Caro-bollette, stangata sui Comuni pugliesi: sino a 10 milioni per la luce. Illuminazione e riscaldamenti pubblica a rischio tagli

Caro-bollette, stangata sui Comuni pugliesi: sino a 10 milioni per la luce. Illuminazione e riscaldamenti pubblica a rischio tagli
di Paola COLACI
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Venerdì 11 Marzo 2022, 05:00 - Ultimo aggiornamento: 22:00

Poco più di cinque milioni di euro. Tanto è costata la bolletta della luce al Comune di Lecce lo scorso anno. Ma nel 2022 per effetto del caro-eneregia la cifra potrebbe lievitare, superando i 6 milioni di euro. Stesso incremento che rischiano di subire le casse comunali di Brindisi: se per illuminare strade, monumenti e quartieri sino allo scorso anno l’amministrazione spendeva circa tre milioni, a causa dei rincari quest’anno i costi potrebbero salire a quota 4,5 - 5 milioni. Stessa fiammata che si prevede anche per il Comune di Bari che potrebbe fare i conti con 10 milioni di euro di bolletta. Stangata sulle bollette che - anche per effetto dell’inasprirsi del conflitto tra Russia e Ucraina - preoccupa i Comuni e gli enti locali. E tra i sindaci pugliesi è già allarme. 

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Sino a 10 milioni per la luce: Comuni a rischio dissesto

Per saldare il conto salato dell’energia le amministrazioni ora hanno urgenza di mettere sul tavolo milioni di euro in più. Soldi che la maggior parte dei Comuni - dopo due anni di emergenza Covid - fanno fatica a reperire. E lo spettro del dissesto non è più un’ipotesi remota, soprattutto per i conti di quei Comuni già in sofferenza economica. Ma a scontare gli effetti dei rincari in termini di servizi e sicurezza pubblica ora potrebbero essere gli enti i cui bilanci sono in equilibrio. Nelle scorse ore, infatti, il presidente del Consiglio Mario Draghi ha annunciato alla Camera che il governo è, «al lavoro per limitare l’impatto dell’aumento dei prezzi dell’energia e delle materi prime». E tra i provvedimenti per risparmiare energia e gas si sta valutando l’ipotesi di una riduzione dell’illuminazione pubblica. A partire da quella dei monumenti che ora rischiano di restare al buio. E non più solo per protesta, come già accaduto a febbraio. Ma il Consiglio dei ministri starebbe considerando anche il taglio di uno o due gradi della temperatura massima consentita per il riscaldamento di case, scuole e uffici pubblici.

Decaro: «Valutiamo se ridurre illuminazione e orario di accensione dei termosifoni»

«Stiamo valutando se ridurre l’orario di accensione dei termosifoni o la temperatura massima nelle città italiane». La conferma della riflessione in corso arriva da Antonio Decaro, sindaco di Bari e presidente dell’Anci (Associazione nazionale Comuni italiani). «Come sindaci stiamo verificando anche le opzioni offerte dalle nuove tecnologie - ha chiarito Decaro nelle scorse ore - Per risparmiare energia, in alcune città come la mia, dotate di regolatori di potenza, si potrebbe ridurre l’intensità dell’illuminazione pubblica in alcune ore della notte. Per quanto riguarda il riscaldamento dobbiamo comprendere quali margini di azione ci lascia la normativa dello Stato che regola temperature e orari».

Anci, Vitto: «Non lasceremo gli studenti al freddo»

Non tutti gli amministratori pugliesi, però, sembrano intenzionati a spegnere i monumenti e abbassare le luci nei quartieri di notte. Così come, in pochi credono che la vera soluzione al problema del caro-bollette possa passare dalla riduzione dei riscaldamenti per scuole e uffici. «Per superare l’emergenza ci vuole ben altro - sottolinea Domenico Vitto, presidente di Anci Puglie e sindaco di Polignano a Mare - Tanti sindaci mi segnalano serie difficoltà in vista della fase di redazione dei bilanci di previsione. E nel mio Comune solo nell’ultimo mese siamo stati costretti a sborsare più di 40mila euro per le bollette di luce e gas. Continuando così non riusciremo a chiudere i conti. Sicuramente il governo ha fatto qualcosa ma non può bastare. E spegnere i monumenti di notte non risolverà i nostri problemi. Anzi, rischieremmo di avere problemi di sicurezza pubblica. Così come, non possiamo permetterci di abbassare i riscaldamenti nelle scuole: non possiamo lasciare i nostri figli al freddo». 

Lecce, Salvemini: «Spegnere le città è poco sicuro, il governo ci aiuti»

A invocare più sostegno da parte del governo è anche il sindaco di Lecce, Carlo Salvemini. «Il caro energia non incide solo su famiglie e imprese, ma anche sui bilanci degli enti pubblici - rimarca il primo cittadino - In un comune come Lecce, che si trova in piena manovra di riequilibrio, il fatto di dover prevedere il raddoppio delle spese delle utenze comporterà non poche difficoltà in fase di redazione del bilancio preventivo». Dunque, l’appello all’Esecutivo di Mario Draghi: «Il Governo ha previsto giustamente agevolazioni per le famiglie e le aziende energivore, ma sta trascurando al momento il sostegno agli enti locali che hanno a carico le spese della pubblica illuminazione, che non si può certo spegnere se non simbolicamente per ovvie ragioni di sicurezza, e le spese di riscaldamento degli istituti scolastici, già abbastanza provati dalle prescrizioni anti-Covid che impongono il costante ricambio dell’aria. In fondo, i Comuni sono come famiglie allargate e questi costi gravano ugualmente su tutti i contribuenti».

Brindisi, Rossi: «Per pagare le bollette costretti a tagliare sui servizi»

Preoccupato anche il sindaco di Brindisi, Riccardo Rossi: «Anche per noi l’impatto sui conti sarà pesante - ha annunciato - In sede di Anci tutti i sindaci hanno evidenziato le stesse criticità. Nel nostro caso la nostra bolletta rischia di passare da tre e cinque milione di euro all’anno. Ciò significa reperire spesa corrente a scapito di altri capitoli. Ecco perché ora è necessario che nel pacchetto dei ristori destinati alle famiglie e alle imprese siano inseriti anche gli enti locali». 
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