Concessioni balneari, sì all'emendamento del Governo. Stefàno: «Una buona mediazione fra tutti gli interessi in gioco»

Concessioni balneari, sì all'emendamento del Governo. Stefàno: «Una buona mediazione fra tutti gli interessi in gioco»
di Re.Att.
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Sabato 28 Maggio 2022, 05:00 - Ultimo aggiornamento: 20:21

«Un passo avanti». Per il presidente della commissione Politiche europee di Palazzo Madama, il senatore Pd Dario Stefàno, l’emendamento del Governo approvato in commissione e che disciplina ex novo il settore delle concessioni demaniali marittime segna una svolta su un tema che ha a lungo diviso e ancora divide la classe politica e imprenditoriale italiana e pugliesi. Lunedì sarà l’Aula del Senato a rendere definitivo quell’emendamento, chiarendo anche dubbi interpretativi e questioni squisitamente giuridiche sollevate dal Tar Lecce.

Senatore qual è l’obiettivo del testo approvato in commissione?
«Quel testo prova a tenere insieme la disciplina europea con quella nazionale che, negli ultimi anni, si sono intrecciate e vicendevolmente influenzate, scatenando una notevole incertezza interpretativa per gli operatori del settore. Abbiamo visto contrapposte, da un lato, le regole europee che richiedono l’assegnazione con gara pubblica delle concessioni demaniali marittime; dall’altro, la situazione italiana che, di fatto, permetteva l’attribuzione o il mantenimento delle concessioni demaniali anche senza una gara e con ripetute proroghe degli affidamenti agli stessi concessionari. Diverse sentenze della Corte di Giustizia, della Corte Costituzionale e anche del Consiglio di Stato avevano denunciato la situazione italiana, ma non sono riuscite a rendere definitivo e certo il quadro giuridico vigente. L’apertura di una procedura di infrazione a carico dello Stato italiano nel 2020 ha reso tuttavia improcrastinabile una soluzione definitiva».

L’urgenza di una soluzione si è posta anche grazie a due diverse sentenze del Consiglio di Stato che hanno confermato la bontà delle indicazioni europee: le concessioni vanno assegnate con gara pubblica, come aveva chiesto in giudizio il Comune di Lecce.
«Sì, quelle sentenze hanno tuttavia consentito, nelle more della fissazione di una normativa statale sulle procedure di gara, che le concessioni in essere - ancorché affidate senza gara - fossero legittime fino al 31 dicembre 2023. E questo al fine di permettere entro quella data l’espletamento di gare pubbliche. In questo contesto, si inserisce l’emendamento del Governo approvato, che codifica i princìpi espressi nel Consiglio di Stato nelle sentenze del 2021 e fissa al 31 dicembre 2023 l’efficacia delle concessioni demaniali assegnate senza gara».

Quali sono gli effetti immediati dell’emendamento?
«Risolve il conflitto di attribuzione, sollevato da alcuni parlamentari, che avevano denunciato da parte del Consiglio di Stato l’assunzione di funzioni legislative in deroga alla tripartizione dei poteri. Conflitto che la Corte costituzionale ha peraltro ritenuto inammissibile per difetto di legittimazione dei ricorrenti. E con l’approvazione dell’emendamento, l’ordinamento italiano è ora pienamente coerente nel fissare la data del 31 dicembre 2023 quale data ultima per la legalità delle concessioni assegnate senza gara, e quindi in violazione del diritto europeo. Ovviamente le altre concessioni, quelle cioè che già oggi sono state assegnate tramite procedura comparativa, conservano integra la validità anche oltre quella data. Ma c’è dell’altro».

Cosa?
«Nell’emendamento è stato inserito un punto di ulteriore proroga della legittimità delle concessioni, alla data del 31 dicembre 2024, ma solo nel caso in cui ragioni realmente oggettive impediscano la conclusione della procedura selettiva entro quella data. Ragioni che la norma esemplifica nella pendenza di un contenzioso o in difficoltà oggettive legate all’espletamento della procedura. È una soluzione sicuramente articolata e di non semplice attuazione, ai limiti della compatibilità con l’ordinamento europeo, ma può riuscire nell’intento di rendere coerente, in tempi rapidi e definitivamente, l’ordinamento italiano con quello europeo e chiudere anche così la procedura di infrazione aperta a nostro carico. Evitando così possibili conseguenze di carattere finanziario per l’inadempimento dello Stato, unico responsabile per le violazioni del diritto europeo operate anche dai Comuni».

Viene quindi cancellata de facto la norma inserita nella legge di bilancio 2019 che prorogava le concessioni al 2033.
«Esatto. Quella norma viene abrogata. Con l’emendamento sono stati fissati alcuni importanti princìpi, molti dei quali potranno rendere coerente l’assegnazione delle concessioni con i princìpi europei di imparzialità, di non discriminazione, di parità di trattamento, di massima trasparenza e pubblicità».

Uno dei punti chiave nel dibattito tra le forze politiche ha riguardato il ruolo del concessionario uscente, qualora non riuscisse a vincere la gara. Cosa cambierà?
«La delega fissa alcuni princìpi di rilievo che garantiscono in maniera efficace l’eventuale concessionario uscente attraverso l’attribuzione di un indennizzo, che i decreti delegati dovranno definire con criteri uniformi e che sarà posto a carico del concessionario subentrante. Importante è anche la fissazione, che i decreti delegati dovranno effettuare, dei canoni annui da porre a carico del concessionario e che dovranno tenere conto della effettività redditività delle aree da affidare in concessione. La misura del canone utilizzata fino a oggi è del tutto inidonea a rappresentare l’effettiva redditività delle aree concesse. Bene così».

Il Tar Lecce ha rimesso la questione alla Corte di Giustizia europea. Cosa ne pensa?
«La definitiva fissazione di una procedura di attribuzione delle concessioni vale anche a fugare i dubbi espressi dal Tar Lecce, secondo il quale, in assenza di una disciplina specifica di attuazione della direttiva servizi sulle gare per le concessioni demaniali, c’è l’impossibilità per l’operatore italiano di ritenere illegittime le concessioni affidate senza gara, con la conseguenza che queste rimangono valide. L’emendamento approvato fissa una disciplina di svolgimento delle gare e mantiene la validità delle concessioni sino al 2023 (o in alcuni casi sino al 2024). Così risolve definitivamente anche i dubbi del Tar leccese. Tanto più che è evidente che, una volta approvati i decreti delegati di attuazione della norma, la tesi della non auto-esecutività della direttiva europea sui servizi non potrà più essere sostenuta e, quindi, le concessioni assegnate senza gara saranno da considerare decadute a tutti gli effetti».

Insomma è soddisfatto.
«Sì, si tratta di una disciplina che prova a mediare tre le diverse istanze rappresentate e che potrà chiudere in tempi rapidi una questione annosa che ha lungamente interessato l’ordinamento italiano».

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