Caro-benzina, protestano i gestori: «Stiamo perdendo clienti». E 72 centesimi per litro vanno allo Stato

Caro-benzina, protestano i gestori: «Stiamo perdendo clienti». E 72 centesimi per litro vanno allo Stato
di Paola COLACI
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Venerdì 12 Novembre 2021, 05:00 - Ultimo aggiornamento: 09:23

Ancora benzina alle stelle in Puglia. E prezzi sino a 2.10 euro per litro in alcuni distributori della regione. Ma a lievitare ora è anche il diesel: ieri la media si attestava a 1.8 euro per litro mentre in alcuni distributori il prezzo del metano in poche settimane è schizzato da 90 centesimi a 2 euro al kg. Una situazione che preoccupa le famiglie innanzitutto: per via dei rincari si potrebbero arrivare a spendere almeno 430 euro in più su base annua. Ma ora a lanciare l’allarme sono anche i gestori dei distributori di carburante, i quali non hanno margine d’intervento.  Anzi, con l’aumento dei costi fissi si registrano già le prime perdite. Non basta. L’incremento dei prezzi alla pompa sta spingendo parte dei pugliesi a lasciare l’auto a casa. «Tanto che nei distributori si registra già un calo di clientela» conferma Federico Pastore, direttore di Confcommercio Lecce. E il calo della clientela per alcuni gestori è già stimabile intorno al 30%. 

In Puglia benzina verde sino a 2.069 per litro

Va detto: l’impennata dei costi si registra in maniera generalizzata in tutto il Paese ormai da settimane. A spulciare le tariffe giornaliere dell’Osservatorio del Ministero dello Sviluppo economico, tuttavia, in Puglia rispetto ad altre regioni la crescita è più consistente. Qualche esempio: se ieri alcuni distributori della provincia di Bari fissavano il prezzo della “verde” a 2.069 euro per litro, la stessa tipologia di carburante in Emilia Romagna non superava 1.9 euro per litro. Prezzi che in Toscana si attestavano a 1.7 euro per ogni litro di benzina. Ma tant’è. A sentire le associazioni di categoria – in testa la Faib (Federazione italiana benzinai) di Confesercenti e la Figisc (Federazione italiana Gestori Impianti stradali di carburanti) di Confcommercio – le ragioni di questa impennata vanno ricercate innanzitutto nella ripresa della domanda, in parallelo a quella parziale dell’attività economica dopo lo stallo della pandemia. Ma in questo contesto a giocare un ruolo non indifferente c’è anche la Cina: la crisi energetica che sta attraversando la nazione starebbe imponendo al governo nipponico di comprare carbone, metano e petrolio “a qualsiasi prezzo. Politica che starebbe condizionando i mercati internazionali.  A fare il resto, infine, c’è la crescita minore dell'offerta unita ad un crescente prelievo delle scorte di gas e petrolio.

Confcommercio, Pastone: «Nessuna responsabilità ai gestori: aumento dei prezzi a monte»

«Una congiuntura che sta determinando gli aumenti che ormai sono sotto gli occhi di tutti – rileva il direttore di Confcommercio Lecce, Pastore – Il prezzo delle materie prime continua a salire. Ma è sul fronte del carburante che si stanno registrando gli incrementi maggiori. E i prezzi esposti con i quali si ritrovano a fare i conti i pugliesi sono la risultanza del prezzo di acquisto che viene imposto ai gestori». A determinare, ancora, l’oscillazione in termini di 20 o 30 centesimi per litro rispetto alle tariffe previste in altre regioni spesso è il costo del trasporto. «E le responsabilità degli aumenti non possono in nessuna misura essere attribuite ai gestori, anello debole della catena» precisa Pastore. Di certo sul costo della benzina al litro, però, per il 50-60% incidono le accise che pesano per più di un terzo e sono composte in buona parte da imposte di scopo, introdotte dai vari governi per raggiungere specifici obiettivi. Attualmente l’elenco si compone di almeno 17 voci di costi per litro di carburante, alle quali va aggiunta l’Iva al 22%. E il conto complessivo che lo Stato presenta agli italiani è pari a 728,40 euro per mille litri. Quello sul gasolio è pari, invece, a 617,40 euro.

Faib Confesercenti: «Ora si apra un'indagine parlamentare»

La Faib Confesercenti nazionale ha già chiesto l’apertura di un’indagine parlamentare sull’andamento dei prezzi dei prodotti energetici. La Federazione ora chiede di fare chiarezza, di attivare gli organi di vigilanza, alla vigilia del prossimo inverno e alla luce delle dichiarazioni di diversi esperti che prevedono un rientro della dinamica rialzista a partire dalla prossima primavera. "È una prospettiva tremenda e di grande preoccupazione per gli automobilisti, per i cittadini, per le imprese e per la ripresa economica che potrebbe risentire di questo fardello con un effetto a raggiera. Oggi più che mai le scelte in materia energetiche devono essere plurali ed affidarsi alla neutralità tecnologica per il futuro" si legge nella nota che porta la firma del presidente Giuseppe Sperduto.

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