Covid e lockdown: slittano ancora le pagelle, le Regioni sotto accusa: dubbi sulla validità dei dati

Covid e Lockdown: slittano ancora le pagelle, le Regioni sotto accusa: dubbi sulla validità dei dati
Covid e Lockdown: slittano ancora le pagelle, le Regioni sotto accusa: dubbi sulla validità dei dati
di Mauro Evangelisti
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Sabato 7 Novembre 2020, 23:01 - Ultimo aggiornamento: 8 Novembre, 20:02

Per venticinque settimane i report che, sulla base dei 21 indicatori, valutano l’andamento dell’epidemia regione per regione, sono arrivati puntuali. Proprio ora che quelle “pagelle” hanno guadagnato una importanza notevole, visto che decidono chi finisce in fascia rossa (dunque lockdown), arancione o gialla, sono in ritardo.

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Erano attese - quella era la scadenza naturale - per venerdì scorso, ma sono state rinviate. Non sono state stilate neppure ieri. Forse ci saranno oggi; quanto meno si riunirà la cabina di regia formata da Ministero della Salute, Istituto superiore di sanità e rappresentanti delle Regioni. Ma non è scontato che l’analisi, con i giudizi, sia diffusa già questa sera. Di certo, sempre per oggi, è stato convocato il Comitato tecnico scientifico che dovrà visionare i dati, anche se la decisione finale sulle diverse fasce di rischio non dipende dal Cts. In linea teorica, regioni come la Campania o la Liguria che mostrano segnali di sofferenza, potrebbero già cambiare collocazione e finire in una fascia di rischio più grave.

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Funziona così: le Regioni in fascia rossa o arancione, per scendere, dovranno confermare i miglioramenti per due settimane prima di ottenere dal Ministero un allentamento delle misure; il processo contrario, dunque passare da verde ad arancione se non a rosso, può invece essere immediato, se i dati risultano allarmanti. Spiega il ministro Roberto Speranza: «Su dati concreti, in alcune zone delle regioni in fascia rossa possono essere previsti colori differenti». In sintesi: con il consenso del Ministero, in una regione “rossa”, una provincia dove le cose vanno bene può essere esentata dal lockdown, ma per ora le condizioni non ci sono.


RITARDI
Tutto questo meccanismo non sta funzionando come si sperava. Primo problema: le regioni hanno una classe di rischio determinata su dati vecchi, visto che siamo ancora fermi a quelli diffusi venerdì 31 ottobre, elaborati su numeri della settimana compresa tra il 19 e il 25 ottobre. Forse valeva la pena aspettare le nuove pagelle, che comunque sono imminenti, perché i cittadini delle varie regioni potrebbero non capire immediati cambiamenti rispetto all’elenco solennemente sviscerato da Conte in diretta tv. Secondo elemento di confusione: non tutte le regioni stanno inviando i numeri sui 21 indicatori (posti letto occupati, terapie intensive, tempi per la diagnosi, tempi per i tamponi, efficacia del tracciamento per fare alcuni esempi) in modo puntuale e questo compromette il sistema.

La Valle d’Aosta è finita in fascia rossa perché da tre settimane non ha mandando i numeri. Ma anche Campania, Veneto e Liguria, solo per fare alcuni esempi, non sono inappuntabili. In Liguria, la procura di Genova ha aperto un fascicolo per comprendere se i dati inviati dalla Regione al Ministero della Salute siano corretti. Non è escluso che lo stesso possa succedere in altri territori, perché c’è il timore che una Regione possa ammorbidire le rilevazioni per evitare il lockdown. L’altro giorno il presidente dell’Istituto superiore di sanità, Silvio Brusaferro, ha fatto sapere di non credere che vi sia il dolo, dietro a questa scarsa trasparenza dei numeri del coronavirus inviati da alcune regioni, ma qualunque sia la causa il sistema delle “fasce di rischio” funziona solo se ci sono completezza e tempestività. Il caso della Calabria, inoltre, è emblematico di come vi siano territori in cui si è perso il controllo della situazione: il commissario per la sanità (nominato dal Governo) ha dichiarato al programma “Titolo V” di Raitre: non sapevo che il compito di potenziare le terapie intensive fosse mio.

«Non ho un piano Covid, non spetta a me». Non solo: non aveva neppure le idee chiare su quanti siano i posti disponibili in Calabria. Ieri il presidente Conte, ha deciso di rimuovere il commissario Saverio Cotticelli (nominato dal governo precedente M5S-Lega guidato sempre dall’attuale premier). Cotticelli, generale della Guardia di finanza, ha presentato le dimissioni. In serata si è riunito il consiglio dei ministri per nominare il successore.


Sul fronte dell’andamento dei contagi, continua l’incremento, a ritmo del più 30 per cento, rispetto al numero di nuovi casi registrati lo stesso giorno della settimana precedente. Siamo a più 39.811 su 231.673 tamponi (il 4,6 per cento in più se invece si prende come riferimento il giorno prima, quando però i tamponi erano stati di più, 234.245). 425 i morti. I nuovi posti di terapia intensiva occupati: 119 (il totale è di 2.634). Più di 1 nuovo caso su 4 è concentrato in Lombardia (11.489), altri 4.437 sono in Piemonte e 3.815 in Veneto. In queste tre regioni del Nord, di fatto, c’è la metà dei nuovi casi positivi in Italia. Preoccupa anche la Campania (4.309).
 

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