L'Ue attiva il salva-Stati, ora può essere richiesto: slitta il recovery fund

Sabato 16 Maggio 2020 di Antonio Pollio Salimbeni

Il puzzle della risposta finanziaria europea alla crisi si sta completando. Ieri è stata la volta del fondo per il sostegno alle casse integrazioni degli stati, 100 miliardi, con l'accordo politico tra gli ambasciatori presso la Ue, adozione prevista del regolamento martedì (sarà operativo a luglio). Poi i prestiti del Meccanismo europeo di stabilità, 240 miliardi in totale: i ministri finanziari dell'Eurozona, che sono i governatori del consiglio di amministrazione del Mes, hanno dato il via libera formale. 

La linea di credito antipandemia è ora operativa, disponibile per tutti gli stati Eurozona (nessuno per ora ne ha fatto richiesta). Se si aggiungono i 200 miliardi di prestiti alle piccole e medie imprese della Bei le munizioni finanziarie arrivano a 540 miliardi. L'Italia potrebbe averne una novantina. Manca il pezzo forte, il Recovery Fund per finanziare la ripresa per il quale si attende la proposta della Commissione, slittata al 27 maggio. Potrebbe valere mille miliardi ed è altamente controverso se dovrà prevalentemente fornire prestiti o sovvenzioni agli stati, affinché limitino il già enorme ricorso all'indebitamento sovrano. Il fronte del Sud con Italia e Spagna (ma anche con la Francia) spinge sulle seconde, il fronte del Nord sui primi. Non è una partita in discesa.

Restano aperti punti fondamentali: volume finanziario, garanzie degli stati all'emissione di bond comunitari, incremento dei tetti di spesa del bilancio Ue 2021-2027 al quale il nuovo fondo sarà ancorato. L'Eurogruppo ha discusso parecchio soprattutto sulla dimensione finanziaria e sull'equilibrio tra sovvenzioni e prestiti. Il presidente Mario Centeno ha indicato che le risorse devono «essere commisurate ai costi straordinari della crisi e assicurare la solidarietà tra gli stati». Il commissario Paolo Gentiloni ha detto «l'ultimo miglio va percorso rapidamente» e non ha dato indicazioni sulle cifre: «Posso dire solo che c'è la Commissione intende presentare una proposta ambiziosa come richiede la situazione». Riemerge sempre il tema del livello di condivisione dei rischi che gli stati sono disposti ad accettare. Grandi discussioni su che cosa va finanziato. Centeno: «Mettendo insieme risorse ha senso affrontare le priorità di spesa concordate, ma è la dimensione nazionale titolare di tali politiche». Le priorità sono ripresa dalla recessione, evitare l'aggravarsi delle divergenze economiche tra gli stati, Green Deal ed economia digitale. Gentiloni ha confermato che lqa Commissione sta lavorando per definire il sostegno europeo alla solvibilità delle imprese «per gli stati che non sono nelle condizioni di sostenere imprese strategiche».
 


Intanto, il parlamento europeo ha votato a larga maggioranza (505 sì, 119 no, 69 astensioni) una risoluzione presentata da Ppe, Pse, Verdi, Renew Europe, Ecr (ne fa parte Fratelli d'Italia) nella quale si afferma che il Recovery Fund deve essere un elemento «principale» di un pacchetto che dia un impulso di investimenti anche privati di 2 miliardi di euro; deve essere finanziato «con l'emissione di obbligazioni a lungo termine»; le sue risorse devono essere erogate attraverso prestiti e, soprattutto, attraverso sovvenzioni, pagamenti diretti per investimenti e capitale proprio. I parlamentari 5 Stelle hanno votato a favore.

Il centrodestra si è diviso: Forza Italia a favore (tranne uno), leghisti e Fratelli d'Italia astenuti. Il parlamento invita alla massima chiarezza sul volume finanziario del Recovery Fund: la Commissione non dovrebbe usare «dubbi moltiplicatori per pubblicizzare cifre ambiziose e ricorrere a «sortilegi finanziari». Molti esponenti Ue parlano di migliaia di miliardi senza specificare se si tratta di fondi effettivi oppure del totale degli investimenti che possono generare.

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