Coronavirus, i focolai dei Balcani: il nuovo fronte è alle porte dell'Italia

Lunedì 6 Luglio 2020 di Mauro Evangelisti

Via terra o via aerea. Da Est, ma anche da Ovest. Stranieri che entrano o rientrano nel nostro Paese, ma anche tanti italiani che per varie ragioni erano all'estero e tornano a casa. Come gli esperti dicono da tempo, uno dei problemi di questa pandemia è che non è in sincrono nel mondo, se l'Italia ha forse superato i giorni più bui, altre nazioni, come gli Stati Uniti o il Brasile, oggi registrano 40-50mila casi al giorno, tra l'altro anche a causa del lassismo assecondato da chi li governa che rasenta il negazionismo. Si fa presto a dire: ma le frontiere sono chiuse, chi entra poi deve restare in quarantena. Il sistema non sta funzionando, dal Lazio al Veneto, sono centinaia i casi di persone che hanno portato in Italia il virus da fuori. E i focolai si moltiplicano. 

Dice il professor Andrea Crisanti, docente di Microbiologia dell'Università di Padova: «Mi sorprende la sottovalutazione del problema dei casi di importazione, altre nazioni come la Corea o la Nuova Zelanda svolgono invece controlli rigorosi su chi entra nel Paese. Per abbassare la curva dell'epidemia, con il lockdown, abbiamo di fatto perso il 9 per cento del nostro Pil, circa 150 miliardi di euro. Evitiamo che tutto sia stato inutile. Perché ora non si fanno investimenti per controllare sul serio che in entra in Italia? Servono i tamponi in aeroporto, serve la verifica delle autorità di frontiera dei Pnr, i codice dei biglietti degli aerei». Questo aiuta a sapere con precisione da dove arriva un passeggero, anche se sbarca formalmente da Lisbona o Francoforte perché lì ha fatto scalo.

Quali sono le aree del mondo in cui l'epidemia sta galoppando? Una è molto vicina all'Italia. I Balcani. Lo dimostra la storia dell'imprenditore di Vicenza tornato positivo da un viaggio in Serbia e in Bosnia, ma anche il focolaio del Trentino, che si è sviluppato tra gli immigrati rientrati dal Kosovo. I dati sono davvero poco incoraggianti: in Serbia ci sono stati ieri 302 casi (il 50 per cento in più dell'Italia in un paese che ha un decimo degli abitanti), tanto che la Grecia ha deciso di proibire gli arrivi da Belgrado. Il Kosovo ha avuto 178 casi in un giorno, ma in totale ha poco più degli abitanti della Liguria. 141 casi in un giorno in Bosnia (3,3 milioni di abitanti). Segnali negativi anche da Macedonia, Albania e Montenegro. Anche dall'Est Europa arrivano segnali poco incoraggianti: la Romania viaggia a 400 casi giornalieri, ma in generale i dati sono in aumento anche in Bulgaria, Moldavia e Ucraina (per non parlare della Russia ovviamente). In sintesi: nell'Est Europa stanno vivendo una fase dell'epidemia che era più o meno quella dell'Italia di qualche settimana fa. Se non si alza il livello di vigilanza, si rischia di compromettere tutto. Ancora più a Est, il vero problema non è certo l'estremo Oriente (Cina, Corea del Sud, Giappone, Thailandia, a parte qualche focolaio, hanno sostanzialmente la situazione sotto controllo ed è quasi incredibile se ricordiamo i ragionamenti che facevamo a febbraio), ma sono colossi come l'India, il Pakistan e il Bangladesh, che ha una foltissima comunità in Italia. Molti cittadini del Bangladesh erano tornati a Dacca quando hanno visto che nel nostro Paese l'epidemia stava avanzando, ora provano a rientrare perché nella loro terra di origine la situazione è perfino peggiore (formalmente poco meno di 170mila casi, ma c'è chi assicura che questo dato ufficiale sia sottostimato). Non va meglio ad Ovest dell'Italia.
 


E anche qui non sarà semplice mantenere alto il livello di difesa, visti i rapporti economici ma anche i legami familiari, con Stati Uniti, Messico, Brasile, Perù e Cile, per fare alcuni esempi. Sul volo Tap da Lisbona anche l'altro giorno sono arrivati cittadini brasiliani a cui le autorità di frontiera hanno detto che dovranno restare in quarantena due settimane, ma le incognite sono concrete. Alcuni numeri: il Brasile ormai ha già oltre un milione e mezzo di casi positivi, 65mila morti, soprattutto ha una cultura dominante assecondata dal suo presidente che tende a minimizzare la necessità di contrastare l'epidemia. Occhio anche a Sud: il Marocco sta vedendo aumentare ogni giorno i nuovi casi, anche in Israele i numeri sono in aumento. Il professor Crisanti : «A ottobre avremo molti più focolai, ma se non controlliamo subito chi arriva dall'estero, sarà sempre peggio». 

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