Capone: «Io candidata per condividere l'orgoglio pugliese»/ L'intervista

Loredana Capone
Loredana Capone
di Alessandra LUPO
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Martedì 13 Settembre 2022, 05:00 - Ultimo aggiornamento: 07:02

Loredana Capone, lei correrà quarta nel listino plurinominale del Senato. Ha accettato una sfida resa difficile dalle decisioni del partito. Perché lo ha fatto?
«Per senso del dovere e perché in politica bisogna dare l’esempio. Mi sono detta: se non sono io la prima a metterci la faccia, se non lo faccio io che sono una dirigente del Pd, io che ho contribuito a fondarlo, come posso poi chiedere a un militante semplice di mobilitarsi? La Puglia di oggi è diversa, migliore, e io sono orgogliosa. Per quell’orgoglio, per le parole e l’affetto enorme dei pugliesi ogni volta che le nostre strade s’incrociano. Per tutto questo ho accettato. Perché la famiglia non si abbandona quando c’è maretta, la si stringe più forte».

Come risponde alle accuse di maschilismo arrivate dalla base in merito alla composizione delle liste? 
«Il segretario Letta ha ribadito fin dall’inizio quanto sia importante per il Pd puntare sulle donne, in Puglia questo buon proposito non ha prevalso. È sacrosanto interrogarsi sul perché. È dovuto un chiarimento. Le donne hanno ampiamente dimostrato che se hanno fiducia e possono operare ottengono risultati straordinari. Allora è evidente che non è solo una questione di parità, cosa che nel 2023 dovrebbe essere naturale, ma un’opportunità che si dovrebbe cogliere per buon senso. Già in Puglia la mancata approvazione per la legge sulla doppia preferenza aveva aperto una ferita. Con l’approvazione all’unanimità della mia proposta di legge sulla parità salariale pensavo che qualcosa potesse essere cambiato. È evidente che c’è ancora molto da combattere».
Lei è la prima donna presidente del Consiglio regionale pugliese. A livello nazionale invece la prima donna premier sarà con ogni probabilità di Destra. Un bel colpo per il progressismo di sinistra, non trova?
«Penso innanzitutto che nulla è detto ancora, che abbiamo 15 giorni per far capire alle persone che l’Italia che ci consegnerebbero le destre non è quella che meritiamo, soprattutto, non è quella scritta nella nostra Costituzione. Non è quindi solo una questione di genere ma di principi e di valori».
Energia, lei ha recentemente parlato della questione compensazioni Tap su cui esiste una proposta di legge regionale depositata da esponenti del suo partito. L’idea di intervenire in quel modo però non sembra convincerla troppo. Perché?

«Che ci sia la necessità impellente di interventi urgenti e incisivi per proteggere le famiglie e le imprese è indubbio. Riguardo le compensazioni TAP ho espresso delle riserve connesse ad alcuni aspetti. Innanzitutto l’entità delle risorse che sarebbero necessarie. In Basilicata, Regione che ha seguito una strada di questo tipo verranno investiti, in poco più di due anni, 460milioni di euro. Per una popolazione di 560mila persone. Quanto sarebbe necessario per la Puglia, con i suoi 4 milioni di abitanti? Da considerare inoltre che questa non sarebbe comunque la soluzione per le imprese giacché interventi di questo tipo si configurerebbero come aiuti di stato e andrebbero a confliggere, probabilmente, con la normativa europea in materia. Un ultimo aspetto è poi quello legato all’impatto di strategie di questo tipo sulle politiche per la transizione energetica. Continueremmo a finanziare fonti fossili mentre è ormai chiaro che la direzione deve essere quella di incentivare fonti rinnovabili e sostenibili».
In Puglia la situazione politica è più complessa che altrove. Il centrosinistra deve vedersela con gli avversari ma nel PD c’è in ballo anche la definizione dei rapporti di forza con il civismo. Lei che ne pensa?
«In tutti questi anni, in Regione, abbiamo lavorato insieme su un buon programma di governo che ci ha visto uniti a costruire buone pratiche per risolvere i problemi delle nostre comunità, peraltro in uno dei periodi storici più complessi vissuti finora. La stessa cosa è avvenuta in tanti comuni pugliesi. Ora stiamo mettere questa collaborazione a servizio del Paese».
Veniamo alla campagna elettorale, qual è il tema che le sta più a cuore del programma Pd?
«L’emigrazione dal Sud al Nord e da tutta l’Italia verso l’estero è uno dei più grandi problemi del nostro Paese. La difficoltà a trovare un lavoro stabile, il vortice di stage gratuiti o sottopagati in cui entri da neolaureato e in un attimo hai già 40 anni e niente è cambiato, i contratti, per i più fortunati, a termine con uno stipendio da fame, che a stento riesci a pagare l’affitto figuriamoci a mettere a mondo un figlio. Sono drammi che vanno affrontati di petto e il PD mi pare sia l’unico a fare proposte concrete: dai 10mila euro al compimento dei 18 anni per le spese d’istruzione all’obbligo di retribuzione per gli stage, dagli incentivi per le assunzioni a tempo indeterminato degli under 35 al fondo garanzia mutui per la prima casa».

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