Concessioni balneari, oggi il giorno della verità: tensione alta nella maggioranza di governo

Martedì 24 Maggio 2022 di Roberta GRASSI

Ci sono fibrillazioni in maggioranza, attorno al “nodo” balneari che trae origine dalle sentenze che l’Adunanza plenaria del Consiglio di Stato ha emesso lo scorso novembre sul “caso Lecce”. Oggi potrebbe essere una giornata decisiva, un test per verificare se le scosse delle ultime ore (incentrate su botta e risposta Lega - Pd - Fi e M5S) siano destinate a trasformarsi in una vera crisi di governo. 
È infatti prevista proprio stamattina la Commissione Industria, commercio e turismo in cui dovrà passare il ddl Concorrenza che è bloccato proprio sul groviglio “concessioni demaniali marittime”. Il leader della lega, Matteo Salvini, assicura che il governo non cadrà sul tema “lidi”. Ma la quadra non si trova nonostante anche Bruxelles sia intervenuto a gamba tesa.

Il confronto


Nella serata di ieri, a chiarire la linea, è intervenuto il senatore della Lega Roberto Calderoli: «Noi cerchiamo di migliorare il testo e se ci va bene lo votiamo, altrimenti non lo votiamo. Il problema della Bolkestein va avanti da anni. È meglio se si trova una soluzione entro il 15 giugno e si vota convintamente il 15 giugno oppure andare allo scontro entro il 30 maggio? Il problema del ddl Concorrenza sono i balneari: si tratta di decine di migliaia di persone che lavorano. Giustamente si dice: se uno aveva pagato troppo poco si deve adeguare. Ma non si può chiedere che quelli che hanno lavorato in maniera corretta debbano fare regali a un francese o a uno svedese. Io non voglio che le nostre spiagge siano svendute a fondi internazionali». 
C’è però il “diktat” del premier, Mario Draghi che in una lettera inviata alla presidente del Senato, Maria Elisabetta Alberti Casellati, aveva fissato come termine ultimo il 31 di maggio. Prospettando, in altre sedi, la possibilità di porre sul ddl Concorrenza la questione di fiducia.
Si dibatte sul termine del 2023, per quel che riguarda la scadenza delle proroghe automatiche, ma anche di come tutelare la categoria dei gestori di lidi e gli investimenti fatti. Di mappature dettagliate del territorio e di formule che garantiscano la prelazione o comunque assicurino un vantaggio a chi dovesse partecipare alle gare che, stando alla linea iniziale, dovrebbero partire nel 2024. 
I toni restano altissimi, insomma. E non si intravede l’ombra di un accordo, al momento, malgrado i richiami del presidente del Consiglio Draghi e di Bruxelles che ha sollecitato l’Italia a tenere il passo con gli interventi necessari a ottenere i fondi del Pnrr, come quelli su fisco e concorrenza. Oggi si riunirà anche la conferenza dei capigruppo di palazzo Madama che avrà all’odg proproi la lettera di Draghi alla presidente Casellati in cui sollecita l’approvazione entro fine maggio altrimenti verrebbe messo a rischio «uno degli obiettivi fondamentali del Pnrr».
«L’opposizione che Salvini sta facendo - ha accusato il segretario del Pd, Enrico Letta - ha superato il limite. Salvini che mette a rischio le risorse del Pnrr è incompatibile con il lavoro efficace e positivo dell’azione di Governo». Se l’Esecutivo è a rischio, gli ha risposto il leader della Lega, è «per i capricci del Pd sullo ius soli e il ddl Zan e del M5s che non vuole i termovalorizzatori». Ieri, a quanto trapela, non si sono svolte riunioni formali e, non sono state convocate riunioni di maggioranza prima della seduta della Commissione che inizierà alle 12.30 e che, potrebbe anche non essere risolutiva. 
Si sta continuando a cercare un punto di caduta sulle concessioni delle spiagge sia sul tema degli indennizzi che su quello, più complicato, dei tempi di avvio delle gare. In caso di mancato sblocco entro quell’ora si potrebbe decidere, di avviare la votazione sugli altri articoli sui quali la maggioranza aveva raggiunto un accordo (ritirando tutti gli emendamenti superatì) oppure, come appare più probabile, rinviare le decisioni sull’iter del provvedimento alla Conferenza dei capigruppo del primo pomeriggio.

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