Calo demografico, è allarme: nel 2050 il Sud "senza" la Puglia. Circa 3.5 milioni di abitanti in meno

Calo demografico, è allarme: nel 2050 il Sud "senza" la Puglia. Circa 3.5 milioni di abitanti in meno
di Massimiliano IAIA
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Lunedì 29 Novembre 2021, 09:12 - Ultimo aggiornamento: 2 Dicembre, 23:59

Da qui al 2050 gli abitanti del Mezzogiorno diminuiranno di 3,5 milioni. Numeri demografici alla mano, sarebbe come immaginare tra trent'anni un Sud senza la Puglia. È l'Istat a tracciare una previsione tutt'altro che rassicurante sulla demografia del Paese, con un Meridione che si spopolerà in maniera significativa in tempi relativamente brevi. Il rapporto dell'Istat parte da un presupposto: nel 2007 si è rotto l'equilibrio demografico naturale tra nascite e morti e neppure l'arrivo degli emigrati riuscirà - nel medio/lungo termine - a compensare il calo della popolazione. E sarà proprio il Mezzogiorno a pagare il prezzo più alto di questo calo demografico: se infatti per il Nord si stima una perdita di 1,1 milione di abitanti entro il 2050, nello stesso periodo il Sud vedrà sparire 3,5 milioni di residenti. Praticamente l'equivalente della Puglia, che oggi conta circa 3,9 milioni di abitanti.

Tra 50 anni il Mezzogiorno "perderà" 6.6 milioni di abitanti

Quali le ragioni alla base del calo demografico? Innanzitutto la bassa fecondità, che colpisce uniformemente alla base la struttura per età delle popolazioni, ma anche a livelli migratori sfavorevoli per alcune realtà territoriali.
Le previsioni dell'Istat si allungano al 2070. Tra cinquant'anni il Mezzogiorno sarà sceso dai 20,2 milioni attuali ad appena 13,6 milioni, cioè con una emorragia di 6,6 milioni di persone. Il Nord nello stesso periodo avrà perso 3,3 milioni di persone e il Centro altri 2,1 milioni di persone. In pratica oltre la metà della flessione, in valore assoluto, investirà le otto regioni del Meridione per cui la percentuale di residenti nel Mezzogiorno sul totale dell'Italia, che oggi è pari a poco meno del 34%, scivolerà di un punto per decennio fino ad attestarsi sul 28,6% nel 2070. L'età media nel Mezzogiorno, attualmente sotto la media nazionale con 44,6 anni, salirà progressivamente fino a fare del Meridione la zona più vecchia d'Italia, con una media di 52,1 anni al 2070. L'Italia nel suo insieme, oggi poco sotto quota 60 milioni di residenti, si attesterà a 54 milioni nel 2050 e a 47,6 milioni nel 2070 mentre l'età media crescerà di cinque anni dai 45,7 attuali a 50,7 anni per poi restare stabile a quel livello anche nei venti anni successivi. A livello nazionale si valuta che tra il 2020 e il 2030 i Comuni delle zone rurali possano nel complesso contrarre una riduzione della popolazione pari al 6%, passando da 10,2 a 9,6 milioni di residenti.

Coppie senza figli: sono il 32% del totale

La tipologia familiare che si prevede possa subire il cambiamento più evidente nei prossimi vent'anni è quella delle coppie con figli. Se queste oggi costituiscono il 32,1% delle famiglie totali, nel 2040 passerebbero al 23,9%. La diminuzione delle coppie con figli sarebbe più accentuata nel Mezzogiorno, pari a 10 punti percentuali (dal 36,9% al 26,9%). Il gap di genere nella sopravvivenza si rispecchia nell'aumento di donne che vivono sole. Per l'Italia in complesso si prevede che questa tipologia familiare possa andare a costituire il 22,8% delle famiglie totali entro il 2040, da un valore attuale del 19,2%, per una variazione di circa quattro punti percentuali. Una variazione che sale a oltre cinque punti percentuali per il Mezzogiorno (dal 17,3% al 22,4%). La tipologia familiare della coppia senza figli, che si prevede possa costituire il 21,6% delle famiglie totali nel 2040, continuerà a essere più diffusa al Nord (23,1%), pur conseguendo un incremento più contenuto. Il cambiamento più forte è infatti previsto nel Mezzogiorno, dove, a fronte di una situazione iniziale meno diffusa, le coppie senza figli incrementerebbero in venti anni di circa tre punti percentuali (dal 17,9% al 20,4%). Il Mezzogiorno, grazie a tassi di fecondità più elevati nel non più recente passato, aveva sempre evidenziato famiglie mediamente più numerose rispetto al Nord. Oggi, con livelli riproduttivi più contenuti anche nel Mezzogiorno, questo primato (2,5 componenti) tende a farsi meno netto. In futuro, per quanto si preveda possa mantenerlo fino al 2040, l'aspettativa è per un ulteriore diminuzione fino a 2,2 componenti.

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