Allarme bollette fuori controllo: in Puglia sono rischio chiusura il 20% delle aziende

Allarme bollette fuori controllo: in Puglia sono rischio chiusura il 20% delle aziende
di Pierangelo TEMPESTA
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Giovedì 6 Ottobre 2022, 05:00 - Ultimo aggiornamento: 07:15

Oltre il 20 per cento delle attività commerciali in Puglia rischia di chiudere a causa degli aumenti dei costi energetici. È la fotografia di una situazione che ha visto già numerose imprese, anche storiche, chiudere i battenti o fermare la produzione per l’impossibilità di pagare le bollette di corrente elettrica e gas e che, secondo le associazioni di categoria, nei prossimi mesi non potrà che peggiorare se non ci saranno interventi dall’alto per mitigare i costi e sostenere gli imprenditori. «Ad oggi - afferma Salvatore Sanghez, direttore regionale di Confesercenti Puglia - almeno due aziende su 10 in tutta la Puglia stanno per chiudere o hanno già chiuso perché impossibilitate a sostenere il caro-energia. Moltissime aziende non stanno lavorando e altre sono in procinto di chiudere definitivamente, anche se è difficile farlo dall’oggi al domani. Stiamo sollecitando da tempo le Camere di Commercio a portare a compimento i bandi di sostegno alle imprese annunciati da oltre un mese e non ancora aperti. Inoltre, chiederemo rateizzazioni e agevolazioni sul credito per permettere alle aziende di pagare le bollette, nell’attesa che vengano ridotte. Ma - conclude - è necessaria anche una ripresa dei consumi, perché il mercato è completamente fermo». 

I dati di Confartigianato

Secondo un’analisi del Centro studi di Confartigianato Puglia, basata su dati Istat del 2019, in Puglia rischiano di chiudere, a causa del caro-energia, quasi 57mila medie e piccole imprese, oltre il 22 per cento del totale di quelle esistenti sul territorio. I lavoratori a rischio sono 177mila, il 23 per cento del totale. A essere messa peggio è la provincia di Foggia, dove un quarto delle aziende potrebbero chiudere i battenti. E non si tratta più solo di ipotesi e calcoli statistici. A parlare è la realtà di tante imprese, piccole e grandi, che loro malgrado hanno già dovuto prendere la sofferta decisione di dire “basta”. Tra le attività che hanno scelto di fermarsi c’è, per esempio, il ristorante “Black&White” di Bari Vecchia, che dopo 10 anni di attività ha chiuso a causa del caro-bollette e degli aumenti del costo delle materie prime. Ma è in sofferenza anche il settore turistico: è di pochi giorni fa l’annuncio della chiusura dei cinque alberghi della catena salentina “Caroli Hotels”, decisione maturata dopo la ricezione di una bolletta da mezzo milione di euro, mentre c’è molta preoccupazione, da parte delle associazioni di categoria, per tutte le aziende turistiche che operano sul territorio per l’intero anno e non solo nella stagione estiva. Non se la passa meglio il manifatturiero: in provincia di Lecce, per fare un altro esempio, l’azienda “Fratelli Colì” di Cutrofiano, leader nel settore delle ceramiche, ha spento i forni ed ha preso un mese di pausa per convertire l’intero impianto al propano, in modo da subire minori aumenti sui costi del gas. Moltissimi negozi storici in tutti i principali centri della Puglia aprono ormai solo nei fine settimana: un modo per limitare i costi senza tuttavia fermarsi completamente. 

L'aumento dei prezzi per resistere alla chiusura


Chi prova a resistere deve giocoforza aumentare i prezzi, ma ciò non fa altro che alimentare una spirale negativa per cui i consumatori finali sono sempre meno propensi a spendere. Maggiormente a rischio sono, naturalmente, i settori energivori, in particolare quelli operanti nei settori della ceramica, del vetro, del cemento, ma anche nel campo alimentare e farmaceutico. Si aggiungono le attività del tessile, della fabbricazione di prodotti in legno, della stampa, della produzione di apparecchi per uso domestico, della fornitura e gestione di acqua e rifiuti. Ci sono anche i comparti dei servizi messi maggiormente sotto pressione «dall’escalation dei prezzi di energia elettrica, gas e carburanti, con una maggiore diffusione di margini più contenuti e rapidamente erosi dal caro-energia», spiega Confartigianato. «Si tratta dei settori di commercio di materie prime agricole e prodotti alimentari, alloggio, ristorazione, servizi di assistenza sociale residenziale, servizi di asili nido, attività sportive, parchi di divertimento, tintorie e lavanderie e centri per il benessere fisico». Colpiti anche il settore del trasporto su strada e quello della logistica: «Su alcune di queste attività, come nella intermediazione di prodotti agricoli ed alimentari, gravano anche i pesanti rincari per la refrigerazione delle merci deperibili».

La voce delle associazioni


La preoccupazione, nelle parole dei rappresentanti delle aziende del territorio, è palpabile. «Tutte le imprese - afferma Giuseppe Chiarelli, direttore di Confcommercio Puglia - sono interessate da questi fenomeni. Qualunque azienda sarà costretta a rivedere le proprie modalità di lavoro per ridurre l’impatto degli aumenti sui conti economici e sui bilanci. Si presenta anche il problema di sostenere le fideiussioni a garanzia dei pagamenti delle bollette. La situazione - aggiunge - non è più gestibile con accorgimenti e aggiustamenti. Se entro questi mesi che ci separano dalla fine dell’anno non ci saranno soluzioni, saremo costretti a fermarci tutti contemporaneamente». 
Per Carlo Martino, presidente di Confapi Puglia, è ormai necessario «attendere l’insediamento del nuovo Governo per capire con quali interlocutori interfacciarsi per chiedere soluzioni immediate. Servono risposte concrete anche per chi ha intenzione di dotarsi di fonti di energia alternativa come i pannelli fotovoltaici»
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