Consorzi di bonifica, dagli agricoltori debiti per 160 milioni: «Serve una sanatoria tombale»

Consorzi di bonifica, dagli agricoltori debiti per 160 milioni: «Serve una sanatoria tombale»
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Venerdì 22 Luglio 2022, 05:00

Circa 160 milioni di euro di debiti da saldare e il rischio di chiudere, per migliaia di aziende agricole, colpite dai rincari e dalla siccità, si fa concreto. A mettere il carico da 90 sulle spalle delle imprese già provate è la questione “cartelle pazze”, inviate dai Consorzi di bonifica di Puglia e sulle quali, nei giorni scorsi, è “piovuta” una importante sentenza della Commissione tributaria di Lecce, annullando un sollecito di pagamento inoltrato, per l’anno 2015, dal Consorzio dell’Arneo. I giudici tributari, infatti, hanno stabilito che debba esserci un nesso causale fra il tributo richiesto dal Consorzio e l’effettivo godimento di servizi e benefici che il Consorzio deve garantire a ciascun agricoltore in funzione del suolo compreso nel piano di classica. Se il piano di classifica non è esatto e questa corrispondenza tributo-servizi non è comprovata, allora l’avviso di pagamento è nullo. «Speriamo - commenta l’avvocato Maurizio Villani, che ha difeso le ragioni del contribuente - che questa importante sentenza convinca il Consorzio di Bonifica dell’Arneo a sospendere e ritirare tutti i solleciti di pagamento che sta notificando in questo periodo».

Il debito vantato dai Consorzi

Il debito vantato dai Consorzi è stimato da Confagricoltura in circa 160 milioni di euro, 130 dei quali da pagare alla Regione. Una questione intricata, giacché non tutti i Consorzi funzionano a pieno regime: nel Salento sono commissariati da circa vent’anni, mentre nel Foggiano - per fare un esempio - garantiscono agli agricoltori i servizi necessari. Questione intricata anche perché all’azzeramento delle pratiche arretrate e al risanamento di questi enti è legata la creazione, sostenuta dalla Regione, di un Consorzio unico all’interno del quale la gestione di impianti e reti sarebbe affidata direttamente agli agricoltori. 

Intanto la Cia Puglia chiede «un’immediata e tombale sanatoria delle “cartelle pazze”. Oltre il danno di non avere alcun servizio, agli agricoltori viene recapitata anche la beffa che certifica la volontà di spremerli come limoni. Nei giorni scorsi - scrive l’associazione - è  stato adottato il piano di riparto per l’emissione dei ruoli di contribuenza per gli anni 2019 2020 e 2021, questo significa che i Consorzi si preparano a emettere nuove cartelle. In questi giorni, inoltre, stanno arrivando i solleciti degli avvisi relativi all’anno 2018 e alle precedenti annualità. È una follia. Si fermino e non procedano oltre». Per la Cia «la Puglia sta pagando un prezzo altissimo per la situazione assurda in cui versano i Consorzi di Bonifica. Ci sono questioni di fondamentale importanza, come la difesa e la manutenzione del territorio e il problema enorme della siccità, per la quale i nostri territori sono costretti a subire le conseguenze di ritardi e inoperatività. Una svolta è necessaria, perché dalla risoluzione del problema idrico-irriguo dipende la sopravvivenza stessa del comparto agricolo regionale».

I nodi e Confagricoltura

La questione dei Consorzi commissariati, la difesa idrogeologica del territorio e la crisi idrico-irrigua accentuata dalla siccità sono parte integrante del documento di mobilitazione sul quale la Cia ha aperto il confronto con le istituzioni locali. «Ma si fa finta di non capire - denuncia il sindacato degli agricoltori - e invece occorre che tutti capiscano una cosa: l’agricoltura e gli agricoltori non ne possono più, sono allo stremo. La crisi che stiamo affrontando e gli effetti che già si stanno dispiegando, senza interventi, rappresentano l’innesco di una bomba sociale ed economica devastante. Le istituzioni sono chiamate a dare risposte immediate a un comparto ormai alla canna del gas. In caso contrario i loro rappresentanti sono pregati di trarne le dovute conseguenze».
 Sulla stessa linea anche Confagricoltura, che per voce del suo rappresentante salentino, Maurizio Cezzi, sottolinea come «una chiusura tombale degli avvisi pregressi farebbe certamente molto comodo. Già all’inizio dell’anno abbiamo proposto che venisse avviata almeno la rateizzazione dei debiti o una moratoria, invitando l’assessore regionale Donato Pentassuglia a un incontro, poi sfumato. La pretesa di tributi a fronte di servizi e benefici che, in più di qualche caso, sono soltanto sulla carta non può essere accolta. Perché una cosa deve essere chiara: se i Consorzi funzionassero e i servizi ci fossero, gli agricoltori sarebbero ben disposti a pagare».

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