L'Alta velocità spinge il Pil, l'esperto: «Serve al Sud, ma intanto si punti sui servizi per i trasporti»

Martedì 7 Luglio 2020 di Maria Claudia MINERVA
C'è un tema, quello dell'Alta velocità, che sollecita un dibattito pubblico molto vivace, perché legato a fattori di crescita e di sviluppo economico dei territori. Tanto da influenzarne abbondantemente il Pil, come viene descritto in uno studio firmato dal professor Ennio Cascetta, massimo esperto di queste problematiche, che insieme a un pool di ricercatori dell'Università degli studi Federico II di Napoli ha dimostrato come nelle città con l'Alta velocità il Prodotto interno lordo sia cresciuto molto di più rispetto ai luoghi in cui il servizio non c'è. In dieci anni - dal 2009 al 2019 - di ben 10 punti di percentuale. Non solo. È stato anche acclarato che se tutte le province italiane fossero state dotate di Av il Pil sarebbe aumentato di ben 60 miliardi. Mica bruscolini.

«La possibilità di connettere diversi punti del territorio è una precondizione essenziale di qualunque attività sociale ed economica. Ma la qualità di queste connessioni, ovviamente, influenza molto la qualità dello sviluppo e la qualità di vita di una comunità, e si dimostra, nella letteratura scientifica, che un territorio, a parità di condizioni, quindi a parità di popolazione, istruzione, materie prime, ecc., più connesso è un territorio che crea più ricchezza e più benessere, e questo è valido da sempre e, ancora di più nell'ultimo periodo, dove la globalizzazione, quindi l'allungamento di queste catene di movimento di merci e di persone a livello mondiale rende la competitività sempre di più un fattore di sviluppo e di successo di un territorio» conferma Cascetta.

C'è un esempio concreto che vale per la Puglia. «Negli ultimi dieci anni, la regione ha avuto un enorme sviluppo del turismo e, in particolare del turismo internazionale. Se i turisti non potessero arrivare in Puglia, questo sviluppo non ci sarebbe stato. Come arrivano i turisti? Prevalentemente con l'aereo, grazie, non alle infrastrutture aeroporto che c'erano anche prima, ma al fatto che, attraverso la rivoluzione del mercato delle low cost il trasporto aereo sia diventato molto diverso rispetto a come era prima, quindi collega point-to-point (punto per punto) singole città con singole altre città e con dei costi che sono bassissimi - aggiunge -. Quindi, l'accessibilità delle bellezze turistiche della Puglia è diventata molto maggiore grazie alla rivoluzione del trasporto aereo low cost e questo ha consentito un importante sviluppo del turismo regionale. In altre regioni dove oltre all'aereo si può andare anche con l'alta velocità ovviamente questo sviluppo è stato ancora maggiore».

Ci sono 7 milioni di viaggiatori l'anno, che usano l'Alta velocità in Italia, aggiunge il professore, che «sono turisti, che arrivano a Roma, prendono l'Alta velocità e visitano anche Firenze e Napoli perché si va e si torna nella stessa giornata. Quindi l'Alta velocità, prendendo sempre il turismo come esempio, ma potremmo replicarlo per tanti settori dell'economia, a parità di musei, di alberghi, ecc., è un fattore ulteriore di sviluppo di un territorio».

La ricerca del professor Cascetta, pubblicata qualche mese fa e ripresa nei giorni scorsi dai quotidiani nazionali, cerca di quantificare, cioè di rappresentare in termini economici quanto ha contribuito la presenza dell'Alta velocità, allo sviluppo del Pil nelle diverse province italiane. «Diverse province hanno avuto nei dieci anni di esistenza dell'Av in Italia, perché il primo treno ad Alta velocità è partito a dicembre 2009, osservando lo sviluppo economico di tutte le 180 province italiane si può dimostrare che, a parità di condizioni - l'Alta velocità ha inciso sulla crescita economica. Poi abbiamo provato a misurare di quanto ha inciso ed è venuta fuori la cifra di 40 miliardi. Ci siamo anche chiesti cosa sarebbe successo al Pil dell'Italia se in questi dieci anni ci fosse stata già tutta la rete di Av, compresa la Napoli-Bari, ecc, ecc., e la risposta è stata che il Prodotto interno lordo sarebbe stato, oltre che di 40 miliardi, di altri 60 miliardi. Quindi l'Italia avrebbe avuto cento miliardi in più di ricchezza rispetto all'ipotesi di non Alta velocità».

Su questo ragionamento Cascetta rilancia il bonus Alta velocità. «Poiché per portare l'Alta velocità al Sud ci vorranno anni - la Napoli-Bari è partita, la Salerno Reggio-Calabria ancora non si sa - la mia idea è questa: visto che l'Av non è solo la velocità di punta, ma è un insieme di servizi a bordo di treni di qualità, di possibilità di prenotare i posti, di tariffe flessibili, cioè è un brand, un pacchetto nel quale la velocità è uno dei pezzi, per quei territori che non hanno ancora le infrastrutture di Av che si vogliono realizzare, come la Puglia, la Calabria e la Sicilia, perché non anticipiamo tutti gli altri elementi del pacchetto con un contributo dello Stato?». Una proposta che ha ottime possibilità - il professore è molto fiducioso - di essere accolta dal governo Conte, il primo a sostenere che una delle grandi priorità del Paese sia proprio quella di colmare lo squilibrio di accessibilità del Mezzogiorno. Ultimo aggiornamento: 10:02 © RIPRODUZIONE RISERVATA