Arpal, la spallata del Pd e il caso Cassano: «Giusto riformare l’Agenzia»

Arpal, la spallata del Pd e il caso Cassano: «Giusto riformare l’Agenzia»
di Antonio BUCCI
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Venerdì 27 Maggio 2022, 05:10 - Ultimo aggiornamento: 07:22

«Una proposta di legge strutturata al meglio e di buonsenso, orientata ad una migliore gestione di un’agenzia come Arpal, strategica in questo particolare periodo storico». 
La firma è di Marco Lacarra, segretario regionale in carica dei democratici pugliesi, e la norma in questione è quella che sarà discussa mercoledì prossimo, in Regione. È stata presentata nelle scorse ore - nella seduta congiunta delle commissioni Affari Generali e Lavoro del Consiglio – e prevede il cambio di governance dell’agenzia regionale per le politiche attive del lavoro. Solo un tecnicismo? Tutt’altro, se si conta che l’attuale numero uno è Massimo Cassano, leader di Puglia Popolare nella maggioranza di centrosinistra.

La proposta di legge presentata da tre Pd più Tutolo

E che a presentare il provvedimento sono stati tre big del Pd come Michele Mazzarano, Fabiano Amati e Ruggiero Mennea, ai quali si è aggiunto il lucerino Antonio Tutolo, arrivato nella massima assise tra le file di “Con” e ora nel gruppo Misto. Il riassetto è radicale: niente più direttore generale al vertice ma un amministratore unico. E con criteri precisi sui quali ricalcarne il profilo: comprovata esperienza e competenza in diritto del lavoro, titolo culturale aderente alla competenza in diritto del lavoro (laurea magistrale in giurisprudenza o economia), esperienza per oltre cinque anni nella pubblica amministrazione, oppure l’aver ricoperto l’incarico di professore universitario di ruolo nelle materie giuridiche o economiche o l’iscrizione - da almeno dieci anni - nell’elenco degli avvocati patrocinanti al livello delle magistrature superiori. 
La prima conseguenza è che, a farne le spese, potrebbe essere lo stesso Cassano, finendo disarcionato. «Non sono queste le priorità in questo momento. Ciò che conta, per la Puglia, è che determinati organismi funzionino al meglio e svolgano le loro funzioni in modo ottimale. E questo è l’unico obiettivo di questa proposta», risponde Lacarra a chi gli chiede se possa sembrare una spallata. Anzi: «È fondamentale e una necessità che in certe questioni la politica resti fuori. Le modifiche presentate garantirebbero una gestione dell’agenzia completamente super partes», spiega l’onorevole barese.

I tentativi precedenti di rivedere l'agenzia


Se è per questo, non è la prima volta che la questione approda agli onori delle cronache dell’Assemblea. Ci aveva provato l’opposizione, senza ottenere alcun passo indietro da parte dell’ex senatore azzurro. Ed era tornata a prendere quota persino in occasione dell’ultimo rimpasto di Giunta di Michele Emiliano, poi finito senza alcun appoggio esterno da parte dei Dem all’esecutivo ma con un rumour insistente, circa la possibilità di chiedere «radicali soluzioni per porre fine alla controversa gestione dell’agenzia», a dirla con le parole di allora del presidente della commissione Bilancio. 
Si è concretizzata ad aprile, con tanto di norma transitoria per affidare le funzioni di gestione ordinaria al direttore del dipartimento regionale competente, traghettando così la struttura al nuovo regime. In compenso, la riunione di mercoledì si è chiusa senza disco verde, ufficialmente perché «si è ritenuto necessario del tempo per effettuare approfondimenti tecnico-normativi». Tra le ipotesi della vigilia, anche quella di un consiglio di amministrazione: «C’è una discussione aperta», aveva commentato cauto il governatore. Amati è netto: «L’ amministratore unico titolato e non il Cda serve a superare opacità e rischio di trasformare l’Agenzia in una nuova lista civica», tira dritto, con qualche distinguo. Come quelli dell’azzurro Vito De Palma, convinto che limitarsi al «livello culturale e formativo richiesto ai vertici apicali, senza cambiare gli obiettivi strategici dell’ente, significa cadere nel tranello della vecchia politica». E pure della pentastellata Antonella Laricchia, favorevole, sì, «nel merito, ma meno nel metodo». Meno di una settimana per sciogliere i nodi. In caso di lasciapassare, potrebbe rappresentare una scossa non da poco a sinistra. A quel punto, alle urne delle Comunali mancherà una manciata di giorni. 

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