Zona gialla, Marche, Veneto e Liguria verso il cambio colore da lunedì. Il Lazio si salva, Trento a rischio

A Bolzano terapie intensive vicine al 20%

Marche, Veneto e Liguria ecco chi corre verso il giallo Natale bianco per il Lazio
Marche, Veneto e Liguria ecco chi corre verso il giallo Natale bianco per il Lazio
di Michela Allegri
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Venerdì 17 Dicembre 2021, 07:20 - Ultimo aggiornamento: 18 Dicembre, 08:48

Da lunedì 20 dicembre si allungherà la lista delle regioni in zona gialla. Dopo il Friuli-Venezia Giulia, la provincia autonoma di Bolzano e, dal 13 dicembre scorso, anche la Calabria, toccherà sicuramente alla Liguria - il governatore Giovanni Toti lo ha già annunciato - e, probabilmente, anche alla provincia autonoma di Trento, che la scorsa settimana ha evitato il cambio di fascia aumentando i posti letto negli ospedali. Rischiano anche il Veneto, le Marche, se non già questo lunedì almeno dalla settimana successiva.

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Zona gialla, ecco le Regioni a rischio

Restano in zona bianca, per ora, Lazio e Lombardia, ma potrebbero passare in giallo entro fine anno. È questo il quadro che emerge dal modello matematico del Ceds Digital elaborato per Il Messaggero, alla vigilia del monitoraggio settimanale dell'Iss in base al quale la cabina di regia deciderà gli eventuali cambi di colore delle regioni.

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L'EVOLUZIONE
La situazione, però, è in rapida evoluzione, soprattutto a causa della circolazione della variante Omicron. Dalle tabelle si rileva che i contagi stanno aumentando con maggiore rapidità in Basilicata, Calabria, Liguria, Emilia-Romagna e Trentino.
Il passaggio dalla zona bianca a quella gialla avviene sulla base di parametri prestabiliti e che devono essere concomitanti: l'incidenza settimanale di nuovi positivi deve superare i 50 casi ogni 100mila abitanti per tre settimane di fila, il tasso di occupazione in area medica deve essere oltre il 15%, quello in terapia intensiva deve essere oltre il 10%. Il primo parametro è già stato superato in tutta Italia. In zona gialla scatta l'obbligo della mascherina all'aperto dove non è possibile mantenere il distanziamento di sicurezza. È inoltre previsto il limite di quattro persone - ad eccezione dei conviventi - sedute allo stesso tavolo nei ristoranti al chiuso.

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LE REGIONI
Per quanto riguarda la Liguria, la decisione è già stata presa. «Da lunedì la Liguria sarà in zona gialla per le prossime due settimane. Secondo il report del 16 dicembre l'incidenza media settimanale ogni 100mila abitanti si attesta a 313 (314 Savona, 235 Spezia, 647 Imperia, 229 Genova) mentre i posti letto occupati in area medica sono al 17% e quelli in terapia intensiva sono al 12%», ha scritto in una nota il presidente e assessore alla Sanità della Liguria, Giovanni Toti. Il dato non sorprende. «Ce lo aspettavamo - ha proseguito Toti - vista la circolazione del virus nei giorni scorsi e che conferma come ci troviamo nel picco della quarta ondata. Fortunatamente, grazie ai vaccini, gli ospedali e le terapie intensive sono occupate di un terzo rispetto allo scorso anno e questo ci permette di non avere situazioni di allarme».

 


I POSTI LETTO
Un dato significativo arriva anche dalla provincia autonoma di Bolzano: il tasso di occupazione delle terapie intensive è al 19% - valore soglia oltre il quale potrebbe scattare il passaggio in zona arancione -, mentre quello dell'area non critica è al 18%. Rischia il passaggio di fascia anche la provincia autonoma di Trento, che finora si è salvata grazie all'aumento dei posti letto in area medica: pure qui, però, il tasso di occupazione delle terapie intensive è al 20%. Un aumento dei posti letto per evitare il cambio di fascia c'è stato anche in Lombardia: sono passati da 7.945 a 8.485 (+540).

Malgrado un leggero aumento dei ricoveri, quindi, il tasso di ospedalizzazione è calato in area medica, mentre in terapia intensiva il dato è stabile intorno al 9 per cento. Nel Lazio il trend dei contagi è in crescita: secondo le previsioni si potrebbe scongiurare il passaggio in zona gialla attivando i posti letto ancora disponibili negli ospedali. Volano i contagi anche in Veneto: l'andamento in senso peggiorativo è confermato dall'analisi della Fondazione Gimbe, che ha rilevato che, nella settimana 8-14 dicembre, si è osservato un aumento del 26,9% di nuove infezioni.

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