Caso Arpal, Cassano «mai licenziato». Pronto il ricorso alla Consulta

Caso Arpal, Cassano «mai licenziato». Pronto il ricorso alla Consulta
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Giovedì 10 Novembre 2022, 05:00

«Non si fanno leggi contra personam» tuona l’avvocato Fabrizio Lofoco, del foro di Bari. Ed è proprio a partire da questo principio che, per conto di Massimo Cassano, il legale incardinerà il ricorso al Tar contro la legge regionale che ha determinato la decadenza del suo assistito dal ruolo di direttore dell’Agenzia regionale per le politiche attive del lavoro (Arpal). Con quel ricorso non solo sarà contestata integralmente la strada seguita dalla maggioranza regionale per rimuovere Cassano dall’incarico fiduciario che gli fu assegnato dal presidente Michele Emiliano, ma sarà anche chiesta la remissione dell’intero caso alla Corte Costituzionale: «La norma è sicuramente incostituzionale - prosegue Lofoco -. Per questo, qualsiasi decisione prendesse adesso il governatore regionale, noi andremmo avanti fino alla pronuncia della Consulta su questo “mostro giuridico” partorito dal Consiglio e dalla sua maggioranza di centrosinistra». 

La candidatura e poi la decadenza da dg Arpal


Un passo indietro. Dopo la decisione di Cassano di candidarsi alle Politiche con il Terzo polo, il Pd regionale ha portato in Aula la legge per ridisegnare la governance delle Agenzie regionali, a partire da Arpal, con l’obiettivo di esautorare Cassano, il cui operato era stato più volte motivo di aspre polemiche. La norma è stata approvata il 19 ottobre scorso, nonostante il “no” delle liste civiche, aprendo la strada a una resa dei conti che, nei giorni scorsi, ha visto la sottrazione di ufficio, password e casella di posta elettronica del dg decaduto, ma mai effettivamente licenziato per iscritto. «Riteniamo illegittimo esautorare una persona senza la rescissione del contratto, come prevedono le norme. Qualsiasi legge - argomento l’avvocato Lofoco - richiede dei provvedimenti applicativi che, in questo caso, non ci sono stati». Di più: «Probabilmente, e sottolineo probabilmente, qualcuno continua ad agire utilizzando le credenziali del direttore Cassano che, qualora succedesse qualcosa, sulla carta resta ancora il responsabile civile e penale di tutto quanto accade in seno ad Arpal. Se così fosse, forse si profilerebbe un reato, del quale qualcuno poi dovrebbe rispondere». 

La difesa


Lofoco ha quindi prima notificato la richiesta di un “decreto cautelare ante causam”, discusso ieri al Tar Bari e sul quale si attende il pronunciamento dei giudici entro i prossimi 15 giorni. Poi formalizzerà il ricorso, chiedendo di rimettere gli atti alla Consulta. Nel frattempo, dopo la pubblicazione sul Bollettino regionale della norma che ha determinato la decadenza di Cassano, si è insediata la commissaria designata dalla stessa norma a reggere l’Agenzia fino alla nomina di un Consiglio di Amministrazione, ovvero la direttrice del dipartimento Lavoro, Silvia Pellegrini. Ed è proprio al momento dell’insediamento della commissaria, che si è verbalizzato di esentare Cassano da ogni attività, resettando posta elettronica, password e precludendogli l’uso della sua stanza. «Qualcuno non ha ancora capito - chiude Lofoco - che un ente pubblico deve agire per atti e non per comportamenti. Attendiamo ora un provvedimento presidenziale, ma a prescindere dalla decisione che Emiliano deciderà di prendere noi andremo avanti in questa battaglia per la legalità». Dagli esiti quanto mai incerti. 

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