Governo, la carta premier donna: ecco le ipotesi

Governo, la carta premier donna: ecco le ipotesi
Governo, la carta premier donna: ecco le ipotesi
di Marco Conti
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Martedì 8 Maggio 2018, 08:46
Serve tempo per tentare di recuperare i partiti ad un minimo di ragionevolezza. Può però servire offrire loro un governo-yogurt, pronto cioè a scadere a luglio, ottobre, dicembre o anche subito qualora gli stessi partiti riuscissero a mettere su una maggioranza politica. L'ultima appello di Sergio Mattarella è frutto di oltre due mesi di stallo e riassume interrogativi e ansie degli elettori che tengono altissima la percentuale di gradimento del Presidente e che non comprendono perché si debba tornare al voto tra pochi mesi. Magari in piena estate, come vorrebbero Di Maio e Salvini. Magari senza aver scongiurato l'aumento dell'Iva che scatterà se si andrà a votare in ottobre. Senza, soprattutto, aver modificato la legge elettorale, in buona parte colpevole dell'attuale situazione.

IL COSTO
Ragionevolezza vorrebbe che si tornasse alle urne non prima di dicembre e che quindi «il governo di servizio» - che probabilmente domani il presidente Mattarella inizierà a comporre con il presidente incaricato - possa incassare la fiducia del Parlamento e presentarsi nel pieno dei poteri all'importante consiglio europeo di fine giugno. Non è una sola soluzione quella che ha proposto ieri sera il presidente della Repubblica e non si tratta della riproposizione di un governo tecnico alla Monti, ma di una serie di suggerimenti che il Capo dello Stato offre anche a Di Maio e Salvini, i due leader più sparati nella richiesta di nuove elezioni.

Servirà forse ancora qualche giorno perchè i due forse comprendano sino a che punto una leadership può restare tale senza tenere in considerazione le perplessità generate nell'elettorato. Ma se M5S e Lega non sono stati in grado di comporre un governo, su una cosa sono d'accordo: «Voto subito». Anche a costo di spaventare i propri parlamentari,c he non hanno nessuna voglia di tornare al voto, e proporre date piuttosto complicate. Come quelle dell'8 o del 22 luglio quando le scuole sono chiuse e uffici e fabbriche lavorano a ranghi ridotti. Anche a costo di mettere ancora a repentaglio rapporti e alleanze che anche dopo nuove elezioni potrebbero servire per non ripiombare nella stessa situazione.

Di Maio e Salvini hanno ribadito la linea delle elezioni un minuto dopo essere usciti dal Quirinale. Berlusconi tace per buona parte della giornata e in serata tocca a Maria Stella Gelmini ribadire che FI non teme il voto, ma che sarebbe una follia votare a luglio. Meglio ottobre, quindi, anche se Berlusconi ritiene una sciagura per il Paese un ritorno a breve alle urne. Tra gli azzurri non c'è molta voglia di elezioni. Ma guadagnare tempo è ora l'unica opportunità che hanno per cercare di far ragionare l'alleato lumbard che dal 4 marzo non pensa altro a come strappare altri consensi a FI. Distinguere i no ad un esecutivo presieduto da Elisabetta Belloni (segretario generale della Farnesina), a Marta Cartabia (vicepresidente della Corte Costituzionale) o a chiunque altro, non sarà facile per il centrodestra. Perché se FI e non solo, vogliono evitare il voto a fine luglio o ad agosto hanno solo due strade: votare la fiducia o respingere il governo ma chiedendo a Mattarella, con un atto parlamentare, di non sciogliere subito le Camere.

L'OMBRELLONE
Berlusconi, dopo due vertici con gli alleati e una serie di più o meno velate minacce, ha respinto l'offerta dell'appoggio esterno ad un esecutivo M5S-Lega e prova a resistere schierandosi contro il voto estivo. Ma sostenere con il solo Pd il governo del presidente sarebbe dannoso oltre che inutile visto che insieme i due partiti non hanno la maggioranza. Ma il Cavaliere ha le antenne su mercati e borse e teme l'avvicinarsi dell'estate, periodo spesso d'oro per la speculazione e nero per risparmiatori distratti. A sinistra si incrociano le dita. Lo spettro delle urne agita i dem anche se la percentuale del partito ha ripreso a salire. Senza un segretario e un leader c'è chi si aggrappa a Paolo Gentiloni e chi allo stesso Mattarella - che ai dem ancora in privato rimprovera la repentina chiusura di dialogo con il M5S - e chi alla cabala secondo la quale chi porta il Paese al voto poi perde le elezioni.
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