A casa con gli avanzi del ristorante: contro i rincari c'è la doggy bag. Ma non tutti la chiedono

A casa con gli avanzi del ristorante: contro i rincari c'è la doggy bag. Ma non tutti la chiedono
di Pierangelo TEMPESTA
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Lunedì 12 Settembre 2022, 07:43 - Ultimo aggiornamento: 13 Settembre, 12:27

casa con gli avanzi del ristorante: contro i rincari c'è la doggy bag. Ma non tutti la chiedono. Tra chi può permettersi quello che oramai sta diventando quasi un lusso, cioè un pranzo o una cena fuori in famiglia o con gli amici, aumenta il numero di richieste delle doggy bag, i contenitori usati per recuperare il cibo (e anche il vino) non consumato e che, in questo modo, non viene buttato nei cesti dell'immondizia dei ristoranti, ma mangiato successivamente. Il termine, che letteralmente significa vaschetta per gli avanzi per il cane, è oggi largamente usato, per estensione, per indicare il contenitore in cui conservare il cibo che non i cani, ma i loro padroni consumeranno a casa. La pratica, molto diffusa negli Stati Uniti e in Paesi europei come la Francia e la Gran Bretagna, in questi ultimi mesi - complici i rincari in ogni settore - sta prendendo piede anche in Italia.

La tendenza secondo Coldiretti


Dall'indagine, portata avanti da Coldiretti Puglia insieme a Ixè, infatti, emerge che quasi quattro consumatori su dieci portano a casa ciò che rimane nel piatto. Un dato che è raddoppiato nel giro degli ultimi dieci anni. Il caro spesa determinato dai rincari energetici e la necessità di ridurre gli sprechi stanno così cambiando le abitudini dei cittadini. «Con l'inflazione che ad agosto 2022 ha raggiunto il record dal 1985 e i beni alimentari in aumento del 10,6 per cento rispetto allo stesso mese dell'anno precedente - rileva Coldiretti - per molte famiglie è diventato indispensabile ridurre al massimo gli sprechi. Una situazione che spinge così sempre più persone a superare l'imbarazzo e a chiedere di portare via quanto rimasto nel piatto per consumarlo successivamente tra le mura domestiche».


L'analisi Coldiretti-Ixè evidenzia, però, che il 17 per cento richiede la doggy bag solo raramente, mentre il 12 per cento degli italiani ritiene che sia una pratica volgare e da maleducati o, comunque, prova vergogna nel fare una simile richiesta al cameriere. Infine, c'è anche un 22 per cento di italiani che non lascia alcun avanzo quando va a mangiare fuori, mentre il resto non chiede di portare a casa i resti perché non saprebbe come utilizzarli. La pratica sempre più comune di richiedere la doggy bag è spinta anche «da una nuova sensibilità verso la riduzione degli sprechi alimentari - spiega Coldiretti - oggi resa tanto più necessaria dalla crisi economica». Si adottano, infatti, strategie «che vanno dal ritorno in cucina degli avanzi ad una maggiore attenzione alla data di scadenza, fino alla spesa a chilometro zero, dal campo alla tavola, con prodotti più freschi e che durano di più».

Di fronte a questa nuova esigenza, aggiunge l'associazione degli agricoltori, «la ristorazione si attrezza e in un numero crescente di esercizi, per evitare imbarazzi, si chiede riservatamente al cliente se desidera portare a casa il cibo o anche le bottiglie di vino non finite e si mettono a disposizione confezioni o vaschette ad hoc. Un servizio nei confronti del cliente che ha un costo per ristoranti e agriturismi, considerati i rincari che devono affrontare, dall'energia alla carta da asporto, alle buste per il confezionamento e per la conservazione degli alimenti, che cominciano addirittura a mancare».


Le difficoltà vissute dalla ristorazione si ripercuotono, naturalmente, sull'intera filiera, con un effetto a cascata. A rischio, secondo Coldiretti, c'è un sistema che dai campi alla tavola vale 575 miliardi di euro, quasi un quarto del Pil nazionale, e vede impegnati ben 4 milioni di lavoratori in 740mila imprese agricole, 70mila industrie alimentari, oltre 330mila realtà della ristorazione e 230mila punti vendita al dettaglio. Si stima che oltre il 10 per cento delle imprese sia a rischio chiusura per rincari diretti e indiretti determinati dall'energia, che vanno dal +170 per cento dei concimi al +90 per cento dei mangimi, al +129 per cento del gasolio. Rincari considerevoli anche nel settore del vetro, che costa il 30 per cento in più. Prezzi più alti pure per i contenitori in Tetrapack (15 per cento), per le etichette (30 per cento), per il cartone (45 per cento), per i barattoli di latta (60 per cento), fino ad arrivare al 70 per cento in più per la plastica. Da qui l'appello di Coldiretti: «Come per il gas, anche e soprattutto nell'alimentare l'Italia deve intervenire sui costi energetici per difendere la propria sovranità alimentare, tagliando i costi dell'energia per salvare aziende e stalle e scongiurare il rischio concreto di un crack nazionale».
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