Caos balneari, i gestori dei lidi: «Abbiamo investito e pretendiamo chiarezza»

Mercoledì 18 Maggio 2022 di Giuseppe ANDRIANI

Vogliono certezze i gestori dei lidi balneari e vogliono uscire da un empasse che dura da ormai troppo tempo. «Siamo stanchi», è la prima reazione. Ancor prima di entrare nel merito della decisione di ieri del Consiglio di Stato, per cui comunque in tanti chiedono qualche ora ancora per poter avere un minimo di chiarezza in più. Il sentimento diffuso è quello di una richiesta di chiarezza, di certezze e soprattutto vogliono essere tutelati. «Speriamo sempre che il tutto si possa risolvere e che lo stato possa soprattutto tutelare i nostri interessi. Siamo pronti a rivedere anche gli accordi - spiega Francesco Alba, imprenditore balneare di Monopoli e consigliere comunale con Forza Italia -, ma è il momento di sentirci tutelati. Siamo disposti a un confronto, abbiamo tutti investito in quello che facciamo e penso che questo meriti, già di per sé, rispetto». 
«La verità è che non si capisce niente», dice, invece, Fabrizio Santorsola, gestore di un’attività a Fasano e presidente regionale di Fiba Confesercenti. Il tira e molla tra le leggi comunitarie e quelle nazionali ha mandato in confusione i gestori, gli imprenditori, come se non bastassero due anni di pandemia e di flussi turistici inevitabilmente più bassi. «Sì, siamo in uno stato di foncusione totale. Oscilliamo tra l’illusione e la disillusione rispetto alle notizie che arrivano e che poi vengono ovviamente capovolte. Vorremmo soltanto che tutta questa vicenda si possa concludere quanto prima, in un senso o nell’altro». E anche da Santorsola l’appello più forte è quello a una chiarezza di fondo e a una tutela degli interessi: «Il governo evidentemente non ci vuole bene, non ci sentiamo tutelati e speriamo che invece qualcuno si preoccupi anche dei nostri interessi. A volte abbiamo l’impressione di essere una zavorra per questo Paese, visto tutto quello che sta succedendo, ed è un vero peccato». 

I tempi della giustizia

Parole chiare, dure. A tratti persino disilluse. Il Consiglio di Stato che si è pronunciato ieri ha completamente riaperto la partita, in una settimana caldissima, visto che era di appena pochi giorni fa la notizia del Tar di Lecce, che sembrava andare in una direzione diversa. «C’è anche da considerare - prosegue Santorsola - che bisognerà vedere quali saranno i tempi della giustizia europea, se saranno lunghi noi prenderemmo tempo, altrimenti sarà chiaramente un problema perché al momento non sapremo cosa succederà». 
«Siamo stanchi», è la prima battuta anche di Antonio Monaco, che gestisce un lido a conduzione familiare a Brindisi. «L’importante per noi - aggiunge l’imprenditore - è tutelare gli investimenti che abbiamo fatto, siamo famiglie normali e abbiamo voluto puntare su questa attività, nel 2006, quando la situazione era diversa. Pensate che c’è gente che magari vive nei lidi e che non ha un’altra occupazione. Quello di prendere una concessione è stato per tanti di noi un investimento per la vita e poi invece è cambiato tutto. È come se un lavoratore con un contratto a tempo indeterminato si trovasse un rapporto diverso in itinere». È il racconto di un imprenditore che porta avanti la propria attività, non senza sacrifici: «La gente magari non lo vede o non lo sa, ma noi qui lavoriamo per tutto l’anno tra pulizie e altri tipi di intervento. Avere un lido vuol dire sostenere delle spese. E adesso aspettiamo di capire cosa succederà, come si evolverà la situazione. Ci tengo a precisare - prosegue Monaco - che siamo gli unici che curano le spiagge, spesso anche quelle pubbliche». 
Vogliono certezze e chiarezza. E soprattutto, come dicono tutti, sono stanchi.
 

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