E il balletto dei colori disorienta bar e ristoranti: il 30% rischia di chiudere

Martedì 12 Gennaio 2021 di Rita DE BERNART

Un balletto dei colori che ha già messo il freno al 14% di bar e ristoranti e rischia di veder chiudere il 30% delle attività. Nella giornata di ieri tante le proteste messe in campo dal settore della ristorazione, sempre più al collasso. Preoccupazione, conti in rosso ma soprattutto impossibilità di programmare a lungo termine e di dare risposte ai dipendenti, difficile anche semplicemente pensare agli approvvigionamenti. L'ennesimo allarme è stato lanciato da Coldiretti e Confcommercio, ma salgono anche le singole proteste di gruppi di imprenditori e per i prossimi giorni si annunciano presidi ad oltranza e uno sciopero della fame.


Con la Puglia in zona gialla, secondo i numeri forniti da Coldiretti, hanno riaperto le porte molti dei 22mila bar, ristoranti e trattorie e gli 876 agriturismi pugliesi che, con il lungo periodo di lockdown delle feste, hanno registrato una perdita di circa 46 milioni solo per la cancellazione dei tradizionali pranzi e cenoni di Natale e Capodanno. L'attenzione è rivolta ora in particolare al vertice tra Governo e Regioni sul nuovo Dpcm che entrerà in vigore dal 16 gennaio. «In realtà spiega Savino Muraglia, presidente regionale Coldiretti- sono molte le strutture che per le difficoltà e la situazione di incertezza hanno deciso di non riaprire anche per il calo del volume di affari dovuto alle chiusure imposte, all'assenza di turismo, allo smartworking e alla diffidenza ancora presente tra i cittadini con l'avanzare dei contagi da Covid».

Le richieste principali spingono ad una maggiore continuità ed omogeneità delle misure adottate, per consentire la programmazione giornaliera, e ad un adeguato e immediato sostegno economico lungo tutta la filiera per salvare l'economia e l'occupazione. «A causa di questa incertezza denuncia Muraglia- molti ristoratori e numerosi agriturismi non riescono neppure a programmare l'attività e la somministrazione per i continui cambi di colorazione, anche perché i prodotti agroalimentari sono deperibili e necessitano della certezza sulle aperture almeno a media scadenza». Una situazione di difficoltà che ha fatto chiudere il 14,4% di bar e ristoranti secondo Confcommercio. E gli effetti della chiusura delle attività di ristorazione sempre secondo il sindacato degli agricoltori si fanno sentire a cascata sull'intera filiera agroalimentare con disdette di ordini per le forniture di molti prodotti agroalimentari, dal vino all'olio, dalla carne al pesce, dalla frutta alla verdura ma anche su salumi e formaggi di alta qualità che trovano nel consumo fuori casa un importante mercato di sbocco. A rischio un sistema agroalimentare che in Puglia è assicurato grazie al lavoro di oltre 100mila aziende agricole e stalle, più di 5mila imprese di lavorazione alimentare e una capillare rete di distribuzione.


Le stime di Confcommercio evidenziano una crisi di proporzioni eccezionali. «In base ai dati e alle denunce degli imprenditori - commenta Giuseppe Chiarelli, direttore di Confcommercio Puglia - circa il 30% delle imprese della ristorazione è a rischio chiusura. Purtroppo in tanti non riusciranno a tenersi a galla e superare questo difficile periodo e questo aprirà un vuoto di imprese che bisognerà capire come e in che modo sarà colmato. Se saranno gli stessi imprenditori a riuscire a reinvestire in tempi migliori o se lo faranno altri con capacità più elevate. In questo momento solo il Governo può darci delle risposte soprattutto in merito alla continuità. Il problema più grande di questo balletto dei colori è l'impossibilità di programmare o anche solo di fare la spesa. Non si apre un ristorante solo alzando la serranda. È chiaro che la maggior parte ha la speranza di portare reddito alla famiglia o l'azienda e sceglie di aprire anche per pochi giorni ma per alcuni lavorare solo a pranzo ad esempio è impossibile, per tipologia di clientela o per natura del territorio».

A soffrire maggiormente sono proprio quelle attività annuali nelle città principali come Bari, nelle città d'arte o in territori che non vivono solo della stagionalità estiva. «I dati in nostro possesso prosegue - dicono chiaramente che alcuni territori sono più penalizzati. Anche l'analisi della misura di aiuto custodiamo il turismo ad esempio ci fornisce un quadro: poche sono le richieste da Salento e Gargano, zone in cui notoriamente la maggior delle imprese della ristorazione sono attività aperte nei mesi estivi».


Sempre nella giornata di ieri a Bari è stata apparecchiata una tavola con piatti, bicchieri e posate al centro di piazza della Libertà, davanti al palazzo della Prefettura, per chiedere «risposte e ristori immediati». L'iniziativa di protesta è stata organizzata da un gruppo di ristoratori baresi contro le restrizioni alle loro attività. Dal web inoltre giungono appelli alla disobbedienza, in tanti chiedono di unirsi ed aprire tutti insieme anche contro le regole, promettendo assistenza legale gratuita. Ma è già arrivato sempre a mezzo social il parere contrario di Fipe.

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