Amati sfida Emiliano: «Ci sono, senza tatticismi». Primarie a tre, per ora

Giovedì 31 Ottobre 2019 di Vincenzo DAMIANI
«La mia non è una candidatura tattica, mi propongo alle primarie perché ho un programma e idee diverse dagli altri esponenti del centrosinistra e saranno i pugliesi a decidere quale proposta preferiscono». A poche ore dalla consegna delle firme per gli iscritti al Partito democratico, Fabiano Amati consigliere regionale dem e fondatore dell'associazione politica C-entra il futuro esce definitivamente allo scoperto e spiega i motivi che lo spingono a sfidare Michele Emiliano ed Elena Gentile. «Su agricoltura, Xylella, liste di attesa, consorzi di bonifica noi abbiamo proposte ben precise e diverse, ad esempio, da quelle di Emiliano. Le primarie non servono a definire tattiche politiche, ma a confrontarsi sui temi, sui problemi e, soprattutto sulle soluzioni. Credo di essere l'unico candidato ad avere già un programma chiaro e definito». Amati sa bene che superare Emiliano ai gazebo sarà una impresa, ma non ci sta a partire da vittima sacrificale e punta tutto sulla forza delle idee: «Anche Vendola appariva agli occhi di tutti come una candidatura velleitaria poi sappiamo come è andata la storia».
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Le firme da raccogliere per i tesserati del Pd sono pari al 35& dei membri dell'Assemblea dem e devono essere consegnate entro oggi alle 19. Si tratta di un primo step al quale sono obbligati solamente gli iscritti al Partito democratico, per tutti gli altri le firme da raccogliere sono cinquemila e vanno consegnate entro il 9 novembre prossimo, il giorno prima della convention del centrosinistra. Passaggio dal quale è esonerato Emiliano. «Il mio programma riprende Amati credo sia ormai già noto a tutti, per ogni tema, per ogni problema, ho individuato una proposta, una soluzione. Liste d'attesa? Uno dei rimedi è la sospensione dell'attività libero-professionale se i giorni d'attesa risultano notevolmente diversi tra attività istituzionale e a pagamento. Xylella? Linea dura sul contenimento del contagio, attraverso l'estirpazione delle piante infette e l'uso degli agrofarmaci per controllare l'insetto vettore». L'elenco è lungo e contempla altri temi: rifiuti (chiudere il ciclo con gli impianti di compostaggio e di riutilizzo di materie e materiali, nell'ambito dell'economia circolare, evitando discariche e tour della monnezza per l'Europa a bordo di camion a gasolio); consorzi di bonifica (soppressione, se fosse possibile, in ogni caso, trasferimento degli schemi idraulici ad Aqp per evitare la produzione di debiti da mettere a carico dei cittadini); vaccinazioni (esecuzione puntuale degli obblighi di vaccinazione per bambini, personale sanitario e scolastico); case popolari (buono per acquisto casa agli aventi diritto e assegnazione degli alloggi in proprietà); sanità (completamento o avvio lavori per cinque nuovi ospedali, investimenti in ricerca e innovazione per ridurre i viaggi della speranza e diffusione della rete territoriale con Pta e pspedali di comunità).
Amati spera nel sostegno dei renziani, che non saranno direttamente della partita ma contano di avere un loro peso. E poi c'è l'area vendoliana che ancora sfoglia la margherita, ma che difficilmente proporrà un proprio candidato alle primarie. Anche su di loro contano sia Elena Gentile che lo stesso Amati. Da capire, poi, come si muoveranno gli orlandiani, rappresentati in Puglia dall'avvocato Federico Massa, sempre presente e protagonista alle due assemblee Prima le idee convocate dai cosiddetti antagonisti di Emiliano. Infine, c'è il punto interrogativo rappresentato dal senatore Pd Dario Stefàno: lui certamente non parteciperà alle primarie, né in prima persona né attraverso un candidato esterno. Attraverso una petizione online, circa seimila persone gli hanno chiesto di candidarsi direttamente alle Regionali del 2020, ipotesi che al momento appare remota: «Sarebbe un suicidio politico per il centrosinistra presentarsi con due candidati il prossimo maggio», commenta un esponente dell'attuale coalizione di governo. Con un sistema elettorale che prevede la vittoria anche con un voto in più, dividersi significa perdere. Soprattutto se il centrodestra, come appare scontato, si presenterà unito e con una Lega con il vento in poppa, come dimostrato alle Europee e alle votazioni in Umbria.
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