Sedute, dibattiti e scontri: il Consiglio regionale di Puglia compie mezzo secolo

Lunedì 13 Luglio 2020 di Oronzo MARTUCCI
«Signori consiglieri regionali, signor Commissario del governo, signore e signori, reputo grande ventura poter presiedere questa prima riunione del Consiglio regionale per un omaggio che la legge relativa fa ai dati anagrafici, ed è per me motivo di viva soddisfazione ritenendomi il meno giovane di voi parlare ad una assemblea di giovani, più che emancipati per età, emancipati per la qualifica professionale, per il suffragio universale e popolare che vi ha eletti a questa Assemblea, per le profonde doti di cultura, di umanità, di fede, registrate con le vicende elettorali e che vi ha visti interpreti di questa nuova realtà sociale costituzionale che si tra creando con l'Ente Regione. Reputo la data del 13 luglio una data indimenticabile, non solo per il nostro destino di uomini politici e di amministratori, ma anche una data storica per l'intera Regione pugliese».
Con queste parole l'avvocato francavillese Giuseppe Abbadessa, eletto con la Dc, in qualità di consigliere anziano assunse la presidenza del primo Consiglio regionale pugliese che si riunì il 13 luglio del 1970. Le elezioni si erano svolte il 7 e l'8 giugno: una data storica perché, finalmente, 22 anni dopo si era giunti alla realizzazione delle Regioni ordinarie previste dalla Costituzione.

L'assemblea legislativa regionale risultò composta da 22 eletti della Dc, 14 del Pci, 5 del Psi, 4 del Msi, 2 del Psu, uno del Pri, uno del Pli, uno del Psiup.
Il percorso compiuto dalle Regioni in 50 anni viene spesso criticato da tutte le forze politiche, sia per i ritardi con i quali sono stati attuati i riferimenti costituzionali relativi alle competenze, sia per la contrapposizione tra Stato centrale ed organi periferici e decentrati. Molto spesso oltre al dibattito politico sono state le sentenze della Corte costituzionale a stabilire chi deve fare che cosa, con riferimento alle materie concorrenti.
Ma già dal dibattito sviluppatosi in quella prima riunione di 50 anni fa emergono posizioni contrapposte e punti di vista diversi rispetto alla strada da percorrere. Come si capì dall'intervento che sviluppo il salentino Luigi Tarricone, del Psi, il quale sottolineò che ogni accento retorico stonerebbe con la serietà dell'impegno che ci attende. Tarricone ricordò l'impegno dei socialisti per le Regioni per snellire e riformare l'organizzazione dello Stato. Ma questo non deve significare che la Regione deve tendere a trasformarsi in Stato essa stessa attribuendosi poteri che sono e rimangono prerogativa del parlamento e del governo, rappresentati dall'Unità nazionale, in cui debbono trovare composizione le differenti e contrastanti spinte settoriali e zonali della vita economica e sociale del Paese, ma che essa deve essere in grado di esprimere in maniera originale ed autonoma tutta la forza creatrice di cui è capace nell'interesse della crescita civile della sua popolazione.

Per il Pci fu il consigliere Giovanni Papapietro a pronunciare il primo intervento e a evidenziare la necessità di costruire rapporti democratici tra maggioranza e opposizione e a lavorare per trasferire nelle mani della Regione gli strumenti dell'intervento pubblico, a cominciare dalla riforma dell'Ente di sviluppo pugliese. Papapietro contestò anche le scelte compiute con il Piano regionale della programmazione economica già predisposto sotto la presidenza di Gennaro Trisorio Liuzzi e chiese per il futuro che il nuovo Piano, di cui il piano di assetto territoriale deve essere parte fondamentale, sia coordinato con la programmazione nazionale e soprattutto con la programmazione delle Regioni meridionali.

Il successivo intervento del consigliere Giuseppe Tatarella, eletto con il Msi, ribadì immediatamente che la destra era contro l'istituto regionale. «Noi riteniamo che l'istituto delle Regioni, come ci hanno insegnato Giustino Fortunato e Ruggiero Greco, sia una minaccia allo sviluppo delle Regioni meridionali ed è per questo motivo che in Puglia il Msi in funzione di questa battaglia anti regionale ha registrato il maggior successo in Italia. In Consiglio agiremo quindi in modo da riportare allo Stato , che non può assolutamente abbandonarle al loro destino, le Regioni povere come la Puglia, rammentando che è dovere dello Stato intervenire istituendo l'Aeritalia in Puglia».
Il consigliere del Psiup, Giacomo Princigalli, sottolineò al contrario di ciò che pensava Tatarella, che molte scelte di decentramento hanno permesso di rendere più stabili le scelte compiute dal centro.

Il consigliere del Pli, Pasquale Calvario, ricordò che i pericoli maggiori nell'autonomia regionale sono quelli del particolarismo, del campanilismo che deve essere in noi costantemente presente per ricacciarlo oltre il limite entro il quale l'esigenza proposta è giusta e ravvisata come di interesse comune; quello del particolarismo regionalistico, non c'è dubbio, per la soluzione dei problemi del Mezzogiorno e per la questione meridionale chre si propone oggi in nuovi termini.

Per il Psdi Michele Di Giesi ricordò che l'impegno principale era quello di dare alle Regioni un contenuto democratico e popolare e per fare delle Regioni il veicolo già pronto e più sicuro delle aspirazioni e dei bisogni delle popolazioni e non certamente un diaframma tra l'ente locale e lo Stato.
Borgia, eletto con il Pri, spiegò che per noi la Regione non è la panacea di tutti i mali, né un pericoloso salto nel buio. Si tratta semplicemente di una occasione nuova offerta alla classe dirigente, ed al Paese, per riorganizzare lo Stato in modo più efficiente e democratico.

Il successivo dibattito si sviluppò attorno ai criteri da utilizzare per la nomina dell'Ufficio di presidenza del Consiglio regionale. Il Consiglio tornò a riunirsi il 20 luglio quando elesse il presidente dell'assemblea legislativa.
L'intesa raggiunta tra le forze politiche del centrosinistra consentì il 20 luglio l'elezione del professore Beniamino Finocchiaro (Psi) a Presidente del Consiglio, con vicepresidenti Raffaele Augelli (Dc) e Giuseppe Matarrese (Pci), e il 27 luglio dell'avvocato Gennaro Trisorio Liuzzi (Dc) a presidente della Giunta, con Michele di Giesi (Psu) vicepresidente. © RIPRODUZIONE RISERVATA