Puglia, segnali d'allerta: perso il 4 per cento del Pil. Bankitalia avvisa: «A rischio un'impresa su 4»

Martedì 23 Giugno 2020 di Vincenzo DAMIANI
Nel primo trimestre del 2020, il Prodotto interno lordo (Pil) della Puglia è calato del 4%; il lockdown mette a rischio il 22,7% delle imprese, praticamente una su quattro, con inevitabili ripercussioni sull'occupazione e le famiglie; i Comuni pugliesi hanno già perso 86 milioni di euro, tra mancate entrate tributarie ed extra tributarie, ma entro la fine del 2020 la cifra potrebbe salire sino a 309 milioni, tradotto significa meno servizi pubblici e default dietro l'angolo.

Sono alcuni degli effetti dell'emergenza coronavirus calcolati da Banca d'Italia nel rapporto “L'economia della Puglia 2020” presentato ieri mattina, a Bari, dal direttore Pietro Sambati. Un quadro drammatico, tutti gli sforzi fatti dal 2014 in poi per risalire la china dopo la crisi del 2008, potrebbero svanire nel giro di pochi mesi sotto i colpi della pandemia arrivata dalla Cina. La Puglia, come il resto d'Italia, rischia di ripiombare in una recessione peggiore di quella di 12 anni fa.

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Pil in caduta in libera - In Puglia e nel Mezzogiorno l'emergenza coronavirus ha prodotto un calo del Pil, nel primo trimestre del 2020, del 4% circa, contro il 5% a livello nazionale. «Il calo si legge nella relazione tecnica ha interrotto un quinquennio di debole crescita, che ha consentito di recuperare circa un terzo dei 10 punti di prodotto persi durante la grande recessione del 2008-2013. La crescita del 2019 è riconducibile, in Puglia, all'ulteriore modesta espansione del settore industriale e dell'agricoltura, alla ripresa delle costruzioni, in presenza di una stagnazione dei servizi».



Nel dettaglio, il fatturato dell'industria pugliese, nel 2019 rispetto al 2018, è cresciuto dell'1,1%, il valore aggiunto dell'agricoltura dell'1,7%. Bene le esportazioni, +9,1%, le costruzioni, +3,2%, e la compravendita immobiliare, +3,3%. Le presenze turistiche nel 2019 sono aumentate dell'1,6% rispetto all'anno prima, in lieve crescita anche l'occupazione, +1,6%, ma il tasso di disoccupazione resta elevato, 14,9%. Un quadro economico ora messo a rischio dal Covid-19.
Imprese a rischio illiquidità - Il 22,7% delle imprese pugliesi è a rischio illiquidità dopo il lockdown per l'emergenza coronavirus, un valore superiore alla media nazionale che è del 21,5%.

«L'incidenza delle aziende è scritto nel rapporto potenzialmente illiquide è superiore tra le grandi imprese, che non beneficiano della moratoria. Tra i settori, i valori più elevati si riscontrano nel terziario: l'incidenza è massima nei comparti dell'alloggio, ristorazione e del commercio. La quota di imprese potenzialmente illiquide tra quelle classificate come rischiose è doppia rispetto a quella stimata per le imprese classificate come sicure». Alla vigilia della pandemia, invece, il sistema produttivo pugliese si era rafforzato, pur non avendo ancora recuperato i livelli precedenti la crisi finanziaria del 2008. «La dinamica del settore è stata frenata dal calo del siderurgico», viene evidenziato nella relazione tecnica facendo riferimento all'ex Ilva. Il lockdown ha interessato in Puglia imprese che «rappresentano una quota di valore aggiunto pari al 24,5%: 39,7% nell'industria e 21,1% nei servizi». «Le imprese industriali è ancora evidenziato prevedono un calo del fatturato di circa un quinto nel primo semestre del 2020». «L'andamento del settore nei prossimi mesi - ha aggiunto Sambati - dipenderà anche dall'evoluzione della vicenda che riguarda lo stabilimento ArcelorMittal di Taranto». Nel primo trimestre 2020 l'emergenza Covid-19 ha travolto anche le esportazioni, calate del 2,6% a prezzi correnti.

L'occupazione Nel 2019, l'occupazione in Puglia era cresciuta ulteriormente dell'1,2%, meglio del resto del Sud (+0,2%) e della media nazionale, +0,6%. La Puglia ha, però, recuperato solamente 90mila dei 135mila posti di lavoro persi dal 2008 al 2013 e, ora, l'emergenza Covid-19 «sta avendo significative ripercussioni sul mercato», si legge nel rapporto. La quota di occupati nei settori sospesi da marzo a maggio è stata del 31%; a marzo il flusso di nuove assunzioni nel settore privato non agricolo si è ridotto di oltre un terzo. «Gli effetti negativi sono stati finora mitigati dalle misure riguardanti la sospensione dei licenziamenti e dall'ampio ricorso alla Cig», viene sottolineato nella relazione tecnica.

Nei primi quattro mesi del 2020 le ore di Cig autorizzate sono, infatti, quintuplicate. In Puglia hanno ricevuto l'indennità di 600 euro 330mila persone, l'11% della popolazione tra 15 e 70 anni. «Tra i lavoratori che non rimarrebbero coperti dalle precedenti misure vi sono gli occupati irregolari, 16,6% nel 2017 in Puglia», sostiene Banca Italia. La crescita dell'occupazione pugliese nel 2019 ha riguardato esclusivamente la componente maschile, mentre quella femminile è diminuita (2,3 e -0,8 per cento, rispettivamente), in controtendenza rispetto alla media nazionale. La dinamica dell'occupazione è stata sostenuta dall'aumento nell'industria, più intenso rispetto alla media italiana, mentre l'occupazione nelle costruzioni è calata, anche se meno rispetto all'Italia.

Nell'agricoltura e nei servizi il numero di occupati è cresciuto in linea con la media del Paese; nel settore terziario è stato trainato dai servizi connessi al turismo (alloggio e ristorazione). La ripresa per il turismo sarà graduale Nei servizi, «fra i comparti più colpiti figura il turismo», dice Banca Italia. La ripartenza «sarà molto graduale, considerando la difficoltà di rimuovere i vincoli alla mobilità e il tempo necessario per recuperare la fiducia dei consumatori; ciò influirà negativamente sulla stagione estiva, che pesa per quasi l'80 per cento sulle presenze annuali», è scritto nel rapporto. Ultimo aggiornamento: 09:36 © RIPRODUZIONE RISERVATA