Genova, i consulenti del ministero: «Diverse concause per il crollo»

Ponte Morandi a Genova
È cominciato con il prelievo dei materiali, l'esame dei luoghi e la ricognizione fotografica in contraddittorio con gli esperti inviati dalla società Autostrade il lavoro dei consulenti tecnici nominati dalla procura di Genova che indaga sul crollo del ponte Morandi a Genova. Un lavoro tecnico capillare che dovrà portare i consulenti a capire non solo come ma anche perché sia potuto crollare il viadotto che ha ucciso 43 persone e causato seicento sfollati. 

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Dei consulenti della procura il solo professor Renato Buratti ha preso parte al sopralluogo mentre l'ingegner Pier Giorgio Malerba ha poi partecipato alla riunione conclusiva in teleconferenza. Secondo quanto appreso, sono stati prelevati significativi campioni sia di calcestruzzo che delle strutture in acciaio che verranno sottoposti a complesse analisi di laboratorio. Sarebbero state ritrovate tracce di interventi sul ponte che rimandano, secondo quanto affermato dagli esperti «a materiali non coevi». Le ricognizioni, i prelievi e la riunione sono stati tutti documentati dalla polizia giudiziaria che ha accompagnato consulenti, periti e membri della Commissione ispettiva del Mit sul cantiere. 

 
 


A prima vista l'ipotesi più accreditata è che siano state una serie di concause a provocare il crollo: «il ponte prima si è storto, poi è caduto» ha detto detto Roberto Ferrazza, presidente della commissione ispettiva del Mit al termine del sopralluogo. Il cedimento dello strallo «resta 'unà ipotesi del cedimento», ha detto ancora Ferrazza. Lo strallo è una bretella «che tiene la trave, l'impalcato su cui circolano gli automezzi: la sua rottura può essere stata determinata sia da un comportamento anomalo della trave o dal cedimento delle mensole che tengono gli impalcati. Una eventuale rottura della mensola può aver fatto girare l'impalcato e sovraccaricato lo strallo». La procura, intanto, ha autorizzato le verifiche per la messa in sicurezza dei monconi di Ponte Morandi proposte da Anas, dopo aver avuto il parere favorevole dei consulenti.

Le verifiche verranno effettuate dai tecnici di Autostrade con i consulenti della procura. I magistrati che si occupano delle indagini, invece, stanno vagliando il materiale documentale sequestrato già agli atti a partire dalla relazione del Politecnico di Milano che segnalava, già nell'ottobre 2017, alcune 'significative anomaliè agli stralli dei piloni 9 e 10. In base a quella relazione, la società Autostrade aveva deciso per un intervento di rinforzo di uno degli stralli del pilone 9 che sarebbe dovuto essere cantierato dopo l'estate 2018 e che aveva già avuto l'ok del ministero. D'altra parte la stessa società autostradale nel 2011 aveva sottolineato «l'intenso degrado» del ponte per le «forti sollecitazioni dovute al traffico». Sollecitazioni che, secondo gli esperti, si sono sommate con l'inquinamento che avrebbe aggredito i materiali e al loro invecchiamento. Con il contratto di servizio e le relazioni sugli interventi manutentivi, la relazione del Politecnico è un punto di partenza fondamentale delle indagini della procura genovese. Ma un'altra indagine corre parallela a quella sul crollo: la polizia postale sta conducendo accertamenti per riscontrare e monitorare quanto accaduto il 14 agosto, subito dopo il crollo del ponte: per alcune ore ci sarebbe stato un traffico di tweet, probabilmente anomalo, generato dal Messico, ma anche da Mali e Oman. Il dubbio è che possa essersi trattato di troll utilizzati per un'operazione concertata per mettere in circolazione fake news o per orientare opinioni on line. 
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Domenica 19 Agosto 2018 - Ultimo aggiornamento: 20-08-2018 09:56
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