Autonomia differenziata, Bardi (governatore Basilicata): «Le posizioni ideologiche
non servono: il centralismo è illusorio»

Vito Bardi
Vito Bardi
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Mercoledì 9 Novembre 2022, 05:00

Un trascorso da vicecomandante generale della Guardia di Finanza, poi la scelta di candidarsi. Vito Bardi è il presidente della Regione Basilicata a partire dal 16 aprile 2019: è stato indicato da Forza Italia come candidato unitario della coalizione di centro-destra ed è stato eletto presidente con il 42,2% dei voti. Attenzione, il passo indietro non è casuale. Come anche la postilla: fu proprio Roberto Calderoli - all’epoca vicepresidente del Senato - ad annunciare il suo endorsement per Bardi: a Potenza, l’attuale ministro degli Affari regionali e promotore dell’autonomia differenziata, espresse un grande apprezzamento per il governatore lucano. Un rapporto che si è consolidato nel tempo e, anche negli ultimi giorni, l’interlocuzione è stata continua. Insomma, da una parte il presidente governa una regione del Mezzogiorno che da tempo mostra ostilità nei confronti di questa riforma, dall’altra c’è un naturale rapporto di stima con chi sta spingendo sull’acceleratore.

Presidente, l’autonomia differenziata è una delle priorità del ministro Calderoli ma in molti ne vedono uno spauracchio per il meridione: quali sono i rischi e le opportunità eventuali?

«Guardi, ho imparato che oltre ai titoli e ai principi astratti, bisogna poi studiare, analizzare e capire gli effetti nel medio e nel lungo termine di ogni progetto di riforma. Sicuramente una regione come la Basilicata, che ha risorse naturali come acqua, vento, sole e petrolio ma un deficit secolare da un punto di vista infrastrutturale, deve guardare a questo progetto con grande cautela e massima attenzione. Faremo le nostre valutazioni appena entreremo nel merito delle questioni, anche insieme alle altre regioni, spero senza paraocchi ideologici. Chiaramente, come dimostrano anche le rilevazioni statistiche degli ultimi giorni, la Basilicata ha le sue peculiarità rispetto alle regioni limitrofe e di questo bisognerà tenerne conto. Noi abbiamo già utilizzato l’autonomia concessa rebus sic stantibus, penso alla legge regionale che darà il gas gratis a tutti i lucani. Saremo l’unica regione in Europa dove gli aumenti dei prezzi del gas non si ripercuoteranno sulle famiglie».

L’approccio del ministro Calderoli è stato molto conciliante: ha spiegato che vorrà ascoltare i governatori su questa riforma e ne parlerà in conferenza Stato-Regioni. Il vostro, diciamo, è un legame forte: ci dica le sue sensazioni sul prosieguo dell’iter.

«Ho parlato ieri con lui (due giorni fa, ndr) e ho apprezzato molto i toni, lo stile e il metodo. La conferenza Stato-Regioni è il luogo adatto per discutere, confrontarsi e trovare la soluzione migliore. L’obiettivo deve essere evitare sia la contrapposizione destra-sinistra, sia quella Nord-Sud. Bisogna avere un approccio pragmatico, anche considerando il momento storico, dove la digitalizzazione va verso la centralizzazione e gli oligopoli». Ha avuto modo di valutare la bozza di 7 articoli del testo? Che giudizio si è fatto? «Abbiamo studiato e abbiamo già le nostre osservazioni, ma si tratta di una bozza e quindi ne riparleremo quando avremo un disegno di legge definitivo. Noi siamo istituzione, non abbiamo il tempo di inseguire le bozze perché ci confrontiamo tutti i giorni con i problemi concreti dei cittadini. A ogni modo il ministro Calderoli ha aperto al dialogo e questo lo ritengo più importante di una bozza».

Secondo Svimez, l’autonomia differenziata rappresenta uno smacco per il Sud su alcuni macrotemi come sanità, scuola e lep: resterebbero arretrati quei servizi che già peccano di ritardi, cosa ne pensa?

«Guardi, le posizioni ideologiche non servono. Noi abbiamo un’architettura istituzionale disegnata dal centrosinistra nel 2001 che non funziona, crea solo confusione e contenziosi e ha aumentato le disparità tra Nord e Sud. Ma pensare che la soluzione sia un centralismo 2.0, con l’ennesima pianificazione centralizzata basata sulla spesa pubblica, è illusorio. Ma capisco che taluni abbiano posizioni ideologiche che costituiscono anche il proprio posizionamento».

Anche i sindacati però ripetono in coro che l’autonomia differenziata metterà a rischio l’unità del Paese e a pagarne saranno i cittadini del Sud.

«Vorrei avere tutte queste certezze. Noi dobbiamo guardare alla realtà, non alle ideologie. La prima cassa del Mezzogiorno ha funzionato. Il suo epilogo finale è stato un disastro. Il “federalismo” del centrosinistra è un ircocervo inefficiente. I fondi comunitari non hanno aiutato il Sud a recuperare il gap con il resto del paese, come dice da anni l’economista Roberto Perotti, non certo l’ultimo arrivato. Mi auguro ci sia una discussione sul futuro dell’Italia e non sulla spartizione delle risorse esistenti».

In Puglia (ma non solo) la levata di scudi è partita direttamente dal presidente della Regione Emiliano: intravede una battaglia politica prima ancora di una discussione sui contenuti vero e proprio?

«Non credo che serva a nessuno, in ogni caso. Il futuro passa attraverso la collaborazione istituzionale, soprattutto in un sistema multilivello come il nostro che parte dall’Unione europea e arriva fino ai municipi delle grandi città. L’isolamento non serve a nessuno e glielo dice un lucano. Noi subiamo da secoli gli effetti dell’isolamento. Sappiamo cosa significa».

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