Concorso per diventare insegnanti: l'errore del ministero. Verso una pioggia di ricorsi anche in Puglia

Concorso per diventare insegnanti: l'errore del ministero. Verso una pioggia di ricorsi anche in Puglia
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Giovedì 25 Agosto 2022, 14:13 - Ultimo aggiornamento: 16:30

Anche il Ministero dell’Istruzione può sbagliare. Tutto nasce da un ricorso promosso da una docente, difesa dall’avvocato Pietro Quinto, che ha partecipato al concorso per insegnare nella scuola secondaria. Per la classe di concorso Discipline Letterarie, Latino e Greco il Ministero ha predisposto 50 quesiti offrendo ai candidati quattro possibili risposte, una sola delle quali – o almeno così era detto nel bando di concorso - era quella giusta.

L'ammissione del ministero


Ma così non è stato: per alcuni quesiti le risposte possibili e tutte valide erano più di una. A seguito del ricorso il Ministero, su sollecitazione del Tar Lazio al quale l’avvocato Quinto si è rivolto, è stato invitato a riesaminare i quesiti e verificare le risposte. Ed infatti il Ministero ha dovuto riconoscere che un quesito consentiva di dare due risposte, entrambe corrette. Il quesito riportava un passo del Purgatorio di Dante nel quale il Sommo Poeta faceva ricorso alla metafora della nave per raffigurare la difficoltà del narratore di procedere in un racconto come in un mare tempestoso. E poi chiedeva ai candidati di indicare chi, prima di Dante, avesse usato la stessa metafora.

La concorrente, assistita dall’avvocato Quinto, aveva indicato Ovidio, mentre per il Ministero l’unica risposta esatta era Properzio. Su questo quesito e sulla risposta ministeriale si è scatenata una vera e propria tempesta. autorevoli studiosi, tra cui Luciano Canfora hanno sostenuto che l’unica risposta esatta era proprio quella che indicava Ovidio, come aveva risposto la candidata difesa da
Quinto.


A quel punto il Tar Lazio ha invitato il Ministero a riconsiderare quella ed altre risposte ed il Ministero ha dato ragione alla ricorrente con una soluzione salomonica: le risposte sono entrambe esatte; prima di Dante sia Ovidio che Properzio avevano fatto ricorso alla stessa metafora. «Il ripensamento del Ministero è importante – afferma l’avvocato Quinto - perché, per un verso, consente alla mia assistita di recuperare due punti, e, per altro verso, apre la concreta possibilità di valutare anche gli altri quesiti rispetto ai quali abbiamo sollevato non pochi dubbi».

E si annunciano altri ricorsi

Quinto ha depositato numerosi interventi di studiosi che sostengono come alcune risposte ministeriali fossero errate ed altre domande consentivano risposte plurime. Tra i quesiti messi in discussione quello su un passo di Marcel Proust e su cosa esso preludesse. E poi Isocrate nella sua orazione contro i sofisti voleva sostenere che “le promesse degli eristi sono false” oppure – come sostenuto dalla concorrente - che “il potere è fondato sulla menzogna”? «Siamo convinti – conclude Quinto - che i Giudici dovranno valutare anche questi quesiti stanti le autorevoli opinioni di famosi cattedratici».


E’ una bella battaglia: il Ministero ha in questi giorni inviato una relazione al Tribunale ma Quinto ha già depositato interventi autorevoli che confutano le tesi ministeriali. Saranno i Giudici a decidere nell’udienza fissata a fine novembre. 

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