La foto della bambina con il pallone: l'incontro con Letizia Battaglia e il legame con Lecce

La foto della bambina con il pallone: l'incontro con Letizia Battaglia e il legame con Lecce
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Venerdì 15 Aprile 2022, 16:41 - Ultimo aggiornamento: 19 Aprile, 15:47

A fianco della bara nella camera ardente di Palazzo delle Aquile, allestita per l'ultimo addio alla fotografa Letizia Battaglia, c'è una foto in bianco e nero. Si tratta di una delle foto che più rappresenta l'opera dell'artista scomparsa, quella della bambina con il pallone fotografata nel 1980 in una stradina del quartiere Cala a Palermo. Quella bambina, Katia Malizia, è diventata il simbolo del volto pulito delle palermitane e oggi ha 50 anni. Ha ancora il broncio che l'ha resa celebre in quello scatto. Si è sposata giovane e trasferita in Puglia, a Lecce, dove vive anche uno dei suoi figli.

L'incontro, come racconta l'Ansa, avvenne nel 2018: fu la stessa Battaglia a contattare la trasmissione televisiva "Chi l'ha visto?" per lanciare un appello: voleva ritrovare quella bambina, ormai diventata donna dopo 38 anni da quello scatto. «La mia bambina era diventata una splendida donna, bella e onesta. Non mi aveva tradito». Rispetto al loro primo incontro, invece, avea raccontato i dettagli: «Ero in una trattoria con Franco Zecchin e un altro bravo fotografo, Ernesto Bazan. Dopo il pranzo siamo andati a sederci fuori per un caffè. Un gruppo di bambine stava giocando per strada. Mi alzai precipitosamente e le raggiunsi. Una molto magra attrasse la mia attenzione. Le puntai addosso l'obiettivo. Era stupita, forse intimorita, la spinsi dolcemente come in sogno verso il portone, contemporaneamente lei alzò il braccio sopra la testa, il pallone sempre in primo piano. Poi lei tornò a giocare. Diventò la bambina normale che era».

Il ricordo di Katia

Anche Caterina Malizia, che tutti chiamano Katia, ha un ricordo indelebile di come andarono le cose. Così lo ha raccontato all'Ansa: «Sono nata e cresciuta a Monreale. Mia mamma, palermitana, mi portava con sé da piccola per andare a trovare alcuni parenti a Palermo. Lei saliva dai miei zii, io scendevo giù a giocare a pallone con altri bambini. E mentre giocavo vidi una signora con la macchina fotografica che si avvicinava. Con lo sguardo imbronciato guardavo questa sconosciuta. Mi fece appoggiare a un portone nella zona della Cala. E lì mi fece lo scatto diventato così celebre».

L'appello a Chi l'ha visto e l'incontro

Da donna adulta Katia ha vissuto fuori in Puglia, a Lecce. Qui la raggiunse la notizia che quella fotografa incontrata 38 anni prima stava cercando proprio lei. «Letizia Battaglia si chiedeva che fine avesse fatto la bambina col pallone e per questo mandò una mia foto alla redazione di 'Chi l'ha visto?'. Mio fratello intuì che ero io. E rispose inviando una mia foto da piccola. Fui chiamata dai giornalisti della trasmissione. E così arrivò l'incontro con Letizia a Palermo, davanti allo stesso portone della Cala. Si emozionò tantissimo. Ricordo che mi guardò e disse: è proprio lei la bambina che cercavo. Si mise a piangere, mi abbracciò e con quei suoi occhi dolci mi disse: sei rimasta tale e quale. Bella da piccola e bella da grande».

Un volto come immagine dell'onestà

Aggiunse anche che quel volto era l'immagine dell'onestà. «Mi riconosco», dice Katia. «Alta, bella e molto onesta. Sono diventata mamma da giovane, ho cresciuto due figli, mi sono sposata a Lecce, uno dei miei figli è poliziotto. Dopo esserci ritrovati, Letizia è venuta anche a casa mia, a conoscere i miei figli che vivono uno a Milano, l'altro in Puglia. Erano felicissimi. Da quel momento lei ha fatto parte della nostra famiglia ed è stata testimone di un pezzo della mia vita e della mia infanzia. Rimarrà nei nostri cuori». Katia ha appreso della scomparsa di Letizia dal figlio che vive a Milano. Non riesce a trattenere l'emozione: «Sono molto addolorata. Di Letizia - dice - rimarrà sempre il suo ricordo, la sua risata, la sua sigaretta (era una grande fumatrice). È stata una grande donna che ha lottato per le donne, contro l'ingiustizia, contro la mafia». 

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