Covid, 1.573 nuovi casi e tre decessi in Puglia. «Omicron 5? Il virus più contagioso al mondo»

Covid, 1.573 nuovi casi e tre decessi in Puglia. «Omicron 5? Il virus più contagioso al mondo»
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Lunedì 27 Giugno 2022, 14:27 - Ultimo aggiornamento: 29 Giugno, 21:30

Scende il numero dei contagi nel weekend ma cala anche il numero dei test effettuati: 1.573 i nuovi casi, la metà rispetto alla giornata di ieri (domenica 26 giugno). Mentre è già allarme ondata estiva: Omicron 5 infatti, secondo i virologi «forse oggi può essere considerato il virus più contagioso al mondo e proprio in questa caratteristica sta la sua pericolosità». Ancora molto bassa la percentuale della quarta dose di vaccino anche tra i fragili.

I numeri del bollettino covid

Oggi - 27 giugno - in Puglia si registrano 1.573 nuovi casi di contagio da Coronavirus su 8.702 test analizzati nelle ultime 24 ore per una incidenza del 18%. I decessi sono stati tre. I casi odierni sono stati individuati nelle province di Bari (444), Bat (181), Brindisi (135), Foggia (199), Lecce (401), Taranto (180). Sono residenti fuori regione altre 24 persone risultate positive in Puglia mentre per altri nove casi la provincia di appartenenza non è stata ancora definita. Delle 35.725 persone attualmente positive 269 sono ricoverate in area non critica (come ieri) e 10 in terapia intensiva (ieri nove).

I virologi su Omicron 5

Sars-CoV-2, nella "versione" Omicron 5, «forse oggi può essere considerato il virus più contagioso al mondo e proprio in questa caratteristica sta la sua pericolosità»: rispetto al coronavirus che ci ha travolto come uno tsunami nelle prime fasi della pandemia «è sicuramente meno aggressivo, ma resta problematico perché nel provocare tante infezioni può arrivare facilmente anche alle persone più fragili». In un'intervista all'Adnkronos Salute Arnaldo Caruso, presidente della Società italiana di virologia (Siv-Isv), invita «non sottovalutare» la sottovariante Omicron BA.5 destinata a diventare dominante.

Un monito che l'esperto lancia soprattutto in vista dell'autunno perché «a ottobre il virus ritornerà», avverte, mentre l'ondata attuale è «la sorpresa che non ci si aspettava», che però «potrebbe essere solo una fiammata fugace». «Viviamo sicuramente un rialzo che in questo momento non ci attendevamo», spiega lo specialista, ordinario di microbiologia e microbiologia clinica all'università di Brescia e direttore del Laboratorio di microbiologia dell'Asst Spedali Civili, perché Sars-CoV-2 resta «un virus respiratorio» che in quanto totale «durante il periodo estivo si sarebbe dovuto trovare in una fase di remissione. Sapevamo che Omicron 5 riesce a infettare persone già vaccinate o guarite da un'infezione associata a precedenti varianti, quindi che in qualche modo è in grado di 'bucarè l'immunità vaccinale e quella naturale» in termini di capacità infettiva, ferma restando la protezione contro le forme più gravi di malattia Covid-19. «Però pensavamo che colpisse un po' più avanti, non adesso», osserva Caruso. «Tuttavia - precisa - quella in corso potrebbe essere una fiammata e nient'altro, come abbiamo visto succedere in altri Paesi, per esempio in Portogallo. Noi siamo un pò in ritardo», dunque ancora con una curva in crescita, «ma speriamo intorno a fine luglio, superato il picco, si possa avere un agosto più tranquillo che permetta di vivere vacanze serene».

Omicron 5: i sintomi

Ma la corsa di Omicron 5, meno cattiva come le altre "sorelle" della famiglia Omicron, è una cosa buona oppure no? L'avvento di «Omicron BA.5 - risponde il presidente dei virologi italiani - ci dice che il virus Sars-CoV-2 continua a evolversi e sicuramente questa caratteristica di riuscire a contagiare un po' in tutti non è una buona notizia, perché infettando su grandi numeri Omicron 5 può raggiungere più facilmente anche le fasce fragili. Se è vero che la maggior parte di noi, o per la vaccinazione o per l'infezione naturale o per entrambe, ha sviluppato una base immunologica importante» e mantiene uno 'scudò contro Covid grave, «dobbiamo fare comunque molta attenzione e proteggere chi questa base immunologica non ce l'ha: appunto le categorie più a rischio di patologia seria». Insomma, il virus non si è ancora raffreddorizzato? «Certamente gli studi virologici ci dicono che Sars-CoV-2 è cambiato e che non colpisce i polmoni nello stesso modo di prima», premette l'esperto, ipotizzando che «le morti che continuiamo a vedere purtroppo ogni giorno» siano «collegate non a polmoniti virali classiche, bensì a complicanze diverse in pazienti già compromessi da diverse concause. Tuttavia, come tutti i virus, se attacca una persona senza difese immunitarie anche Omicron BA.5 può far male. Del resto - puntualizza lo specialista - può farlo anche la 'semplicè influenza che banale non è».

La quarta dose

Intanto si parla di "fallimento" della quarta dose. Secondo i dati dell'Istituto Superiore della Sanità infatti al momento 3 italiani su 4 non l'hanno fatta. Secondo Matteo Bassetti, primario Malattie infettive al San Martino di Genova, la quarta dose andrebbe somministrata in autunno per gli over 60 «poi si vedrà se il richiamo sarà per 60enni o 65enni, come si fa già con l'influenza. Il problema è però come farlo: stiamo perdendo un sacco di tempo sulla mascherina e sui ricoveri, mentre dovremmo seriamente pensare a come agire sulle comorbidità degli anziani, focalizzando su di loro la profilassi. C'è stato un totale fallimento della quarta dose forse legato a una comunicazione centrale che non ha funzionato, si è ballato troppo a lungo se farla o meno e così oggi 3 italiani su 4 non l'hanno fatta. Se a settembre-ottobre avremo la stessa prevalenza sul richiamo, saranno dolori». Questo il commento di Bassetti all'Adnkronos Salute a seguito della posizione espressa dal presidente del Consiglio superiore di sanità (Css), Franco Locatelli, che in un'intervista ha affermato che il richiamo del vaccino in autunno lo «offrirei, oltre ai fragili, a chi ha dai 60 anni in su» che è più a «rischio di sviluppare una malattia grave». «Dobbiamo parlare agli italiani che andare a farsi la dose di richiamo è determinante per la loro salute», ha concluso Bassetti. 

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