Il Covid avanza: 350 nuovi positivi, balzo in avanti dei ricoveri. Due morti a Taranto: 54 contagi. Lecce ancora “al riparo”

Sabato 17 Ottobre 2020

Altri 350 casi positivi al Covid-19 in Puglia, casi accertati con l'analisi dei tamponi: 5382 quelli analizzati in tutta la regione nelle ultime 24 ore. I casi positivi sono così suddivisi: 158 in provincia di Bari, 15 in provincia di Brindisi, 21 in provincia BAT, 89 in provincia di Foggia, 9 in provincia di Lecce, 54 in provincia di Taranto, 4 attribuiti a residenti fuori regione. Balzo in avanti dei ricoveri, passati da 352 a 401, 34 dei quali sono in Terapia intensiva. A fine marzo se ne registravano 714 su 2.500 positivi circa. Due i morti nell'ultima giornata, entrambi a Taranto. 

Dall'inizio dell'emergenza sono stati effettuati 484.125 test; 5472 sono i pazienti guariti, mentre 4980 sono i casi attualmente positivi.

Il totale dei casi positivi Covid in Puglia è di 11.084 , così suddivisi:

  • 4628 nella provincia di Bari;
  • 1030 nella provincia di Bat; 
  • 852 nella provincia di Brindisi;
  • 2621 nella provincia di Foggia; 
  • 933 nella provincia di Lecce;
  • 931 nella provincia di Taranto;
  • 84 attribuiti a residenti fuori regione;
  • 5 provincia di residenza non nota.

MEDICI: SENZA INTERVENTI SARA' LOCKDOWN 

«In Puglia la situazione dei tracciamenti è già fuori controllo. Occorre intervenire subito se si vuole evitare un nuovo lockdown»: è l'allarme lanciato da Filippo Anelli, presidente dell’Ordine dei Medici di Bari, di fronte alla «crescita esponenziale dei contagi», si legge in una nota.

«Quando non si riescono più a tracciare i contatti e a isolare i cluster di epidemia - sottolinea - l’unica soluzione che rimane per evitare che il sistema sanitario vada in tilt e che succeda da noi ciò che è accaduto a Bergamo, è adottare misure drastiche come una nuova chiusura. I dipartimenti e le Usca hanno migliaia di segnalazioni non processate di casi a rischio Covid, perché non riescono a far fronte all’onda montante dell’epidemia».

Ci sono poi altri «segnali preoccupanti», a partire «dal ritardo nell’attivazione degli ospedali Covid e dei posti letto necessari nei reparti più interessati dall’epidemia, come pneumologia, malattie infettive e rianimazione. Inoltre, i medici di famiglia segnalano di nuovo la mancanza di Dpi»: a Bitonto, per esempio, «non sono stati distribuiti», mentre alle Usca e al 118, in prima linea, «i Dpi vengono forniti con il contagocce».

«Se vogliamo evitare misure drastiche occorre intervenire subito», ribadisce Anelli: «Serve più personale, a partire dai medici e dagli infermieri. E occorre attivare al più presto tutti i posti letto degli ospedali Covid, oltre a residenze da mettere a disposizione di asintomatici e paucisintomatici per i quali l’isolamento fiduciario non possa avvenire in sicurezza a domicilio. Inoltre, bisogna raddoppiare il numero delle Usca, attingendo se necessario ai medici di medicina generale in formazione». Inoltre, «bisogna che i medici di famiglia abbiano il potere di emettere provvedimenti di isolamento e quarantena - aggiunge Anelli - e che siano distribuiti subito i Dpi».

E «servono tamponi rapidi» come «monitoraggio di tutte le strutture pubbliche, a partire dalle scuole. A somministrarli potrebbero essere unità speciali dedicate a questo compito. Tutte queste misure sono urgenti e indispensabili, se vogliamo riprendere il controllo del tracciamento - conclude - ed evitare un nuovo lockdown». 

Ultimo aggiornamento: 18 Ottobre, 08:42 © RIPRODUZIONE RISERVATA