I malati oncologici: tra controlli e interventi, il percorso a ostacoli verso le cure

Martedì 31 Marzo 2020 di Stefano MARTELLA
Ci sono persone che, più di altre, sono rintanate in casa in questo periodo. Sono i malati oncologici. Per loro la pandemia ha cambiato qualcosa di più di una routine quotidiana. Con la precarietà esistenziale avevano già imparato a farci i conti ma covid-19 ha scompaginato i loro piani terapeutici, ha dilatato i tempi per trattamenti e operazioni, ha annullato i controlli.

Attendere, è questa la parola d'ordine ai tempi della pandemia. Ma i pazienti oncologici vivono questa pausa con una consapevolezza diversa rispetto al resto della popolazione: il cancro non aspetta. Catia Iacobelli, a cui hanno diagnosticato un carcinoma al polmone, ha bisogno di una terapia ogni 15 giorni con un farmaco immunologico, il Nivolumab. Mercoledì scorso, quando è andata a fare il trattamento, il suo medico le ha detto che il prossimo appuntamento sarebbe slittato di un mese. «Mi è stato detto che i tempi si allungano per l'emergenza coronavirus. Ma dateci la possibilità di fare terapia a casa e avere assistenza», afferma Catia.

Si aggiungono altre difficoltà. «Sempre mercoledì dovevo fare l'infusione ma ho avuto problemi per fare il prelievo perché i laboratori privati stanno chiudendo quasi tutti. Inoltre, vivo col terrore questa situazione - continua riferendosi alla pandemia - anche se sono chiusa in casa mio marito esce per andare al lavoro. E io devo comunque andare al polo oncologico di Lecce per la terapia».

Catia sa che, essendo immunodepressa, corre un rischio maggiore rispetto agli altri. Inoltre, molti focolai sono proprio negli ospedali, dove si svolgono le terapie e i controlli.
Non è l'unico timore. La Puglia è terra di migrazione sanitaria verso il Nord. Secondo il Ministero della Salute sono 10mila l'anno i ricoveri ospedalieri di pugliesi negli ospedali della Lombardia. Catia doveva essere a Milano il 3 marzo per un controllo allo Ieo (Istituto Europeo di Oncologia), istituto con cui ha svolto tutta la radioterapia e che adesso le sconsiglia di salire. Le operazioni, invece, sono confermate. Ma raggiungere la Lombardia oggi, con i trasporti ridotti, è un problema. I voli sono annullati, l'aeroporto di Brindisi è chiuso e il treno è considerato un viaggio troppo lungo e rischioso.

I pazienti pugliesi si trovano davanti a un bivio: rischiare di contrarre il virus in un lungo viaggio per raggiungere la regione più colpita oppure saltare trattamenti e controlli, rischiando di trascurare il cancro. Un dubbio che Monia Denitto, a cui è stato diagnosticato un cancro al seno, ha deciso di sciogliere suo malgrado. «Il 6 aprile avevo il follow up in un istituto di Milano - racconta Monia - ma il mio volo, il Brindisi-Milano con Ryanair, è stato annullato. Dovrei andare in treno ma per ragioni di sicurezza non ci entro in un vagone. Salterò il controllo semestrale».

Suo padre ha un melanoma e in questo periodo avrebbe dovuto rimuovere dalla pelle quattro basaliomi ma gli hanno annullato l'intervento. «È tutto fermo e siamo informati pochissimo - continua Monia - già vivevamo in una precarietà esistenziale permanente ma potevamo contare sulla certezza di un luogo e dei riferimenti di cura. Adesso abbiamo perso anche quelle poche certezze che avevamo».

Interpellata su questo punto Silvana Leo, primario dell'Oncologia Lecce, assicura che per i pazienti in trattamento «verrà fatta un'opportuna valutazione personalizzata, caso per caso, di un possibile rinvio delle terapie in base al rapporto tra il rischio derivante dalla potenziale esposizione a contagio virale, legato all'accesso in ospedale, e ai benefici attesi dalla terapia stessa. Le attività ambulatoriali, i controlli follow-up o di pazienti in trattamento con terapie orali, sono stati riprogrammati per telefono, in cui si è cercato di individuare la necessità del controllo con la possibilità di reperire gli esami con posta elettronica o WhatsApp. La degenza ordinaria è attiva - prosegue Leo - e i ricoveri sono riservati ai pazienti che presentano tossicità legate ai trattamenti, complicanze e a pazienti con sospetta diagnosi di neoplasia».

La pandemia sta trasformando buona parte della sanità in servizi dedicati all'emergenza covid-19. Ne risentiranno gli altri settori, oncologico incluso. Maurizio Portaluri, primario di Radioterapia al Perrino di Brindisi, lo spiega chiaramente. «Sulla carta è garantita l'esecuzione degli esami però poi di fatto ci sono dei ritardi. Per motivi di sicurezza le persone non possono stare nello stesso ambiente, come le sale d'attesa, quindi gli appuntamenti sono stati dilatati e la quantità dei trattamenti si è ridotta. Anche molte operazioni chirurgiche sono state ritardate. Per creare dei posti dedicati ai pazienti covid, molti reparti sono stati chiusi o accorpati».

Facciamo un esempio: i reparti di otorinolaringoiatria sono ormai chiusi in molti ospedali ma questo settore non si occupa solo di malattie benigne, cura anche tumori. Una volta chiuso, dove si faranno le operazioni per i tumori del distretto otorino? «Inoltre - prosegue Portaluri - alcuni pazienti anziani hanno chiesto, spontaneamente, di ritardare il trattamento per paura di prendere l'infezione. È possibile che questo, col tempo, si tradurrà in una perdita di chance di cura e sopravvivenza. Nel controverso dibattito sul fatto che le persone stiano morendo con covid-19 o a causa di covid-19, c'è probabilmente una categoria dimenticata: i pazienti senza covid-19 che moriranno comunque a causa del virus e, in particolare, per la carenza di risorse o ritardi nei trattamenti che sta causando».
Oggi la sfida di oncologi e pazienti è quella di gestire due nemici. Uno conosciuto e ingabbiato dalle terapie, l'altro invisibile e a piede libero. Una sfida contro il tempo. Ultimo aggiornamento: 11:04 © RIPRODUZIONE RISERVATA