Comunali, l'esercito di civiche per il voto di ottobre: si vota per sindaco e Consiglio in 54 città

Comunali, l'esercito di civiche per il voto di ottobre: si vota per sindaco e Consiglio in 54 città
di Antonio BUCCI
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Domenica 5 Settembre 2021, 22:41 - Ultimo aggiornamento: 6 Settembre, 12:59

Il tandem Pd - 5 Stelle alla prova dei territori, tante civiche e pochi simboli storici, il ritorno di volti noti e le polemiche, da buona tradizione. La consegna delle liste è il Capodanno della campagna elettorale. L'ultimo fronte (ri)aperto è Nardò. Una delle formazioni a sostegno dell'uscente Pippi Mellone conterrebbe - secondo i detrattori - persone vicine al governatore, Michele Emiliano, che pure aveva riservato al primo cittadino parole al miele. Con buona pace del centrosinistra, schierato a sostegno di Carlo Falangone, dopo aver chiesto persino un intervento di Enrico Letta. E degli altri due competitor. Se è per questo, Mellone civico ma di simpatie destrorse ha dalla sua nove liste in tutto, con la ricandidatura della squadra amministrativa al completo, compreso l'assessore all'ambiente Mino Natalizio, considerato il più vicino a Emiliano.


Solo schermaglie? È soltanto uno dei 54 Comuni alle urne nella finestra di ottobre. Si voterà, infatti, in tredici centri con popolazione legale superiore alla soglia dei 15mila abitanti con il sistema maggioritario a doppio turno. Sono quelli che, per assegnare la fascia, dovranno aspettare i ballottaggi del 18 ottobre, se non riusciranno a farlo al primo turno. Quarantuno, invece, i Comuni per i quali la partita si chiuderà già con lo spoglio di lunedì 4. Gli interrogativi sono tanti, anche sull'asse Bari-Roma.

Quanto reggerà il ticket tra dem e pentastellati, caldeggiato dall'ex ministro Francesco Boccia? «Già a marzo ho invitato il centrosinistra a fare un tavolo pugliese per capire dove si potessero trovare convergenze. Questo tavolo è arrivato, forse, un po' tardi ma non sono mancate le interlocuzioni. Il metodo è stato quello di lasciare piena autonomia ai territori, così che potessero emergere i punti di incontro», spiega Leonardo Donno, che ha seguito il dossier da facilitatore M5S. Tiene a Cerignola, senza però riunire il centrosinistra, dal momento che la sintesi su Francesco Bonito in 115 con lui - non è bastata a convincere Tommaso Sgarro, i cui supporter vanno da Azione a Rifondazione. Il centrodestra riporta sugli scudi l'ex sindaco Antonio Giannatempo, che spera nei tempi supplementari. E chissà se riuscirà ad arrivarci anche Franco Metta, ultimo ad indossare il tricolore, prima dello scioglimento del Comune per infiltrazioni della criminalità.


Altro ritorno illustre è quello di Lello Di Bari a Fasano - quota azzurra, già sindaco e assessore - che prova a intralciare la riconferma di Francesco Zaccaria. «È una città migliore rispetto a cinque anni fa. E lo sarà ancor di più se i cittadini ci confermeranno la loro fiducia», manda a dire l'uscente, con quattro contrassegni sulla scheda. I simboli, appunto. Ne ha dodici Stefano Minerva, a Gallipoli, il che lo rende papabile al bis, almeno sulla carta e con tanto di benestare pentastellato. Provano a mettersi di traverso anche Flavio Fasano e il centrodestra a trazione Fratelli d'Italia, con cinque liste in tutto. Da tenere d'occhio, da quelle parti, le mosse dell'assessore regionale allo Sviluppo Economico, Alessandro Delli Noci, dopo l'exploit delle Regionali. Il gioco di sponda dei giallorossi tiene a San Nicandro Garganico e pure a Ruvo nel Barese pur senza simbolo degli uomini di Giuseppe Conte in favore di Pasquale Chieco, che dalla sua ha una coalizione che ricalca quella di via Gentile, dai Popolari alla Sinistra. Cinque liste e i partiti dagli ex An a Lega e forzisti per Luciano Lorusso, medico e passato Dc.


È stato il primo ad essere individuato dalle segreterie provinciali. E poi i fronti dove le intese sono saltate: Noicattaro - ad esempio - ma anche Ginosa, dove il Movimento schiera Raimondo Innamorato e Vito Parisi. Oppure Massafra, dove il regionale Michele Mazzarano avrebbe volentieri benedetto l'accordo. D'altro canto, tra un anno si vota a Taranto e il totonomi è già partito. A Manfredonia, c'è già in corsa l'ex numero uno di Confindustria, Gianni Rotice. In compenso, si voterà più in là, all'uscita dal commissariamento. Per tutti gli altri, è tempo di lasciare la panchina ed entrare in campo.

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