Al Bano: «È la mia vita, ora anche in un film». In cantiere il tour con Morandi e Ranieri

Al Bano: «È la mia vita, ora anche in un film». In cantiere il tour con Morandi e Ranieri
di Leda CESARI
5 Minuti di Lettura
Venerdì 21 Gennaio 2022, 05:00

È la sua vita, ama intonare con un certo orgoglio. E presto diventerà anche un film cui sta lavorando in queste settimane la Publispei, casa di produzione cine-televisiva che ha firmato tra l’altro “Un medico in famiglia”, “I Cesaroni”. Di ieri, poi, la notizia che Gianni Morandi avrebbe pronunciato il sospirato sì al tour con lui e Ranieri: idea che Al Bano ha lanciato e mai abbandonato, anzi ripescato in questi giorni, alla soglia della 72° edizione di Sanremo. E dei suoi 79 anni. 

I fans non potranno ammirarla quest’anno a Sanremo…
«E mi dispiace». 

Perché ha rinunciato? “Una macchina troppo complicata”, ha detto.
«Alt: ho detto solo che è diventato una macchina complicata come sistema di votazione. Poi non ho rinunciato, è solo una gestione del cantante Al Bano: ho fatto tanta televisione quest’anno, quindi a tutto ho pensato, ma non a Sanremo. Però sono rimasto piacevolmente sorpreso quando ho sentito della partecipazione di Morandi e Ranieri: ci dà l’idea dell’importanza di un Festival che rimane il più copiato al mondo, dalle Filippine al Sudamerica, passando per l’Eurofestival. E questo merito va riconosciuto e apprezzato». 

Allora non è vero, come maligna qualcuno, che c’entri l’ultima esclusione.
«Attenzione, io non ho mai fatto mistero della mia vita: l’esclusione di quel brano da parte della giuria di qualità mi fa semplicemente schifo. È inaccettabile mandare a casa durante la prima serata, come accaduto pure ai brani di D’Alessio e Ron, una canzone di una bellezza straordinaria, scritta dal grande Maurizio Fabrizio - uno che ha realizzato testi per Renato Zero e per Mina, per Bocelli e per Giorgia - e poi premiarla come miglior arrangiamento. Una canzone stratosferica: io avevo già pronto un altro pezzo del 2017 di quelli “giusti” per Sanremo, ma quando l’ho sentita mi sono venuti i brividi tre volte. Comunque la delusione è già passata». 

Come giudica la direzione artistica di Amadeus? Troppo giovanilistica? Troppo rock?
«Nella vita bisogna essere pratici, lui lo è stato. E gli è andata bene, perché la canzone dei Måneskin si è rivelata un successo mondiale. Quanto al rock, ricordo che il primo a portarlo al Festival è stato Adriano Celentano. E poi c’è stato il buon Vasco Rossi. Insomma, ben vengano i Måneskin, che sono i nuovi Rolling Stones. Se devono ancora dimostrarlo? Ma anche i Rolling Stones, alla loro età, dovevano ancora dimostrare di essere i Rolling Stones. E io nel 1967 ho cantato nella prima parte dei loro show italiani. Cinque date: Genova, Milano, Roma, Firenze, Bologna». 

A Lecce no, però. 
«Non lo dica a me. Si sa che Lecce paga sempre il fattore Sud. L’Italia è stata unita, ma non come dovrebbe essere».
Qual è stato il suo Sanremo più coinvolgente?
«Tutti, nessuno escluso. Nel 1968 ero al fianco di Louis Armstrong, di Wilson Pickett e Bobbie Gentry, in duetto con me con “La siepe”, che vinse il primo premio Tenco». 

Tournée con Ranieri e Morandi: un tormentone. Cosa ne pensano gli interessati? 
«Ranieri è pronto dal ‘96, anno in cui la proposi - e non vi dico quante richieste ricevemmo in quel periodo - mentre Morandi è titubante perché ripete “Voi con quelle voci mi schiacciate”. Ma non saranno le nostre voci, bensì le nostre storie a cantare: un proletario del Nord, uno di Napoli, io dal profondo Sud. E pare che oggi Gianni si sia convinto». 

Tre aggettivi per definire le vostre tre voci.
«Ne basta uno: interessanti. E storiche, ormai». 

E anche un po’ incredibili.
«Questo mi piace lo dicano gli altri. Io sono pronto, come sempre. Non mi sono mai fermato: infarto, prostata, ischemia, edema vocale, ma sono qui. Forse perché dentro di me è vivo e vegeto il contadino Al Bano». 

O forse perché la musica fa rimanere giovani. 
«È assolutamente vero. E sottolineo che la musica è una delle migliori medicine mai inventate dall’uomo, e grazie a Dio è nata in Italia». 

Cosa le ha dato “Ballando con le stelle”? 
«Mi sono divertito. Ho capitolato dopo 15 anni di “corteggiamento” di Milly perché mi hanno mostrato il video di Giorgio Albertazzi che ballava a 90 anni. Le ho detto che forse avrei distrutto la credibilità accumulata in tanti anni di carriera canora, ma poi ho pensato anche che in questo periodo di grande crisi causa Covid sarebbe stato giusto darsi un’occasione di lavoro in più. E credo di aver contribuito a portare un’audience non indifferente».

A proposito di Covid, progetti in cantiere per la fine di quest’odissea sanitaria? 
«Ho due anni di arretrati, quindi… La Publispei mi ha chiesto l’ok per girare un film sulla mia vita e gliel’ho dato. Penso infatti che alla soglia dei 79 io possa dire di aver avuto una vita al di là di ogni mia aspettativa. E meno male che ho saputo tenere il ritmo: quello che mi è successo ha dell’incredibile, e conferma come ci sia stata una mano superiore a guidarmi. La fortuna? Se non hai qualità la fortuna non ti viene addosso. Duri solo cinque minuti». 

Come certi cantanti di Sanremo. 
«Esatto, esatto».

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