettive e Tropicali e l’Associazione italiana Pneumologi Ospedalieri.

Gli effetti della colchicina verranno esaminati su una popolazione di malati, contagiati dal Covid-19 e che abbiano sviluppato una polmonite con un grave deficit di saturazione dell’ossigeno, tale da averne causato il ricovero in ospedale. Questo studio, dunque, va ad aggiungersi ai tanti già in essere in università, ospedali e centri di ricerca italiani, che l'Aifa ha pubblicato sul suo sito, suddividendo il numero di studi clinici pervenuti, dalle proposte di sperimentazioni e, infine, dall’esito della loro valutazione da parte della Commissione tecnico-scientifica chiamata a verificarne l'efficacia. 

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Fino a tre giorni fa, infatti, la Commissione ha ricevuto 80 domande, tra richieste di autorizzazione di avvio di protocolli di sperimentazione e proposte di studi clinici. Sedici studi clinici, in particolare, hanno ottenuto parere favorevole e, fra questi, quello sull'uso della colchicina. Di questi 16, sette sono stati autorizzati anche dal Comitato Etico Unico dell’Istituto Spallanzani e sono stati avviati e altri due, approvati da Aifa prima dell'entrata in vigore del decreto legge “Cura Italia”, relativi all'uso del medicinale Remdesivir. 

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Dunque, a oggi, nove farmaci sono utilizzati in via sperimentale per frenare l'avanzata del coronavirus e disinnescarne gli effetti - questa la speranza - mentre per altre 64 domande di studio clinico presentate, la Commissione ha chiesto una integrazione della documentazione, ha respinto la domanda o le ha considerate non valutabili. 

Le sperimentazioni già autorizzate sono (fonte, ministero della Salute, ndr):

11/04/2020 - COLVID-19 – Studio randomizzato sull’utilizzo di colchicina
09/04/2020 - SOLIDARITY – Studio randomizzato OMS
08/04/2020 - Hydro-Stop - somministrazione precoce di idrossiclorochina
30/03/2020 - Tocilizumab 2020-001154-22 (tocilizumab) 
 27/03/2020 - RCT-TCZ-COVID-19 (tocilizumab) 
 26/03/2020 - Sarilumab COVID-19 (sarilumab) 
 25/03/2020 - Sobi.IMMUNO-101 (emapalumab/ anakinra) 
22/03/2020 - TOCIVID-19 (tocilizumab) - Istituto Nazionale Tumori, IRCSS, Fondazione G. Pascale di Napoli
11/03/2020 - GS-US-540-5773 (remdesivir) 
11/03/2020 - GS-US-540-5774 (remdesivir) 

Mai come ora lo sforzo del mondo scientifico è rivolto alla ricerca di una cura per questo virus che tante vittime ha mietuto nel mondo e che tanti problemi ha dato ai sistemi sanitari, in particolare quelli più fragili e meno strutturati. L'Italia, che - dopo la Cina - è stata chiamata a misurarsi con la pandemia, sta facendo la sua parte mettendo in campo le sue energie migliori. Non solo nella ricerca di una cura, ma anche in quella per un vaccino efficace e universalmente disponibile, al quale - per esempio - ha lavorato il pugliese, professore a Pittsburgh, Andrea Gambotto. 
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