Confusione e ritardi nel contrasto alla strage «La fitopatia nel Salento già nel 2004»

Confusione e ritardi nel contrasto alla strage «La fitopatia nel Salento già nel 2004»
Puntano il dito contro le strategie ed i programmi per debellare la xylella fastidiosa, la richiesta ed il decreto di archiviazione dell'inchiesta condotta dal procuratore aggiunto Elsa Valeria Mignone e dal sostituto Roberta Licci con i carabinieri del Nucleo investigativo di polizia ambientale e forestale. Per tacciarli di scarsa trasparenza e professionalità. Per dire che sarebbero stati disarticolati e tardivi. Per riferire di reticenze, omertà e falsità. Per sostenere che l'interesse precipuo sia stato quello di accedere ai fondi pubblici, piuttosto che individuare le cure più adeguate ed il momento opportuno per intervenire e bloccare la diffusione. Diffusione che - dicono le carte - è cominciata a diventare preoccupante nel 2010.
La comparsa del batterio ha una nuova data di riferimento: 2004. La indicò a febbraio di due anni fa l'ispettore fitosanitario per la provincia di Brindisi, Antonio Manca, quando fu sentito dai carabinieri della Forestale. Dichiarazioni, le sue, definite dirompenti dagli inquirenti. Perché disse di occuparsi di xylella da sette-otto anni. Perché riferì che in uno dei primi corsi di aggiornamento ne parlò il dirigente dell'Osservatorio fitosanitario regionale, Vito Guario, uno degli indagati per i quali è stata accolta l'archiviazione. Per dire che già allora stava cominciando a dilagare nelle campagne salentine. E l'ispettore Manca ha sostenuto che il problema fu affrontato allora anche da un altro dirigente coinvolto nell'inchiesta della Procura: il docente universitario Vito Savino. Le soluzioni prospettate allora? Lo sradicamento degli alberi malati, prevedendo l'ostracismo della politica perché si sarebbe trattato comunque di un provvedimento impopolare. E la necessità di procedere con i monitoraggi per stabilire se il vettore fosse un batterio o un virus. In questi corsi - ha riferito l'ispettore - Guario avrebbe ipotizzato anche l'arrivo della xylella dal Costarica attraverso qualche pianta ornamentale.
La ricostruzione dell'insediamento del batterio nel Salento riporta anche l'allarme lanciato a luglio del 2010 da Antonio Bruno del consorzio di bonifica Ugento Li Foggi per gli essiccamenti manifestatisi a Melissano e constatati in seguito anche nelle campagne di Alezio. Bruno ha riferito di avere informato all'epoca il professore Savino dell'Università di Bari dell'assembramento di 250 agricoltori nel 2010 nella sala convegni del consorzio. Tutti allarmati da quella che allora chiavavano lebbra dell'olivo.
Gli interventi? Nel decreto di archiviazione è stato rammentato il progetto Olviva del 2016, finanziamento dalla Regione con 800mila euro per migliorare la produzione olivicola e sviluppato dalle stesse figure che si sono occupate di xylella, ma datando la diffusione nel 2013.
Altra anomalia segnalata dagli inquirenti è la prima pubblicazione ufficiale (su una rivista scientifica) sul ritrovamento del batterio: 21 settembre del 2013. A firma di Donato Boscia, Maria Saponari, Franco Nigro e Giovanni Martelli. Sebbene i primer (una tecnica di sequenziamento utilizzata in biologia) da impiegare per la ricerca del batterio, arrivarono al Servizio fitosanitario regionale tre giorni dopo la pubblicazione. La rivista vedeva, peraltro, il professore Martelli nel ruolo di capo redattore e, dunque, per gli inquirenti quella pubblicazione sarebbe stata autoreferenziale e pretestuosa. Sarebbe servita ad ottenere l'accredito per manipolare il batterio.
E.M.
 
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Martedì 7 Maggio 2019 - Ultimo aggiornamento: 10:22