Caro-energia, la stangata di primavera: raddoppiano i prezzi di pane e pasta. I rincari nel carrello della spesa

Venerdì 28 Gennaio 2022 di Rita DE BERNART

I rincari delle materie prime e dell’energia rischiano di strozzare consumatori e aziende e mandare in tilt l’intero sistema. E gli effetti delle bollette “lievitate” non si sono ancora fatti sentire sui prodotti finali, acquistati dalle famiglie nei grandi supermercati. La stangata è attesa in primavera. Nella grande distribuzione, anche in Puglia, lo scontrino è aumentato mediamente fino al 10%. Al momento le catene della distribuzione organizzata stanno cercando di assorbire in parte l’inflazione dei prezzi per non gravare sui cittadini, ma gli aumenti a catena si fanno sentire. Il pane e la pasta per ora costano ai pugliesi tra il 40 e il 50% in più, anche il latte è aumentato di almeno il 7% così come latticini e prodotti caseari, e gli ortaggi subiscono continue variazioni di prezzo con punte che arrivano ad oltre il 400%. Proprio la dieta mediterranea, quella tipica dei pugliesi, da sempre definita salutare ed economicamente conveniente, diventa invece sempre più onerosa. Mettere nel carrello un chilo di pasta e uno di pane, un litro di latte, una confezione di biscotti e magari delle zucchine, dei cavoli o dei finocchi oggi costa fino a 5 euro in più. 

 

Lo scontrino


Leggendo nel dettaglio uno scontrino, per fare qualche esempio concreto, un chilo di pasta che fino a qualche tempo fa si acquistava in un punto vendita della grande distribuzione a 1 euro e dieci, oggi ne costa anche 1 e 40 e arriverà a costarne anche 1 e 70 e oltre. Per un chilo di pane l’aumento attuale è di circa 60 centesimi, per una confezione di biscotti di circa 30. Il costo del carrello si fa sempre più pesante e nei prossimi mesi, in assenza di ulteriori interventi del Governo sul caro-energia, i rincari potrebbero diventare insostenibili. Per alcuni prodotti, in particolare per quelli del mondo delle farine e dei grani che hanno subito il 100% di aumento, si potrebbe arrivare a pagare il doppio del costo attuale a scaffale. Un circuito impazzito che rischia di paralizzare l’intero sistema economico: le aziende sono pressate dalla roulette dei prezzi delle materie prime, in alcuni casi triplicati, e dal caro bollette e sono costrette, contratti permettendo, ad adeguare al rialzo il prezzo di vendita; le grandi catene di distribuzione e i rivenditori alzano il prezzo a scaffale, i consumatori, anello debole della catena, a loro volte alle prese con gli aumenti generalizzati tirano la cinghia. Risultato: cala la spesa, calano gli incassi e i profitti. E le aziende potrebbero essere costrette a diminuire la produzione. 


La ricetta della GdO

 

Le aziende della distribuzione tuttavia in questa prima fase si stanno impegnando a fare da argine per contenere i rincari ed evitare che questi impattino sul consumatore finale, su indicazione di Federdistribuzione. «Sono i numeri a parlare – ha dichiarato nei giorni scorsi il presidente del sindacato Alberto Frausin. Il “carrello della spesa” registra un’inflazione del 2,4% a fronte dell’indice complessivo che sfiora il 4%». Anche in Puglia alcuni gruppi, tra cui la società Megamark di Trani che gestisce fra l’altro i punti vendita Famila in tutta la regione, cercano in linea con le indicazioni nazionali di assorbire gli aumenti e mettono in campo sistemi di premialità con buoni sconto mensili a fronte del raggiungimento di una soglia di spesa. «Come grande distribuzione - ha commentato in una intervista il presidente Megamark Giovanni Pomarico - consci delle difficoltà dei nostri consumatori di affrontare i rincari, cerchiamo per il momento di assorbire gli aumenti, riversandone sul mercato meno della metà, in accordo con Federdistribuzione». A soffrire però sono anche le aziende produttrici che si trovano ad affrontare da una parte i prezzi pazzi di materie prime, energia e gas e dall’altra anche la frenata della spesa da parte dei cittadini. 

 

Le aziende


«Conti alla mano – commenta Dino Ligorio dell’omonimo pastificio nel brindisino, l’incidenza media dei rincari delle materie prime sui costi di produzione è oggi dell’85%. A pesare di più sono i beni energetici, oltre al grano. A dicembre per un consumo di gas di 2.299 metri cubi abbiamo pagato 1.293 euro, a gennaio per un consumo di 2.989 addirittura 5.044 euro. Ad oggi il prezzo scaffale è già aumentato di circa il 20% per una pasta industriale e del 30% per la pasta più artigianale e si prevedono ulteriori rincari. Uno dei problemi principali per le imprese sarà di non riuscire a sopportare i costi sempre più onerosi anche perché d’altro canto non sarà possibile ribaltarli per intero sul mercato/consumatore finale anch’esso sempre più in difficoltà».

 

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