Migranti, «Centri accoglienza su base volontaria»: le condizioni di Roma

Migranti, «Centri accoglienza su base volontaria»: le condizioni di Roma
di Alberto Gentili
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Venerdì 29 Giugno 2018, 09:06 - Ultimo aggiornamento: 12:32
Dal nostro inviato

BRUXELLES «Basta solidarietà a parole, servono fatti concreti. Non siamo disponibili a compromessi al ribasso. O passa tutto il pacchetto sui migranti, oppure faremo saltare le conclusioni del vertice». Giuseppe Conte affronta il summit sui migranti a muso duro. Minaccia un veto che l'Italia, in settant'anni di storia europea, non ha mai fatto scattare. L'obiettivo del premier non è la luna. È ottenere che la responsabilità dei salvataggi in mare venga condivisa. In base a due modelli: l'apertura di altri porti europei alle navi di soccorso, come è accaduto con l'Aquarius finita in Spagna. Oppure con l'approdo in un solo Paese, ma poi con una redistribuzione immediata dei migranti: il caso della Lifeline, arrivata a Malta e i profughi subito redistribuiti negli altri Stati europei. Solo a queste condizioni, più 500 milioni per realizzare campi di accoglienza in Africa, l'Italia accetterà di soddisfare la richiesta di Angela Merkel di riprendersi gli immigrati sbarcati in Italia e poi fuggiti in Germania. I famosi movimenti secondari. C'è chi dice che la linea dura sia scattata dopo una telefonata di Matteo Salvini.

Chi, invece, sostiene che già alla vigilia del summit il governo gialloverde abbia deciso di non investire sulla sopravvivenza della cancelliera Merkel. E tantomeno di aiutarla a restare in sella a Berlino facendo il sacrificio di riprendersi i migranti fuggiti in Germania. Dunque, ecco Conte abbracciare la linea dura del suo ministro degli Interni. «Siamo il governo del cambiamento», dicono nell'entourage di Conte, «dobbiamo dimostrare che con noi la musica è cambiata. Che l'Italia non accetta più compromessi al ribasso». Il clima nell'Europa bulding si fa incandescente dopo un incontro bilaterale di venti minuti tra la Merkel e il premier italiano. Al termine, fonti del governo italiano mettono in chiaro tre cose. La prima: «Se qualcuno in passato si è fatto convincere con la flessibilità sui conti, con noi non è così». Della serie: anche se la Cancelliera ci fa fare il reddito di cittadinanza con i fondi Ue noi non cediamo sui migranti. La seconda: «Una coalizione dei volenterosi per fronteggiare i flussi nel caso mancasse un accordo complessivo? Questa è l'impostazione della Merkel, non nostra. Noi vogliamo un'intesa con tutti o niente». La terza, la più clamorosa: «Siamo molto determinati. O incassiamo tutto il pacchetto o facciamo saltare il summit. Tantomeno siamo disposti a parlare dei movimenti secondari come vorrebbe la Cancelliera». Segue certificazione di unità: «Il governo parla con una sola voce.

Non è solo Salvini a pensarla così, anche i 5Stelle non vogliono riprendersi i migranti registrati da noi e andati in Germania». Dopo il faccia a faccia con la Merkel, Conte incontra a quattr'occhi il presidente dell'Europarlamento, Antonio Tajani. Il premier chiede che non entrino le telecamere, ma poi cede alla prassi in base alla quale ogni bilaterale debutta davanti alle tv. Dopo, Conte rivela ai suoi: «Qui siamo isolati, solo l'olandese Rutte ci sostiene perché a Torino ha visto la situazione che c'è in Italia. Dobbiamo forzare i toni per provare a rompere il fronte contrario alla solidarietà». Tajani, aprendo il Consiglio, prova a dare una mano rilanciando la proposta di superare il regolamento di Dublino: l'isolamento italiano si stempera, Macron, Merkel, Rutte, Sanchez aprono. Il passo successivo di Conte, per dimostrare che la linea dura non è un bluff, è cancellare «per mancanza di tempo», il bilaterale chiesto da Macron. Il ministro degli Esteri Enzo Moavero Milanesi prova a ricucire. Dà fondo a tutte la sua abilità diplomatica e alla ventennale esperienza nei summit europei. Ma alle otto di sera Conte prende in ostaggio il summit: pone una riserva formale sulla parte delle conclusioni del Consiglio già discussa.

Quella su commercio e dazi. «Voglio che sia chiaro», fa mettere a verbale, «che questa parte non può essere considerata approvata senza che si discuta prima del capitolo migranti. O si approva tutto il documento o non si approva nulla». Un vero e proprio strappo. Macron non la prende bene: «Tu forse non hai ben capito dove sei, quali sono le regole di questo summit», grida il presidente francese in faccia al premier italiano. «Tu la devi smettere di essere ipocrita, di parlare di solidarietà e poi chiudere i porti», strilla a sua volta Conte. La tensione monta sempre di più. Cresce però, anche di fronte alla minaccia della Merkel di tagliare l'Italia fuori da Schengen, la disponibilità di Conte e Moavero a trattare. Di colpo Macron vira, twitta una foto con su scritto: «Con Conte ci mobilitiamo per giungere ad un accordo europeo sull'accoglienza dei rifugiati». E l'entourage del premier conferma: «Macron ha concordato direttamente con Conte le conclusioni sulla base della proposta italiana. Ora si sta cercando di coinvolgere gli altri Paesi». Il nemico di Salvini diventa l'alleato di Conte.
Così si fa strada l'idea di accettare la proposta francese: sì alla creazione, su base volontaria, di piattaforme («ma anche in Francia, non solo in Italia») dove accogliere i migranti sbarcati. In più spunta la disponibilità ad aderire alla coalizione dei volenterosi proposta dalla Merkel: «Noi pretendiamo», spiega un'alta fonte della delegazione italiana, «di veder scritto nelle conclusioni il principio della responsabilità condivisa dei salvataggi in mare. Ma sappiamo bene che ad attuare la redistribuzione saranno poi solo gli Stati volenterosi».
 
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