Agricoltura, ex Ilva e poi Tap: il piano Puglia del governo

Domenica 29 Settembre 2019 di Francesco G.GIOFFREDI

Premessa: non sarà certo un piano sartoriale, ritagliato su misura, se non altro perché - parola del premier, venerdì sera a Ceglie Messapica - «alimentare le contrapposizioni territoriali non ha senso». Però la Puglia catalizzerà molte attenzioni e altrettanti dossier del governo giallorosso, tanto che c'è già chi parla a Roma di un «fascicolo ad hoc». Tradotto: eventuali successi e fallimenti di Giuseppe Conte e dei suoi ministri (pugliese lui, pugliesi due titolari di dicastero, pugliese il sottosegretario alla presidenza) passano anche dalla matassa di problemi e soluzioni del Tacco d'Italia, a partire dalle due emergenze citate espressamente dal premier (xylella ed ex Ilva), proseguendo con la partita al momento sotterranea dei ristori Tap, fino al sogno dell'alta velocità/capacità ferroviaria.

Ma sarà naturalmente anche il Piano straordinario per il Sud a tracciare linee guida per la Puglia: il credito d'imposta rifinanziato, i Contratti istituzionali di sviluppo (Brindisi e Lecce in attesa), la tassazione ulteriormente agevolata nelle Zes (le Zone economiche speciali, che saranno coordinate peraltro in un'unica cabina di regia), e poi la complessiva riprogrammazione delle risorse. Dossier, quest'ultimo, su cui sta lavorando proprio Mario Turco, il senatore tarantino del M5s (e docente di Economia di UniSalento) che affianca Conte da sottosegretario alla presidenza del Consiglio.

Conte a Ceglie Messapica: «Xylella e Ilva priorità per questo governo»

Ci sono tuttavia due avamposti tematici, interamente pugliesi, su cui il governo dovrà piazzare lo sprint e dare risposte. Se non altro perché venerdì il premier ha accennato a un «impegno solenne di tutto il governo»: xylella ed e siderurgico tarantino. Giova ricordare le parole di Conte: «Sono stati già stanziati 300 milioni e d'accordo con la ministra Bellanova li attiveremo per l'inizio del 2020. In passato c'è stata una sottovalutazione iniziale del fenomeno: forse intervenendo in modo più radicale dall'inizio sarebbe stata contenuta la diffusione del batterio. Ora i fondi ci sono, dobbiamo cercare di limitare questa iattura che mi spezza il cuore. È un problema che spesso mi viene descritto da altri leader mondiali». All'orizzonte però non si intravedono nuovi vertici al ministero: i territori scalpitano e attendono segnali, i 300 milioni saranno destinati alla ricostruzione del patrimonio olivicolo.

L'altro rebus è l'ex Ilva, ora nelle mani di Arcelor Mittal. Tra rompicapo cassa integrazione (sul versante lavoro), produzione ancora a scartamento ridotto (il 2019 si chiuderà con meno di 5 milioni di tonnellate annue d'acciaio) e infinito dedalo delle prescrizioni ambientali (peraltro con il riesame dell'Aia avviato dal ministero dell'Ambiente, nei mesi scorsi), Taranto resta una trincea. Ha ricordato Conte: «Quando abbiamo cominciato l'esperienza di governo abbiamo subito affrontato di petto il problema, ritrovandoci con un bando già perfezionato. C'è una logica industriale che qualche volta si sposa male con la tutela della salute. Sono sempre in contatto con i rappresentanti parlamentari del territorio, il ministro Patuanelli ha il dossier in mano. Ora dobbiamo realizzare di gran carriera le opere di bonifica degli impianti e degli spazi industriali, è una priorità assoluta: ci sono impegni da implementare al più presto». Altro non sarebbero che gli interventi imposti dall'Autorizzazione ambientale, da traguardare entro il 2023: cronoprogramma fin qui di fatto rispettato, la copertura dei parchi - per esempio - è agli sgoccioli.

E poi c'è il non detto, annunciato tuttavia a marzo: il piano di ristori e investimenti per lo spicchio di Salento che ospita il gasdotto Tap. Conte parlò di «30 milioni di euro», da allora nulla più è filtrato. Da palazzo Chigi però assicurano che il piano è in corso di perfezionamento.
Stesso destino per i già citati Cis di Brindisi e Lecce: Turco e il ministro per il Sud Giuseppe Provenzano stanno completando ricognizione e rimodulazione delle risorse del Fondo sviluppo e coesione, dopodiché sarà riallacciato il filo con le due amministrazioni comunali pugliesi (che hanno già consegnato nelle scorse settimane le schede progettuali). Già dalle pieghe della Legge di Bilancio dovrebbe spuntare un rafforzamento dell'esenzione Ires nelle Zes (in Puglia sono due: jonica e adriatica).

Le aspettative attorno al Piano per il Sud aumentano esponenzialmente, intanto. Già nel Def ci saranno le prime pillole, ma a stretto giro sarà approntato un documento interamente dedicato alle strategie per il Mezzogiorno. Tra i punti fermi, il rafforzamento della clausola del 34% (della spesa) da destinare alle regioni meridionali, ora estesa anche al settore pubblico allargato. La Banca d'investimenti per il Sud resta un obiettivo, ma di medio-lungo termine; di sicuro ci sarà un maggior coordinamento delle centrali di movimentazione delle risorse (Cassa depositi e prestiti, Invitalia, Investitalia).
Altro step cruciale al Sud sarà il Green New Deal: il decreto clima è in cottura e prevede - tra le altre cose - il bonus rottamazione, il rinnovo del parco mezzi pubblici, le misure per la chiusura del ciclo dei rifiuti. Il primo perimetro di sperimentazione sarà il Sud, confermano da Roma: «Stiamo recuperando risorse da destinare in tal senso alle regioni del Mezzogiorno».

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