Via ai test rapidi sul personale sanitario: arrivano i primi kit

Mercoledì 25 Marzo 2020 di Vincenzo DAMIANI
Si parte dall'istituto Tumori Irccs Giovanni Paolo II di Bari e, se dovessero arrivare buoni risultati, la sperimentazione si estenderà ad altri ospedali pugliesi. La task force regionale ha sciolto gli ultimi dubbi, sul personale sanitario ospedaliero verranno eseguiti i test rapidi per valutare il contagio da coronavirus. Non si tratta dei tamponi che vengono effettuati su persone che si presume si siano ammalate, i test hanno un più basso livello di affidabilità: in sostanza, il risultato non è certo. Però, possono aiutare ad avere una idea dell'espansione del contagio, soprattutto in strutture a rischio come quelle ospedaliere.

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La task force guidata dal professore Pierluigi Lopalco sta valutando anche la possibilità di effettuare, in un secondo step, i test rapidi su campioni della popolazione, nelle aree dove c'è una maggiore concentrazione di casi, come nel Barese e nel Foggiano in questo momento. «Questo studio spiega proprio Lopalco - utilizza i cosiddetti test rapidi che, pur non essendo ancora validati per fare diagnosi individuali di malattia, sono comunque in grado di fornire importanti informazioni scientifiche sulla modalità di circolazione dei virus. Alla luce degli esiti di questa sperimentazione valuteremo l'estensione di questi test rapidi ad altre strutture ospedaliere. La scienza ha bisogno dei suoi tempi, in questo caso parliamo di pochi giorni di sperimentazione che però saranno fondamentali per stabilire se questo metodo è quello più utile per le nostre finalità di prevenzione e analisi».


«Sono in arrivo - annuncia Antonio Delvino, direttore dell'Ircss barese - in queste ore 2.800 kit: il test rapido utilizza un metodo colorimetrico, con un prelievo capillare attraverso la puntura del polpastrello. In 30 minuti dal prelievo consente di rilevare se sono presenti anticorpi anticoronavirus nelle due tipologie: immunoglobuline M, che marcano la risposta immunitaria precoce, e immunoglobuline G che marcano la risposta immunitaria successiva. Le prime evidenze scientifiche spiega Delvino - ci dicono che le immunoglobuline M compaiono tre/cinque giorni dopo il contagio, quindi una positività è molto suggestiva della presenza nell'organismo del coronavirus; le immunoglobuline G starebbero a indicare in soggetti non sintomatici l'avvenuto contatto con il virus ed il superamento dello stesso».

Con i test la Regione cercherà di difendere gli ospedali da asintomatici e casi lievi non diagnosticati che rischiano di far scoppiare focolai proprio nelle cliniche e pronto soccorso, come accaduto ad Altamura con 18 dipendenti contagiati e a Castellaneta, per citare solamente due dei casi più eclatanti. Basti pensare che dall'inizio dell'emergenza coronavirus sino a sabato scorso erano già almeno 72 gli operatori sanitari positivi, un dato ritenuto allarmante anche dalla task force: «Al momento attuale si legge in una circolare regionale - l'ambiente assistenziale in Puglia rappresenta una importante fonte di diffusione del virus Covid-19. Dei 241 di cui abbiamo informazione sulla professione, al momento 72 casi (29,8%) sono in operatori sanitari. Questi operatori hanno potuto contrarre l'infezione in comunità o durante l'attività lavorativa, ma il dato epidemiologico importante è rappresentato dal fatto che ben un terzo dei casi complessivi sono potenzialmente in condizione di accendere focolai ospedalieri, con potenzialità di diffusione comunitaria». È quanto accaduto in Lombardia, a Bergamo e nel Lodigiano ad esempio.

L'altro provvedimento che sta per essere adottato da tutte le Asl per difendere le strutture prevede l'installazione di termoscanner davanti agli ingressi degli ospedali. Le aziende sanitarie, su direttiva della Regione, si stanno attrezzando per dotare tutti gli ospedali di apparecchi per la rilevazione della temperatura corporea da posizione agli ingressi in modo da riuscire a monitorare chiunque entri, dipendenti e visitatori. Al Policlinico di Bari, ad esempio, è già attivo un termoscanner, la buona pratica verrà estesa al resto delle strutture. Un altro metodo per evitare l'ingresso a persone asintomatiche o con lievi sintomi è l'uso del saturimetro, un piccolo apparecchio simile ad una molletta che attaccata all'estremità del dito riesce a misurare la quantità di ossigeno presente nel sangue e a rilevare se ci sono problemi respiratori. Il saturimetro, molto probabilmente, verrà impiegato nell'assistenza domiciliare dei casi meno gravi. Ultimo aggiornamento: 26 Marzo, 09:51 © RIPRODUZIONE RISERVATA