Autonomia, fronte compatto al Sud: «No a cittadini di serie A e di serie B»

Mercoledì 15 Giugno 2022 di Paola ANCORA

Prima il confronto fra i capigruppo in Consiglio regionale, sotto il coordinamento della presidente dell’assemblea Loredana Capone. Poi un vertice con i parlamentari pugliesi, da riunire subito dopo il Consiglio del 21 giugno prossimo. «Rispetto alla necessità di individuare i Livelli essenziali delle prestazioni (Lep)- ha detto Capone al termine della conferenza dei capigruppo - prima del varo di qualsiasi legge relativa all’autonomia differenziata prevista dalla Costituzione, siamo tutti d’accordo». Davanti alla possibilità che il Sud venga privato di risorse e che il divario con il Nord del Paese si faccia incolmabile, insomma, non esistono bandiere di partito. Tanto più che l’appuntamento con le Politiche è vicino e la partita - dalle alleanze ai programmi - inizia a giocarsi sin da ora, dopo il primo test delle Amministrative di domenica scorsa. 

La polemica


La bozza di legge quadro predisposta dalla ministra per gli Affari regionali Maria Stella Gelmini - bozza che mira alla messa a terra dell’accordo di autonomia differenziata siglato nel 2018 da Veneto, Lombardia ed Emilia Romagna con l’allora Governo Gentiloni - divide non solo gli schieramenti, ma anche i partiti al loro interno. Forza Italia, per esempio, è letteralmente spaccato in due: da un lato la ministra Gelmini, decisa a portare in approvazione la norma entro la fine della legislatura guadagnando terreno e forza al Nord in vista degli equilibri futuri per le Politiche; dall’altro la ministra per il Sud, Mara Carfagna che lavora, silenziosamente, a definire una cornice della legge sull’autonomia rispettosa dei principi costituzionali di coesione e solidarietà territoriale. «È essenziale - dice ancora Capone - capire quale sarà la battaglia nazionale. Per questo è necessario il confronto con i parlamentari, che stanno ancora discutendo. Per il Sud è essenziale che prima vengano individuati i Lep, cioè che siano garantiti a tutti i cittadini di tutta Italia gli stessi diritti e gli stessi doveri, come prevede la Carta costituzionale. È impossibile prescindere dai Lep: ne discuteremo con i parlamentari». 

L'appello di Emiliano


Nei giorni scorsi all’appello del governatore pugliese Michele Emiliano per far fronte comune a difesa del Mezzogiorno hanno risposto i sindaci della Rete “Recovery Sud”, dicendosi pronti ad assumere le iniziative necessarie contro una autonomia differenziata che condannerebbe le loro comunità alla povertà. Ieri è stato il sindaco di Napoli, Gaetano Manfredi, a bollare il Ddl Gelmini come «appropriata» perché «senza gli opportuni contrappesi, l’autonomia diventa foriera di divari ancora più grandi. Stiamo lavorando in maniera così intensa, anche sulla spinta della Commissione Europea, per la riduzione dei divari che ci sono in Italia e che sono diventati insostenibili, per garantire coesione sociale e sviluppo. Serve quindi continuare a lavorare su questo tema che è centrale e che riguarda tutto il Paese. Siamo in un momento in cui abbiamo tali problemi economici, dall’inflazione alle difficoltà sui titoli di Stato legate all’aumento dei tassi, che non mi sembra il momento appropriato - ha concluso - per discutere di una questione di autonomia che penso ai cittadini non interessi».


Contro il disegno di legge quadro anche il Comitato No Autonomia. «Composto da cinque articoli, il Ddl delinea una procedura che esautora il Parlamento da ogni potere reale in merito alle intese tra Stato e Regioni che richiedono l’autonomia, limitando l’azione delle Camere a pura consultazione, da esprimere in tempi contingentati (un mese), senza possibilità di ascoltare pareri che non siano quelli dei presidenti di Regione, con un voto finale senza possibilità di emendamenti». La proposta di legge, inoltre, «non esclude alcuna delle 23 materie richieste dalle Regioni, contro il parere della Commissione Gelmini, che invitava invece a lasciar fuori la scuola e la sanità. Addirittura per materie come l’ambiente si andrebbe incontro a una immediata regionalizzazione». E si prevede, ancora, che «le risorse finanziarie per le Regioni “differenziate” siano inizialmente determinate tramite la spesa storica, cioè consolidando l’aberrante meccanismo che ha portato alle più gravi distorsioni e differenziazioni territoriali». Ovvero, dare di più a chi ha speso e ha di più.

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