Lacarra: «Le liste? Scelte nazionali. Chi non sostiene il Pd fa un dispetto al Paese»

Lacarra: «Le liste? Scelte nazionali. Chi non sostiene il Pd fa un dispetto al Paese»
di Alessandra LUPO
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Venerdì 19 Agosto 2022, 10:29

Marco Lacarra, parlamentare uscente e segretario regionale del Partito Democratico pugliese, è un momento particolare per il partito in Puglia, segnato da un forte malcontento da parte della base per la composizione delle liste. Dario Stefàno nei giorni scorsi ha anche abbandonato il Pd in forte polemica sul sodalizio con i civici. «Dario Stefàno ha deciso di lasciare il partito e ne sono dispiaciuto. Magari se me lo avesse detto prima lo avrei apprezzato».


La delusione per un uscente però non è difficile da capire. Lei è stato riconfermato.
«È una giostra su cui è facile salire ma prima o poi si scende. Capiterà anche a me. Con questa legge spregevole dal punto di vista umano oltre che politico, in pochi sono padroni del proprio destino: bisogna prenderla con molta filosofia e vedere ciò che accade. Le scelte competono alla direzione nazionale. Se nelle liste ci fosse stato Stefàno oggi sarebbe qualcun altro a protestare».


Dal Salento chiedono le sue dimissioni per il trattamento ricevuto da Loredana Capone, per cui si chiedeva la testa di lista alla Camera, andata invece a Stefanazzi, cosa risponde?
«Non è la prima volta che vengono chieste le mie dimissioni, c'è un congresso che deciderà. Nel merito, io credo di aver fatto tutto quello che potevo fare».


Chi ha deciso di relegare Loredana Capone solo quarta al Senato?
«La Capone è quarta dopo Francesco Boccia e due nazionali. Non mi sembra difficile fare le dovute valutazioni. Io ho fatto una consultazione, che ho portato all'attenzione del partito nazionale che poi ha deciso. Noi facciamo un lavoro istruttorio che fornisce delle proposte. Qualche volta vengono ascoltate, qualche volta no. Questa volta è andata così».


Anche Antonio Decaro è rimasto a bocca asciutta, aveva chiesto che ci fosse la sindaca di Bitetto.
«Sì, il mondo dei sindaci aveva espresso una sua candidatura, peraltro anche lei una donna, ma l'indicazione non è stata accolta e non mi pare che Decaro stia distruggendo il mondo e chiedendo la testa del segretario regionale: ha capito come vanno le cose».


Ora però c'è in ballo un ricorso su quelle liste. Che ne pensa?
«Mi sembra una buona cosa, per spingere i nostri elettori a votarci...».


L'accusa di maschilismo per un partito che si definisce riformista e femminista però è difficile da rispedire al mittente: i capilista sono tutti uomini...
«Non c'è maschilismo: c'è da costruire ancora di più una classe dirigente formata da donne. Chi conosce la mia storia e anche i miei recenti impegni politici ed elettorali sa che ho sempre sostenuto delle donne. Questa accusa non mi tocca minimamente».


Michele Emiliano viene visto come il vero vincitore di questa battaglia per le liste, da una parte con i civici, dall'altra con persone tutte a lui molto vicine. Teme che la campagna elettorale possa in qualche modo risentire di queste scelte?
«Farei un ragionamento generale che risponde anche a Mennea e Amati: se vogliamo essere credibili dobbiamo fare in modo che la gente si convinca davvero che il Pd è alternativo alla destra. Se invece siamo alternativi alla destra solo nella misura in cui i candidati sono nostri amici o persone di cui siamo tifosi, è chiaro che stiamo mistificando il messaggio. Io penso che i dirigenti di partito abbiano la responsabilità di spegnere queste polemiche. D'altronde subito dopo le Politiche ci sarà un congresso regionale in cui ognuno farà le proprie valutazioni. Ora è un errore pensare di fare un dispetto non votando il Pd. Il dispetto sarebbe al Paese. Diversamente dalla destra, da cui non ho sentito una sola frase polemica, da noi ci si confronta. Ma poi arriva la sintesi e la si accetta».


Veniamo al programma: diritti sociali, salario minimo, ricalibratura del Reddito di cittadinanza, ma anche Ius scholae e Ddl Zan, un programma che presenta alcuni punti di continuità con governi precedenti di cui avete fatto parte, ma anche molti aspetti peculiari fortemente identitari. In questa fase il Pd sta cogliendo l'occasione per ridefinirsi?
«Sì, certamente i governi a cui abbiamo dato il nostro contributo sono stati governi nati in emergenza e quindi è chiaro che oggi presentiamo invece un programma che è nostro, non frutto di mediazione e rinunce, che a volte sono necessarie. Oggi il nostro programma è più identitario, guarda al lavoro e a quelle fasce sociali che storicamente sono state più vicine a noi. Un tentativo di eliminare le disuguaglianze ancora molto presenti nel Paese, il salario giusto è necessario per dare risposte a chi viene pagato troppo poco. Il Reddito di cittadinanza ha svolto un lavoro molto utile soprattutto nella fase pandemica, ma ha certamente fallito nell'ottica di un'inclusione lavorativa. Sui diritti avevamo già messo in campo una serie di provvedimenti legislativi che avevano affrontato alcune esigenze. Lo ius scholae è un atto legislativo di civiltà. Così come per il Ddl Zan si tratta di sanzionare alcuni comportamenti sbagliati, è necessario e chi vuole leggerci altro sbaglia».


Ci sono particolari vertenze territoriali che porterà avanti in Parlamento?
«Cercherò di fare un lavoro sul mio territorio che riguarda Cassa Prestanza del Comune di Bari e gli azionisti truffati della Banca Popolare di Bari. Due temi a cui non siamo riusciti a dare la giusta attenzione nella passata legislatura e che farò in modo che tornino in Parlamento».

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